Sventura – Chuck Palahniuk

SventuraTorna la dolce Madison. Sempre che "dolce" si possa dire di una grassa e viziata ragazzina americana. Nonche’ morta.
L’avevamo lasciata sulla porta di casa di Satana e la ritroviamo come spirito tornato nel purgatorio della Terra dei vivi. La sua morte riserva ancora molti misteri, alcuni dei quali sepolti nei ricordi e soprattutto a quanto pare, non casuale ma predestinata in un piano in atto da molto, molto tempo.
Domando ufficialmente per quale ragione Mondadori ha tardato con l’uscita del seguito di "Dannazione" quando ci aveva abituato ad una spiccata sincronia con le uscite USA. In un modo o nell’altro Palahniuk ci ha regalato un libro all’anno e un buco di tre anni, soprattutto con un romanzo a puntate, e’ stato crudele e ansiogeno.
Altro spostamento importante, storico direi, e’ il cambio al timone della traduzione dove Gianni Pannofino succede al decano Matteo Colombo.
A spanne qualcosa e’ andato perduto, il testo scorre con maggiore difficolta’ su certi periodi tocca rileggere ma senza l’originale e’ difficile valutare correttamente e lo dico solo con l’istinto di chi s’e’ letto l’intera produzione di Palahniuk.
Gia’ in passato ho affrontato l’argomento Palahniuk, argomento complesso viziato dall’affetto che provo per lui. Ribadisco, finche’ lui scrivera’, lo leggero’ e la riprova e’ che in questi anni di boiate vere e proprie ne ha prodotte non poche senza farmi desistere dal mio intento. I fasti dei primi quattro libri sono oramai irraggiungibili percio’ rassegniamoci ma con "Dannazione" avevo ripreso a divertirmi, fu persino esaltante in certi sue parti e vi ritrovai scampoli nel meglio della sua produzione passata..
"Sventura" si legge bene, sono convinto che chi inizia da qui si divertira’ un mondo ma e’ comunque sottotono rispetto il capitolo precedente perche’ nulla in piu’ viene aggiunto, c’e’ una sorta di ripetitivita’ forzata come a voler allungare una storia nata con ben altra direzione. Non viene a noia intendiamoci ma tra primo e secondo libro, l’ideale sarebbe stato uno solo ben sforbiciato. Attenzione pero’, senza anticipare troppo, verso la conclusione e’ intuibile la scelta dell’autore di fare una trilogia, una necessita’ che diviene citazione e mi fermo qui.
Non e’ propriamente deludente, ma siamo sotto la sufficienza e comunque c’e’ ancora una terza parte, speriamo di non dover attendere altri tre anni.

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