Il bambino cattivo – Pupi Avati

Il bambino cattivoVedo in giro bambini orrendi ma non e’ colpa loro. Chi e’ veramente orrendo  sono genitori mentalmente disagiati e la tragedia e’ che questi sono della mia generazione, gente che conosco, in senso lato s’intende ma so cosa guardavano, cosa ascoltavano, che scuole hanno frequentato, che libri leggevano, in che locali passavano le sere e alla fine, tutto questo orrore non me lo spiego.  Se avessi voluto dei figli sarei certamente stato un genitore peggiore degli altri e almeno non volendone ho risparmiato al mondo intero altra tragedia. Frega poco lo so, del resto mi frega poco degli altri e dei loro figli, percio’ siamo pari ma un film come questo costringe ad affrontare certi discorsi. La storia in fondo e’ comune, forse la piu’ comune da "Incompreso" di Comencini in poi. Genitori pessimi sfasciano tutto cio’ che toccano, figli inclusi. Avati non ci dice di chi e’ la colpa perche’ i giochi ci vengono presentati gia’ fatti.
La madre del resto e’ un’alcolizzata recidiva, il padre uno che ha fatto del sesso il proprio hobby preferito. 
Di chi la colpa non e’ dato saperlo e poco conta, il figlio comunque e’ in mezzo e non tifa per nessuno, magari vorrebbe crescere in santa pace, quel tanto da fregarsene e lasciare i parenti al loro inferno.
Avati depotenziato in tv e non al cinema, oltretutto in RAI, il braccio armato del politicamente corretto con la pummarola ‘ncoppa. E’ lui e non e’ lui, nel senso che un soggetto cosi’ poteva girarlo l’ultimo dei paraculati a spese del contribuente ma la sensibilita’ e dove possibile, l’ironia, e’ tutta del regista bolognese. Ironia amara, amarissima s’intende, tragica non fosse cosi’ aderente ad una realta’ che tra genitori che fuggono, altri che se ne fregano, parenti motivati dalla vendetta, la nonna che impazzisce per le sorti del nipote, non puo’ averlo in affidamento perche’ ha dei crocefissi in casa ma questa si sa, e’ la logica della societa’ dei vincitori, dei giusti, di quelli senza se e senza ma, di chi governa le questioni morali, percio’ t’inventa gli assistenti sociali. Ad ogni modo il film finira’ bene, siamo sul canale pubblico e  "the sun always shine on tv" come si diceva un tempo.
Il soggetto e’ percio’ facile e scontato ma come tutte le storie, conta piu’ il narratore che il resto e piu’ di Avati e’ difficile pensare ad altro. Oltre Avati il nulla ma lui per fortuna c’e’.

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