John Carter di Marte – Edgar Rice Burroughs

John Carter di Marte"John Carter". Il film non mi dispiacque e malgrado l’evidente flop, non e’ poi stato demolito dal pubblico e nemmeno dalla critica il che giustifica la sensazione che altro sia accaduto oltre ad una imperfetta realizzazione dell’opera.
Tra gli aspetti positivi, v’e’ stata indubbiamente la curiosita’ del leggere il romanzo, un po’ per comprendere meglio il film, poi per tornare ad una visione del fantastico che essendo degli inizi del secolo scorso, e’ piu’ aliena dei mondi alieni che descrive. Stiamo infatti parlando di John Carter, ex soldato confederato ancora in cerca di avventure dopo la fine della guerra di secessione, avventure che trovera’ in una misteriosa caverna che lo trasportera’ nientepopodimeno che su Marte, il nostro pianeta cugino tutt’altro che disabitato anzi popolato da moltissime razze tra le quale le verdi, quelle autoctone, cristoni alti tre metri e dotati di quattro braccia, i rossi, umani in tutto e per tutto, tecnologicamente avanzati, una serie innumerevoli di mostri sia buoni che cattivi e come scopriremo poi, altri umani neri, gialli e bianchi, qualcosa di molto simile ad una stazione ferroviaria di una grande citta’ in pratica.
L’edizione letta, quella della Newton Compton, raccoglie i primi tre libri di Burroughs, dove in sostanza il primo "Sotto le lune di Marte" e’ quello che ha dato origine al film per quanto notevolmente rimaneggiato, il secondo "Gli dèi di Marte" tratta del ritorno di Carter su Marte dopo svariati decenni, un ritorno che inizia curiosamente in quella terra che per i Marziani e’ una sorta di Ade e infine "Il signore della guerra di Marte", racconto di una guerra civile marziana..
Personaggio curioso il buon Burroughs, uno a cui la fantasia certo non difettava e che qualche anno dopo, tra gli altri, regalo’ al mondo le storie di Tarzan ma certo non pote’ essere altro che un uomo del suo tempo, a cui in fondo non servivano tante illazioni pseudoscientifiche per raccontare le proprie storie ma soprattutto figlio di un tempo in cui l’avventura era dominata da valori come coraggio e dedizione che nemmeno concepiva l’etica buonista pregna di sana morale che attanaglia cio’ che resta della fantasia dei giorni nostri. Percio’ John Carter stermina nemici a frotte come nemmeno l’omonimo Rambo ha osato fare e l’onore e’ un giusto pretesto per scatenare una guerra.
Non storcerei troppo il naso, tra coraggio e lassismo, continuo a preferire il primo. Ad ogni modo questa sorta di ostinazione guerriera che sostiene il soggetto dei tre libri, viene indubbiamente a pesare laddove l’attenzione si regge solo ed esclusivamente sull’azione e sui  fuochi artificiali e per un adulto del XXI secolo, alla fine e’ stancante. Insomma, altro stile, altra scuola, altri tempi e in fondo il suo fascino e’ tutto qui.
Un ultimo appunto: malgrado le quasi 500 pagine, il costo del libro e’ veramente esiguo, nemmeno 7 euro anche se avrebbero potuto farlo costare un euro in piu’ e usare una colla che non disperdesse troppo le pagine…

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