Michelangelo e il Novecento – Modena 13-09-2014

Michelangelo e il novecento - 1Ancora una volta la Galleria Civica di Modena riesce a imbastire con pochi mezzi e in piccoli spazi, un evento importante e significativo, agganciando in questo caso la celebrazione dei 450 anni della morte di Michelangelo Buonarroti.
Assieme alla Fondazione Casa Buonarroti di Firenze, presso la Palazzina dei Giardini Margherita a Modena e fino al 19 Ottobre, sara’ possibile vedere in mostra alcune opere rappresentative di un lascito che vuole essere ispirazione, rivisitazione, omaggio ed evoluzione del grande maestro aretino. L’intento programmatico ed in fondo il riassunto di tutta l’operazione la troviamo all’ingresso dove formidabile e gigantesca, domina la "Pieta’ V" di Jan Fabre, opera che ovviamente si e’ voluta far passare per blasfema, provocatoria e tutto il misero bagaglio dei ciarlieri dell’arte e dei piccoli giornalisti al loro seguito, senza considerare il puro e semplice impatto emozionale ed estetico dell’operazione. Se vi e’ provocazione e’ nella negazione di un passato al quale Michelangelo appartiene ma mi piace pensare, visto l’uso del marmo cosi’ come fece il Maestro, una forte affermazione dell’arte contemporanea che non vuole sentirsi seconda neppure alle sue origini. Allo stesso modo e’ da intendersi il David di Kendell Geers, gigante in polistirolo incartato nel nastro di segnaletica stradale, qualcosa da guardare e non toccare in attesa di proseguire oltre, finta sacralita’ sotto gli occhi tanto perplessi quanto ammirati seppur tendenzialmente bovini dei visitatori immortalati da Thomas Struth.
A ribadire il senso di evoluzione del sistema e’ Yves Klein con "L’Esclave d’après Michel-Ange, (S 20)", vetroresina e sgargiante blu cobalto di chi ha deciso di ripartire senza negare.
Michelangelo e il novecento - 2Piu’ forzata la presenza di Robert Mapplethorpe attraverso un legame dato dalla forma della rappresentazione fisica, legame che capiamoci, collega infiniti altri artisti tra loro. Diverse le foto in mostra tra le quali alcune del compianto Gabriele Basilico ed infine vale la pena di soffermarsi  sul documentario "Lo sguardo di Michelangelo", corto girato da Antonioni nel 2004 dove per la prima volta si fa interprete in un abbraccio dal sapore di un addio col grande omonimo attraverso il Mose’. Il triplice incontro di sguardi, la telecamera, il regista e lo scultore, tiene banco tra le ombre che svelano curve, anfratti, scambio di luce col buio come energia, la stessa energia che attraversa il tempo e nel tocco del regista sul freddo marmo, il peso del tempo finito per entrambi e’ continuita’ per un indefinibile futuro.
Forse facile dal punto di vista visivo, resta forte il senso si eternita’ al quale l’uomo aspira e commuove il commiato che in fondo da’ il senso e conclude operazione.
Come e’ ovvio che sia c’e’ anche il Buonarroti e lo possiamo vedere in due piccoli disegni, due abbozzi in fondo ma che conservano il fascino dei secoli che va ben oltre il valore materiale. Suggestivi.
Come sempre complimenti alla Galleria Civica di Modena e ai suoi curatori

Scheda Evento

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