Noi marziani – Philip K. Dick

Noi MarzianiMarte, ultima frontiera. C’e’ poca ironia e una involontaria seppur cercata citazione perche’ Marte nei primi anni ’60, poteva essere una soluzione ed un obbiettivo.
D’altro canto Kennedy aveva promesso la Luna per la fine del decennio e perche’ Marte non avrebbe potuto essere alla portata dell’umanita’ per la fine del millennio?
Certo tutto era possibile ma lo sguardo disincantato di Dick stravolge l’idea vittoriosa della conquista che rese grande gli Stati Uniti e in fondo li caratterizza ancora oggi, invertendo il senso di marcia del successo e lasciando a meta’ una colonizzazione del pianeta rosso che tanto prometteva ma che non e’ esplosa mentre i nuovi abitanti restano ogni giorno a combattere contro la carenza d’acqua e di materie prime. La vita in fondo scorre ma le difficolta’ ci sono.
Qualcuno riesce comunque ad arricchirsi, i piu’ si arrabattano alle bene e meglio nella speranza di tempi migliori che ad un certo punto paiono arrivare se dalla Madre Terra sono in arrivo fortissimi investimenti che porteranno un benessere inaspettato e clamoroso, specie per coloro che sapranno accaparrarsi i terreni giusti nel momento giusto.
E’ qui pero’ che Marte si fara’ sentire, con la sua storia e col suo futuro, manifestandosi con bambini mutanti e nativi autoctoni.
Ebbene cio’ di cui parliamo e’ un Dick nel 1964 e se vogliamo pensare al giro di boa della sua carriera di scrittore ovviamente legata a filo doppio con la sua storia personale, "Noi marziani" e’ l’opera perfetta.
C’e’ la contro-utopia, non la definirei distopia, forse piu’ propriamente l’utopia fallita, specchio di un sentimento personale e nel contempo sociale. Si perche’ cio’ di cui ci troviamo do fronte e’ davvero tra i testi piu’ autobiografici della sua carriera e in qualche modo summa del Dick paranoico e pessimista, stati mentali che presto si mescoleranno indissolubilmente alla droga e al disagio che ben conosciamo.
Qui c’e’ tutto il Dick-universo letto prima e che leggeremo poi. Terre desolate da conquistare duramente, radiazioni, mutanti, precog, alieni e le malattie mentali. Poi Marte ovviamente ma non il pianeta rosso che i fissati anti maccartisti ripetono da decenni ma come si diceva, terra di conquista che se aveva a che fare coi russi, era nell’idea di predominio che Bogdanov con "La setta rossa" e a seguire Tolstoj in "Aelita" poi, vedevano come trionfo politico prima del predominio geografico, con Dick che va a nozze ribaltando tutto.
C’e’ ovviamente anche il sesso, il suo difficile rapporto con le donne, specie se mogli e una ancor piu’ complicata relazione con la propria mente che a stento e sempre con piu’ difficolta’, riesce a tenere a freno, come certi capitoli davvero drammatici del libro, sottolineano.
Infine e non e’ certo da meno, un libro meraviglioso, appassionate, tristissimo e tratti terribile ma anche in questo dolore la sua immensa grandezza.

5 Responses to Noi marziani – Philip K. Dick

  1. Francesca scrive:

    Non ho mai amato la fantascienza, poi ho conosciuto Vonnegut e le cose sono parecchio cambiate. Sbaglierò, ma devo dire che ormai riconosco persino in Huxley (Brave new world) alcuni caratteri propri del genere fantascientifico – questo ti farà intuire quanto poco sappia della materia, ma lasciamo stare. Da cosa mi consigli di iniziare? Ti dirò, questo libro mi sembra particolarmente interessante, mi colpisce il concetto di “utopia fallita”, l’intreccio con la biografia e persino il cognome del bambino cui ruota intorno la vicenda (sì, ho letto una brevissima trama). Quasi quasi inizierò proprio da qui.

