Il ventre dell’architetto – Peter Greenaway

Il ventre dell'architettoStourley Kracklite e’ un quotato architetto americano con giovane moglie al seguito, giunge a Roma per organizzare una grande retrospettiva dedicata a Etienne-Louis Boullee, artista e architetto semisconosciuto del XVIII secolo ma dalle idee seminali, uomo celebre piu’ per le proprie teorie che le costruzioni realizzate. Egli e’ uomo massiccio, corpulento, falsamente orgoglioso della propria stazza e lo stomaco, croce e delizia del suo essere, inizia a dolere oltre ogni sopportazione. Avvelenamento, malattia, la fissazione cresce assieme al male e sullo sfondo il tradimento della moglie, l’organizzazione che non procede come dovrebbe e naturalmente Roma, citta’ piu’ che mai eterna nel raccogliere in se’ ogni epoca e la gloria dell’Occidente da che l’Occidente esiste. La malattia trasformera’ la passione per Boullee in tormento e il ventre il centro del mondo oltre il centro dell’individuo.
Senza alcun dubbio e’ il film piu’ lineare di Greenaway, il meno complesso per quanto s’intende, resta barocco come suo solito.
E’ come se il fascino di Roma, la grandiosita’ insita nelle mura antiche e nell’architettura stratificata nei secoli, basti e avanzi al regista e lo sollevi dal creare complesse scenografie. Visivamente vi sono momenti impressionanti, alcuni persino superiori ad ogni altro suo film ma cio’ finisce nel conteggio di Roma, non del regista al quale va comunque il merito di non smentire l’occhio dell’artista capace di cogliere il Bello ovunque si volga.
A spanne potrebbe essere il film di Greenaway piu’ celebre e cio’ non mi sorprende, poco stratificato, ancora nessuna elettronica e percio’ meglio riconoscibile . Aiuta Wim Mertens al posto di Nyman indubbiamente meno complesso quindi piu’ orecchiabile. Tutto concorre a fare di questo film il piu’ elementare della sua carriera quando gia’ a suo tempo e a maggior ragione col senno del poi, ci ha abituati a ben altro.

Scheda IMDB

One Response to Il ventre dell’architetto – Peter Greenaway

  1. Raul Bucciarelli scrive:

    L’ha ribloggato su daisuzoku.

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