The Giver – Il mondo di Jonas – Phillip Noyce

Il mondo di JonasIn un futuro indefinito, l’umanita’ avra’ realizzato il paradiso in Terra. Niente piu’ fame, guerre e violenze, un lavoro per tutti cucito addosso sulle proprie possibilita’. Le parole d’ordine saranno ordine, pulizia e rispetto.
Tutti felici e ancor piu’ lo sono Jonas, sedicenne spensierato che assieme ai suoi due migliori amici, Fiona e Asher, si appresta ad entrare nel mondo degli adulti. Accade pero’ che a Jonas sia riservato il ruolo di "donatore" l’unico all’interno della comunita’ in grado di ricordare il passato e tutte quelle verita’ nascoste per il bene della popolazione.
Sapere la verita’ e’ il primo passo per la ribellione ma e’ un ribellarsi contro l’Eden e come un novello Adamo, la mela sara’ il tramite per farsi cacciare dall’apparente estasi dell’esistere.
Bravo Brenton Thwaites, il giovane Jonas,  nell’accentuare il senso di consapevolezza man mano che si svolge l’azione per quanto sia un attore piu’ navigato di quanto la sua giovane eta’ lasci intendere. Jeff Bridges, il grande vecchio, sente il ruolo molto suo e del resto e’ un progetto che ha cercato di portare avanti per oltre 20 anni. Carismatico ed evocativo quanto serve, fa da contraltare a Meryl Streep che col parruccone liscio ricorda Cher pari pari, il che almeno ai miei occhi, depotenzia il ruolo. Katie Holmes gia’ non mi piaceva da ragazzina, ora che e’  al giro di boa, mi piace ancora meno
Bella regia, niente in tutto ma come e’ noto, mi piace l’equilibrio. Alcune soluzioni letterarie e tecniche sono interessanti e se il bianco e nero che acquista colore ricorda "Pleasentville" seppur in ben altro contesto e uso, le ingenuita’ non mancano ma piacevolmente si sforza di spiegare con chiarezza le proprie posizioni.
Cio’ che piu’ ho apprezzato e’ il senso della misura che l’argomento richiede. Non mancano le banalita’, i compromessi e soprattutto non si capisce perche’ mollare le equivalenze bibliche quando proseguendo per quella strada si poteva avere un finale che non fosse da buttare. Filosoficamente parlando non ci discostiamo da un passo da quanto Huxley gia’ ci disse nel 1932 e mille altri libri e film hanno gia’ evidenziato.
E’ bene comunque ricordare ad ogni nuova generazione, quanto sia stupido il concetto di "pace" che i venditori di qualcosa, dalla politica ai libri, dalle canzonette ai supermercati, vogliono rifilarci o quantomeno e’ furbo dar da bere che si possa avere un’utopia senza un prezzo da pagare, prezzo che ha un solo nome: umanita’.
Rido sentendo definire "distopico" il mondo di Huxley cosi’ come quello di Jonas specie senza spiegare come abolire ogni forma di violenza se non stuprando gli istinti che ci hanno fatto scendere dagli alberi e correre verso le stelle. Quanti e quanti morti vi sono stati nel corso dei secoli a causa dell’amore o di cio’ che qualcuno ritiene sia tale. Per amore o una strana forma d’amore, si sono combattute guerre quindi come evitare tutto questo se non eliminando l’Amore in se’. Facile no? Ebbene, quanto c’e’ di buono in questo film e’ rendere consapevole il sedicenne medio della facile constatazione che nulla a questo modo e’ indolore.
Noi tra libri e film abbiamo gia’ dato, ora e’ il turno di altri.

Scheda IMDB

4 Responses to The Giver – Il mondo di Jonas – Phillip Noyce

  1. Francesca scrive:

    Vorrei entrare nella testa di un sedicenne e valutare cosa e quanto capisca da un film del genere – parlo da ex sedicenne e i miei allora coetanei non erano proprio… lasciamo perdere eh – o anche, perché no, da un libro come quello di Huxley. Io rimasi estasiata, ma oltre me non ebbe tutta questa risonanza. Pura curiosità eh, voglio precisare, non vuole essere un commento acidulo😀 – anche se non sembrerebbe. Insomma, ora mi dispiace non aver visto questo film e nemmeno avergli dato la dovuta attenzione, l’ho evitato dopo il disastro di Divergent. Allora lo vidi per via della Winslet, si può dire, e ho pensato che non mi sarei lasciata ingannare dalla Streep. Poi, insomma, la pensi come me sulla ex signora Crociera, per cui la sua presenza nel cast è stato un enorme punto a sfavore. Quando lo vedrò ne riparleremo volentieri.

