Massimo Iosa Ghini. Works – Do ut Do (MAMbo Bologna, 18-10-2014)

Massimo Iosa GhiniMi spiace essere arrivato all’ultimo giorno di questa doppia esposizione temporanea, percio’ scriverne ora ha valenza storica e concretamente non posso piu’ consigliare a nessuno di visitarla.
Trattandosi pero’ di soggetti in piena e continua attivita’ nonche’ una fondazione che prosegue nel suo lavoro, spero serva a indirizzare attenzione e curiosita’ futura.
Torniamo percio’ nei bei saloni del MAMbo per due mostre dedicate al design e all’arte, entita’ diverse che invero sono una soltanto con la messa a fuoco su alcuni suoi protagonisti.
Massimo Iosa Ghini. Personaggio a dir poco interessante, multidisciplinare ma non eclettico se con questo s’intende lo spaziare tra le arti con progetti stilisticamente diversi tra loro. Iosa Ghini, disegnatore, designer, architetto, artista capace di iniziare tra i membri del gruppo Valvoline e nel contempo gettare le basi del Bolidismo e far parte del Memphis, lega in modo unico e indissolubile le diverse esperienze attraverso il segno grafico riconoscibilissimo ancora oggi nelle sue architetture che spaziano dai negozi ai palazzi.
Un percorso singolare il suo, perfettamente tracciabile eppure costantemente in evoluzione, incredibilmente organico ad un progetto le cui regole furono definite trent’anni fa e da allora mai abbandonate.
Se Valvoline fu un’affermazione programmatica, il design future retro del bolidismo rimanda all’immaginario dei The Jetsons – i nostri I Pronipoti – che a loro volta pescavano a piene mani nell’utopia pop dello space-age che la corsa allo spazio regalava in quegli anni. Forme arrotondate dalla velocita’ supersonica dove e’ l’attrito a smussare gli angoli e a tracciare le forme. Percio’ l’affinita’ col bolidismo futurista acquista valenza letteraria e filosofica nella dimensione temporale attuale che oltre alla forma esige la funzione. Seguendo questo percorso, non sorprende scoprire che Iosa Ghini oggi e’ impegnato sul Do it Dofronte di una architettura proiettata in avanti ma attenta ad una funzione non relegata a chi la deve vivere, l’uomo ma anche a cio’ che la deve ospitare, la natura.
Allargando percio’ il discorso oltre l’esperienza del singolo, "Do ut Do" e’ un progetto benefico che coinvolge artisti, designer e aziende e attraverso le loro donazioni in opere da assegnare a chi avra’ contribuito economicamente al progetto. Arte ma anche design perche’ in Italia fummo maestri a coniugare entrambe le discipline percio’ la tradizione aiuta nel meritevole compito.
Troviamo percio’ Sotsass e Spalletti, Chia e Iosa Ghini, Botta e Paladino, Starck e Antonio Marras. Finalmente una iniziativa che si esprime su molti livelli, nella missione e nell’opportunita’ di ammirare il lavoro di tante eccellenze e nel contempo un’esperienza che coinvolge attivamente chi la realizza, chi la compone, chi ne fruisce e infine i fortunati coi mezzi per sostenerla.

Massimo Iosa Ghini Sito ufficiale
Massimo Iosa Ghini al MAMbo
Do Ut Do Sito Ufficiale
Do Ut Do al MAMbo

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