Electrosound – Giacomo Fronzi

ElectrosoundDal centenario del Futurismo e’ trascorso ormai un lustro eppure la lezione sui rumori non e’ stata ancora ben compresa. In realta’ il secolo scorso ci ha donato fior di musicisti e opere a migliaia che hanno cercato di traghettare il sistema tonale verso lidi inesplorati, sconosciuti e sconvolgenti. Malgrado cio’, tolta una a dir poco esigua fetta di appassionati, pochi musicisti e studiosi hanno cura di addentrarsi dentro sistemi musicali con alle spalle decenni di sperimentazione ma ancora in parte sconosciuti e non del tutto compresi.
Della rivoluzione portata dall’elettronica in ambito musicale e di tutto il bagaglio teorico conseguente, il grande pubblico oggi conosce quel poco che la musica di massa elemosina e senza comunque domandarsi che esperienze e know-how  ci siano dietro, intrappolati in un piccolo ambito rispetto a quanto si avrebbe davvero a disposizione. Per un certo periodo negli anni ’60 e ’70, tutto sembrava potesse accadere mentre invece e’ accaduto solo il peggio possibile e se un certo tipo di ascolti erano usciti dalle accademie, si commise pero’ l’errore e l’orrore di imporre il nuovo come unico, provocando di fatto una ribellione di massa che ha gettato via il bambino con l’acqua sporca.
L’occasione ando’ irrimediabilmente perduta e certo se ve ne sara’ un’altra, non potra’ essere in tempi troppo stretti considerando la tragica banalita’ che l’ascoltatore medio riesce a recepire attraverso i pasti precotti senza alternative.
E’ qui che Giacomo Fronzi interviene con un lungo ed esaustivo saggio che innanzitutto ripercorre la storia della musica elettroacustica in tutte le possibili declinazioni e lo fa iniziando per zona geografica perche’ in nazioni come Francia, Germania e Italia, troviamo le teorizzazioni stilistiche e tecniche dalle quali poi tutto quanto il seguito e’ germinato. Tre vere e proprie scuole, la musica concrete di Pierre Schaeffer in Francia, l’elettronica di Karlheinz Stockhausen in Germania e l’Italia a fare da ponte con Maderna, Berio e Nono sono alla base della quasi totalita’ delle esperienze elettroacustiche alle quali vanno aggiunti s’intende gli Stati Uniti con Cage ma soprattutto il minimalismo che Riley , Adams, Glass e Reich tra i tanti sono riusciti ad elevare forse ad arte non popolare ma almeno a farla uscire dai recinti riservati a pochi adepti. Concluso l’ambito geografico, Fronzi dedica altrettanto spazio a percorsi prettamente stilistici quindi transnazionali con riferimento a nomi ben noti anche a coloro che la musica si limitano ad ascoltarla senza troppo impegno e all’ultima parte che lo vede impegnato nell’analisi storica e filosofica dell’elettroacustica
Bel libro che riesce a non annoiare laddove poteva essere complicato non limitarsi ad un banale elenco di luoghi, fatti e persone. Se v’e’ un difetto e’ nel soffermarsi troppo su Africa e Jamaica che si completano il quadro ma poco hanno a che fare in senso stretto con l’elettroacustica e al contrario restando troppo in superficie del krautrock, prog e di tutto il panorama europeo dei decenni a seguire, saltando a piu’ pari synthpop e tutti i derivati EBM, IDM cosi’ come restando nella musica dance, nemmeno un accenno all’Italo Disco o al New Beat che pure tanta influenza hanno ancora oggi ed esemplari in quanto strumentazione e il loro uso. Tolto questo un buon testo  forse non un riferimento ma di certo un inizio importante sulle tracce della musica elettroacustica.

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