    …sul distopico, poni una riflessione molto interessante. Non è, il mondo di Huxley, un’utopia necessariamente negativa, è seriamente questione di punti di vista e già lo lasciavi intuire nel tuo commento al mio articolo. Il selvaggio che continua a imporre il suo punto di vista, il volere le lacrime come un assoluto che tutti dovrebbero preferire, contro un prezzo a suo dire enorme. E se le priorità del selvaggio non fossero le priorità degli altri, anche se imposte? Se gli argomenti del selvaggio fossero insufficienti? se non loro stessi imposti dalla sua educazione raffazzonata? A leggere fra le righe, questo confine fra utopia e distopia è veramente difficile da definire… bollare Brave new world come distopia potrebbe essere seriamente un errore. Ci penserò su, mi pare interessante🙂

    • Neil Gaiman ai tempi su un vecchio albo di Sandman scrisse: “Dimmi Lucifero stella del mattino… chiedetevi voi stessi, tutti voi… Che potere avrebbe l’inferno se quelli imprigionati qui non fossero in grado di sognare il Paradiso?” Ecco, invertiamo Paradiso ed Inferno e il messaggio non cambia. Il senso del film di Noyce e’ questo. Davvero si puo’ pensare ad una societa’ di solo Bene? Ma cosa e’il Bene senza un raffronto continuo col Male? Cosa accadrebbe all’Amore senza il contraltare dell’Odio.
      Anche Tony Montana si rivolge ai ricchi sprezzanti ricordando loro che se si sentono buoni e’ perché esistono cattivi come lui verso il quale puntare il dito…
      Con Huxley e’ lo stesso. Voglio dire, credo che ognuno di noi se pensa ad una condizione di vita ideale, vede un futuro senza incertezze, una perenne giovinezza, sesso a volonta’, nessun dolore e nessuna tristezza con un lavoro da svolgere ma che dia gioia nel portarlo a termine. Il prezzo da pagare sarebbe Shakespeare, e’ chiedere troppo? Lo e’ per davvero se oggi un italiano su due non legge un solo libro all’anno e se solo il 10% della popolazione ne legge 3 e senza nemmeno lontanamente vivere in qualcosa che anche solo assomigli al mondo nuovo? Sto semplificando ma ci siamo capiti.
      In “Il nemico alle porte” uno dei protagonisti parlando di socialismo dice “Volevamo un mondo nel quale nessuno dovesse invidiare qualcosa agli altri ma ci sara’ sempre qualcosa da invidiare” riferendosi all’Amore. Ecco, togli l’Amore e toglierai gli egoismi e le violenze. Facile no? Il “Mondo Nuovo” non e’ distopico e non lo e’ neppure il mondo di Jonas e neppure la Huston di “Rollerball” (la mia citazione al tuo post) e al contrario potrebbero davvero esse il miglior mondo possibile. Sempre che non si creda alle cazzate di venditori alla Lennon…

      • Francesca scrive:

        Non ti risponderò niente di particolare, perché mi hai dato moltissimo su cui riflettere. Avendo quasi terminato Fahrenheit 451, fra l’altro, sto cercando di applicare questo ragionamento/punto di vista anche alla sua realtà. Essendo la prima volta che lo leggo (si, lo ammetto, ho aspettato parecchio) mi sta lasciando un po’ interdetta, anche in questo caso ci sono aspetti che non riesco facilmente a inquadrare.
        Sto seriamente rivalutando poi se continuare a usare il termine “distopia/distopico” come ho sempre fatto.

        Lennon? per carità. Non ne parliamo nemmeno. Un pifferaio magico?

      • Semantica a parte, col solo buonsenso si puo’ pensare a utopico/distopico come possibilita’ auspicabili o meno. Faccimola piu’ facile, pensiamo ad un luogo nel quale si vorrebbe vivere. La forza di Huxley e’ anche nel presentare due mondi contrapposti senza preferenze o giudizi. Gli abitanti di entrambi i mondi, sono felici dove sono e guardano con curiosita’ e disprezzo il resto. Anche il lettore puo’ avere una preferenza ma il punto e’ o si sta da una parte o l’altra. E’ il selvaggio e la madre che soffrono e periscono per non avere un posto nel quale vivere. La consapevolezza e’ la chiave di tutto ed e’ nel contempo la condanna. Percio’ Bradbury e Orwell agiscono prima di tutto sulle parole perché le parole sono idee e dopo idee, astrazioni su qualcosa che non e’ e potrebbe essere.
        Ritengo che la confusione sulla definizione di uto/disto-pia derivi da una falsa idea di mondo ideale. Un ideale di pace alla Lennon e’ una buffonata irrealizzabile per cio’ che ho scritto la volta precedente perché ogni vetta e’ tale se rapportata ad una valle, percio’ il solo Amore esiste attraverso la contrapposizione dell’Odio. Per fare questo serve piegare l’umanita’ che e’ in noi, non c’e’ altra strada e nel mondo nuovo, nel mondo di Jonas o nella Huston di Rollerball il mezzo e’ la droga e la sazieta’ degli istinti, per Bradbury o Orwell il totalitarismo.
        L’idealita’ quindi deve essere filtrata attraverso l’umanita’ altrimenti ci si riduce a sventolare bandierine ad Assisi e fatto cio’ non ci sposta molto da quanto Huxley ha scritto….

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