Il divo – Paolo Sorrentino

Il divoPrima o dopo doveva accadere ed e’ accaduto. Sorrentino bravo, bravissimo ma quanti lo sono pur restando isolati nelle loro stanzette, con bellissimi divx che nessuno vedra’ mai e questo accade se non si hanno "amici" a cui mandarli.
Gli "amici" che compaiono sempre piu’ prepotentemente sin dal suo primo "L’uomo in piu’", gli "amici" che hanno massacrato il cinema italiano coi loro registi inutili e i loro attori ancora piu’ inutili ma soprattutto dannosi perche’ danno  voce e volto alla boria saccente di chi non ha niente da dire perche’ non ha nel cervello un solo pensiero autonomo. Sorrentino non e’ cosi’ e nemmeno Servillo ma i debiti si pagano comunque e se si ha avuto tanto, altrettanto c’e’ da restituire. Percio’ il regista napoletano stacca il suo assegno reinventando parte della storia della Repubblica Italiana attraverso uno dei suoi maggiori protagonisti che si da il caso essere il nemico numero uno degli "amici". E’ piu’ corretto dire ex numero uno ma in realta’ per importanza, tempo e storia, non v’e’ confronto alcuno.
Andreotti, lo statista che pareva aver sconfitto anche la morte, non fu certo battuto dagli "amici" togati, invero troppo fantasiosi coi loro baci e abbracci improbabili e improponibili, percio’ come Orwell insegna "Chi controlla il passato controlla il futuro, chi controlla il presente controlla il passato" e senza tante giustificazioni – gli "amici" sono SEMPRE eticamente perfetti – riscrivono la Storia a modo loro laddove nemmeno l’accanimento giudiziario, per quanto inconvulso, ha potuto. Del resto grandi uomini del passato come Goebbels che fu il primo ma seguito a ruota da Stalin e Mao su tutti, insegnano come la diffusione di ogni nefandezza sia fondamentale per indottrinare chi non capisce o chi non sa, due categorie umane sulle quali si sono costruiti regimi e imperi. E comunque Sorrentino nel finale si sconfessa da solo, sempre s’intende, con la tesi ad orologeria del "sono tutti cugini" cara alla Wertmuller.
Inutile proseguire perche’ si, gli "amici"  a volte fanno arrabbiare ma sono come bestioline alle quali non puoi mai veramente fare una colpa delle loro azioni percio’ il film mi ha divertito tantissimo, divertito laddove altri s’indignano o al contrario si esaltano, gonfiando il petto come se vi fosse qualcosa accaduto per davvero.
Tecnicamente parlando, da un lato si allunga verso Hollywood, gettone incassato per il film successivo ma dall’altro toglie punti ad un Sorrentino totalmente scorsesizzato con poco e nulla di suo.
Voglio dire, ok ispirarsi ma per partire, non per arrivare ma voglio essere positivo e pensarlo come un primo passo per il compimento de "La grande bellezza". Ancora una volta Servillo e’ da applausi ma si schiaccia sul testo, il suo e’ un Andreotti immaginario perche’ chi lo ricorda, lo sa posato ma non monocorde e tantomeno inespressivo, percio’ funzionale al film ma sbagliato nella sostanza.
A fine di tutto quanto, il film e’ gia’ dimenticato non senza aver ricevuto ogni medaglietta in palio dai festival degli "amici", sempre molto generosi coi loro tesserati.
Non posso che consigliarlo, anche perche’, come amante del trash ha la stessa valenza letteraria dalle scorregge di Vitali cha cosi’ tanto amiamo..
Ah dimenticavo. Visto che di "compagni" non si parla, e’ di questi giorni la notizia che l’erede supremo del comunismo italiano rispondera’ sulla trattativa Stato-mafia e chissa’ se gli (altri) "amici" Toto’ e Leoluca saranno ammessi, quindi ora lo domando io: e’ forse una coincidenza?

Scheda IMDB

3 Responses to Il divo – Paolo Sorrentino

  1. jfishnaller scrive:

    Parlare di storia automaticamente significa fare-politica..un film che tratta di Andreotti inevitabilmente produce critiche. Impossibile sarebbe stato altrimenti. Passando oltre a questo, rimanendo al film (poniamo caso ad esempio che si trattasse di un personaggio totalmente inventato) innegabili l’ottima regia e l’ottimo servillo. De “l’amico di famiglia” commento solo che Geremia …é VERAMENTE laido !!

    • Non tollero il cinema politico, non tollero alcuna valenza politica in senso stretto applicata all’Arte in genere e su questa strada seguo registi immensi come Tarkovskij o Herzog che con la “Dichiarazione del Minnesota” ( https://ultimavisione.wordpress.com/2011/07/10/dichiarazione-del-minnesota-werner-herzog/ ) dice gia’ tutto.
      Se proprio devo declinare il cinema alla politica o alla storia o all’informazione, posso ammettere un Rosi, che malgrado la lente distorta delle proprie idee, legittime per lui come per ognuno di noi, agisce prima da giornalista poi da creatore di fiction. Dico solo che un film e’ un monologo senza contraddittorio e attraverso le forze e i mezzi a disposizione, diviene un urlo che sovrasta ogni confronto, percio’ la politica al di fuori di un contesto preposto, e’ pura vigliaccheria e attenzione, lo e’ a prescindere da come la si pensa, dopodiché facciamo finta che Forrest Gump abbia stretto la mano a Kennedy e sia stato ad un talk show con Lennon. Ma non spacciamolo per vero.
      Tecnicamente parlando il film, critico Sorrentino perché avrebbe potuto andare oltre e lo dico col senno del poi rappresentato da “La grande bellezza” ma come leggerai la settimana prossima, il peggio lo esprimera’ con “This must be the place” e sempre anticipando, riscattera’ ogni errore/orrore proprio col film da Oscar.
      Bel personaggio Geremia, un ossimoro vivente. Fossi scrittore svilupperei l’idea perché e’ molto, molto stimolante.

  2. Pingback: This must be the place – Paolo Sorrentino | Ultima Visione

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