    • Non mi stanchero’ mai di ripeterlo: la fantascienza non esiste. Oddio, si, c’e’ la fantascienza di astronavi e alieni ma quella e’ un pezzo e pure piccolo. La fantascienza in realta’ e’ un metagenere utile a raccogliere storie ed idee imbozzolate in un materiale fantastico che le sappia valorizzare.
      Capito questo si capira’ perché amo tanto la fantascienza del ventennio 55/75 (con ampie escursioni anche al di fuori del periodo) dal momento in cui e’ qui che si predilige raccontare di questo mondo o del proprio mondo come nel caso di Dick, attraverso il pretesto del futuro.
      Vuoi partire con qualcosa? Dick non solo e’ uno dei piu’ importanti scrittori di fantascienza ma e’ soprattutto uno dei piu’ importanti scrittori in assoluto del secolo scorso.
      Ti lascio la sua biografia ai tanti siti per comprendere un uomo che non ebbe vita facile, la cui mente collasso’ e cio’ che gli rimase furono le droghe e quando ne usci’ divenne qualcosa di diverso che purtroppo ci ha lasciato troppo presto. Il suo legame col cinema e’ fortissimo e leggendolo si scoprira’ anche come il cinema stia raccontando il Dick sbagliato e non sempre e’ un male o una colpa.
      La migliore traduzione cinematografica di Dick e’ “Un oscuro scrutare” ( https://ultimavisione.wordpress.com/2012/09/02/un-oscuro-scrutare-philip-k-dick/ ) film che ti consiglio come il libro ma anche il celebre “Blade Runner” letto dalle parole di Dick, svelera’ tutt’altra storia, una storia giocata sulla domanda su cosa sia umano e cosa sia l’umanita’.
      La sua migliore distopia/ucronia e’ certo “La svastica sul sole” o “L’uomo nell’alto castello” ma il suo libro che amo di piu’ in assoluto e’ “Cronache del dopobomba”, libro in apparenza superato con la fine della guerra fredda e del delirio atomico ma che raccoglie il lato piu’ terribile di una umanita’ separata dal suo passato nelle caverne da un sottile soffio.
      Se poi ami i raconti, Dick e’ il piu’ grande. In assoluto.
      Poi se vuoi parliamo del resto, della fantascienza in generale… (ma hai letto/visto “1984”?)

      • Francesca scrive:

        1984 l’ho solo letto – per ora. La santa donna della mia allora professoressa di inglese ce lo fece leggere insieme a Brave New World e… per me fu un confronto estremamente sbilanciato. Ne ricordo quanto basta, ma non mi ha lasciato una grande impressione. Sul perché non abbia lasciato il segno, se ne può parlare, anche se da parte mia dovrei rileggerlo… l’ho letto solo due volte e parecchio tempo fa. Il testo di Huxley dovrei averlo letto 6-7 volte.
        Per il resto, mi hai dato parecchia roba da metabolizzare, ci penserò su, ti dico solo per il momento che effettivamente da quanto mi riporti il filone letterario/cinematografico chiamato anche “fantascienza” (lo chiamerò così solo per comodità) può avere una miriade di sfumature… Credo che il motivo principale che mi abbia portato a snobbare questo genere sia stato il pregiudizio che avevo nei suoi confronti, basato erroneamente sulle succitate astronavi o sugli alieni stile Roswell. A ben vedere è molto di più. Porrò senz’altro rimedio con qualcosa di Dick, ormai ha attirato la mia attenzione🙂

      • “1984” e “Brave new world” sono comparabili soltanto in quanto distopici. Punto. Per il resto e’ tutto molto diverso ma e’ lungo parlrne qui.
        Restiamo nel cinema e “1984” di Michael Radford e’ un capolavoro (raramente sentirai da me questa parola fin troppo abusata), tra i primi 5 in assoluto tra le mie preferenze. Difficilmente troverai un’interpretazione piu’ straziante ed agghiacciante di John Hurt e non dimentico un sofferente Richard Burton alla sua ultima interpretazione capace di mostrare al mondo quanto grande egli fosse. Oltretutto la fedelta’ al romanzo e’ pressoche’ totale, quantomeno nel profondo del testo. Davvero, procuratelo.
        Come detto “fantascienza” e’ anche astronavi e alieni ma in minima parte. Quando vorrai ho una decina di film che possono cambiarti la vita. In peggio ovviamente, come la grande fantascienza esige.

  2. Francesca scrive:

    Potrei aver già trovato 1984, resta da trovare il momento per guardarlo… ma credo che succederà presto, voglio constatare quanto sia ben fatto. Quanto al libro sto pensando di rileggerlo, non dovrebbe essere una lettura troppo impegnativa, non da quanto ricordo, magari saprò apprezzarlo di più. E infine, aspetto la lista dei film🙂

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