Della compatezza. Architetture e totalitarismi – Miguel Abensour

Della compatezza. Architetture e totalitarismiPrendo in mano il libro, lo sfoglio e gia’ dalle prime righe capisco che mi dara’ da fare moltissimo e che le tesi dell’autore non soltanto sono all’antitesi delle mie laddove il problema non e’ essere in disaccordo quanto andare contro l’essenza stessa del pensiero sull’arte in genere. Andiamo per ordine.
Qual’e’ la relazione tra architettura e regimi totalitari? Si puo’ davvero parlare di architettura finalizzata ad un obiettivo politico o piuttosto e’ la politica che diviene pretesto per spingere gli architetti verso nuove strade da percorrere.
Il tema e’ interessante e per mia abitudine non disdegno chi ha idee opposte alle mie, anzi talvolta certe letture confermano la mia ragione su tante questioni, percio’ la curiosita’ ha preso il sopravvento.
Poco piu’ di un pamphlet, l’autore cerca sin dal principio ragioni che confermino la sua tesi, evitando un vero e proprio contraddittorio. E’ nel suo pieno diritto intendiamoci, peccando semmai d’interessare con piu’ efficacia il lettore, il lettore che ovviamente pretende un’analisi estesa e ragionata, non il dito puntato contro qualcosa o qualcuno.
Si perche’ cio’ che davvero svaluta l’intero lavoro e’ ridurre il discorso ad Albert Speer e al nazismo e laddove molto blandamente si fa riferimento al comunismo o al fascismo, e’ lampante quanto lo stesso discorso sia estendibile ad ogni regime e non ad uno solo in particolare. Questo non e’ un problema pero’, basta sostituire mentalmente "nazismo" con "dittatura" e il gioco e’ fatto.
Piu’ sottile e per il mio modo di vedere deprecabile, e’ l’atteggiamento di chi non sa distinguere l’etica dall’estetica. Vi sono persone e non poche, capaci di rifiutare anche cio’ che intimamente piace loro se e’ realizzato, composto, dipinto o scritto da chi ha una diversa visione delle cose. Sara’ che ho un tale rispetto per l’arte tutta che mai la umilierei in virtu’ di preconcetti ideologici. Comprendo quanto sia facile essere piu’ condiscendenti verso coloro coi quali si condividono le stesse idee e piu’ critici coi propri avversari ma il Bello non puo’ essere calpestato sotto il tallone del pregiudizio.
Si puo’ e si deve distinguere l’uomo dall’artista laddove il primo puo’ essere tanto ripugnante quanto sublime il secondo.
Quindi nel rifiutare Speer non per il suo lavoro ma le sue idee, Abensour compie il piu’ ripugnante dei gesti contro l’Arte, per questo non posso rispettare quanto afferma.
Tolto questo, qualche raro spunto interessante si puo’ trovare, poco per un testo specializzato con la pretesa di entrare a gamba tesa nella cultura alta.

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