Il naso di Giacometti – Jean Clair

Il naso di GiacomettiLe eccellenze richiamano eccellenze.
Qualche mese fa si girava per librerie con Fabrizio Loschi, amico, artista nonche’ grande conoscitore d’arte per passione e mestiere e ad un certo punto mi mise in mano "Il naso di Giacometti" proferendo una sola parola: "prendilo".
Avendo imparato che di Fabrizio c’e’ da fidarsi, obbedisco.
Accantono il libro lasciandolo in fondo alla luuunga coda di lettura, nel frattempo leggo "Ars attack" dove le tante citazioni di Jean Clair mi convincono finalmente ad approfondire i testi del grande critico francese, quando mi torna in mente di avere gia’ altro, quindi il seguito e’ ovvio.
Pamphlet su Alberto Giacometti, il grande scultore svizzero ma ancor piu’ in dettaglio, testo che attraverso "Le nez" del 1947 racconta prima dell’opera, poi dell’autore, infine il naso diviene il raccordo centrale per un’analisi artistica, letteraria e finanche antropologica.
Il naso come specchio dell’anima? Cosi’ parrebbe. Oltre l’ovvio riferimento sessuale che la storia ci regala sin dall’antichita’ nei suoi riti pagani, passando per le maschere carnevalesche del nord Italia sino ai drughi kubrickiani, nel naso c’e’ la definizione del volto, cio’ che lo caratterizza, parametro tra i primi a renderlo riconoscibile e in qualche modo antropometrico rispetto altri valori fisici e caratteriali.
Non si puo’ dimenticare la letteratura che da Gogol a Collodi hanno fatto del naso il loro protagonista e vuoi vedere che sarebbe meglio non interpellare Freud per farci spiegare gli allungamenti di naso del nostro burattino.
Edizione bellissima, un saggio che porta lontano almeno quanto riesce ad allungarsi, e’ il caso di dirlo, l’arguzia e la cultura di Clair, ottimamente illustrato e in pratica un esercizio d’arte sotto ogni punto di vista.

2 Responses to Il naso di Giacometti – Jean Clair

  1. albertoagazzani scrive:

    Non mescoliamo l’oro con lo sterco. Jean Clair è Jean Clair, Angelo Crespi un povero diavolo, un parvenù dell’arte che predica bene e razzola male, rubando citazioni e concetti al maestro. Il primo un grandissimo intellettuale, il secondo un parassita della politica e dell’arte che sfrutta l’ignoranza dilagante per spacciarsi come paladino contro un sistema del quale lui è una zecca che si è ingrassata per anni a base di mercimonio e opportunismo. Come il suo amico Luca Beatrice, che senza vergogna ha il coraggio di presentarsi accanto a Clair. Davvero senza vergogna.

    PS Saluti a Fabrizio!

    • Ovviamente non siamo sulla stessa linea ma prendo atto della tua opinione.
      In realta’ Crespi nel suo libro non ingaggia alcuno scontro, limitandosi semmai a farci tutti una sana risata su opere, artisti e un sistema troppo spesso indifendibile. Del resto le perplessita’ non sono rivolte tanto ai Fontana o ai Mertz, quanto ad un insiemeche si regge esclusivamente sulla capacita’ di vendere dimenticando, anzi delegittimando un concetto di Bello molto meno soggettivo di quanto si voglia raccontare.
      Ad ogni modo nessuno e’ qui a convincere gli altri di qualcosa. Semmai Crespi profetizza nel medio termine un collasso del sistema, percio’ troviamoci qui per allora e tiriamo qualche somma.
      PS: dovremmo vederci per Ferragosto e spero anche prima. Riferiro!

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