La mia musica – Philip Glass

La mia musicaAvevo gia’ affrontato il bel volumone "Lettera a uno sconosciuto" delle Edizioni Socrates dedicato a John Cage. Opera per certi versi monumentale il cui difetto, consiste nella poco omogeneita’ di un testo costruito pazientemente attraverso decine di interviste smontate e riassemblate in una soltanto.
Stessa serie ma completamente differente e’ il libro gemello dedicato a Philip Glass, ovvero identico corpo massiccio, cartonato, sovraccoperta e ottima qualita’ ma diversa impostazione. In realta’ il libro e’ diverso da qualunque altro letto in precedenza, in primo luogo perche’ e’ scritto dall’autore stesso ma attenzione, non e’ un’autobiografia. E’ pur vero che la prima parte e’ un resoconto neppure troppo stringato della sua vita ma sono informazioni importanti per capire un percorso artistico che inevitabilmente si mischia col personale e che spiega come egli sia giunto a certe scelte invece che altre. Pensando ad esempio all’incontro con l’India e all’amicizia con Ravi Shankar, si intuisce come una vicenda personale abbia influenzato enormemente la tecnica compositiva per il quale lo conosciamo.
Oltre a questo, ed e’ la voce piu’ significativa del libro, grande spazio e’ dedicato alla trilogia di opere "Einstein on the Beach", "Satyaragraha" e "Akhnaten", dove dalla viva voce dell’autore, veniamo messi a conoscenza della genesi, delle difficolta’ di realizzazione, aneddoti e curiosita’ oltre ad informazioni piu’ specifiche in merito alla tecnica compositiva. Non si tratta quindi di un’analisi di terzi ma ci si tuffa nel cuore dell’opera come solo l’autore puo’ aiutare a fare. Raramente devo dire di aver letto tante informazioni essenziali per comprendere il significato e le dinamiche di un lavoro che nel caso della trilogia, significa un elevato grado di complessita’ stilistica e tecnica che coinvolge non solo la musica ma parimenti il testo, le coreografie, le scenografie e soprattutto il concetto alla base di ognuna e il filo rosso che le collega.
Oltre a cio’ sono presenti i libretti originali e relativa traduzione, fondamentali per seguire la narrazione che nel caso dell’"Akhnaten" e’ in egiziano antico o del "Satyagraha" in sanscrito.
Devo dire che il libro mi ha entusiasmato. Si legge come un romanzo, Glass e’ scorrevole ed essenziale, ma nel contempo vivo e vibrante, entusiasta e trascinatore nel definire il senso della sua musica e senza scendere in dettagli troppo tecnici, renderla comprensibile a chiunque.
L’unico difetto, se cosi’ vogliamo dire, sono le informazioni che si fermano ai primi anni ’90, periodo di pubblicazione del volume ma si rimedia facilmente girando per il web
Inutile dire che siamo di fronte ad un libro fondamentale per comprendere Glass e la sua musica oltre all’importante testimonianza di uno dei compositori piu’ importanti del XX Secolo.

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