Radical Chic – Tom Wolfe

Radical ChicPensare ai radical chic e’ come figurassi un qualche animale esotico, di quelli sopravvissuti a un’era remotissima la cui totale inutilita’ pone serie riflessioni sulla teoria evolutiva darwiniana. Nel contempo si sovrappongono sensazioni ad un tempo di ribrezzo e tenerezza, come trovarsi innanzi creature orrende ma simpaticamente stupide.
In realta’ i radical chic vivono perche’ qualcuno li lascia vivere e lungi da me un’invettiva maoista sulla lotta di classe, basterebbe provare la giusta dose di schifo verso vecchie befane miliardarie ma molto democratiche che calpestano letteralmente degli esseri umani per salire su un aereo o spegnere ogni riproduttore musicale quando un cantante ipermiliardario viene a rompere le palle a noi poveracci per dare soldi a qualcuno, un qualcuno che potrebbe vivere per tre generazioni se solo avesse un assegno pari alla spesa in mutande firmate di questi nuovi santi delle sale da ballo.  Cosa spinga le classi abbienti a ridursi a tanto, penso sia da ricercarsi in un giusto mix di stupidita’ innocenza e ancestrale terrore. Stupidita’ perche’ tolte le tare genetiche e’ difficile pensare che qualcuno che spende in soprammobili una cifra pari al PIL di una piccola nazione dell’est Europa si preoccupi dello stato emotivo del procione zebrato dell’Alaska, innocenza  perche’ solo oltre una certa soglia, il denaro ti proietta in un cosmo nel quale ritmi e valori si traslano rispetto il buon senso e l’opportunita’ rendendo impossibile la corretta interpretazione della storia, della societa’ e dei fatti. Infine il sano terrore perche’ metti mai che i poveracci arrivino al potere, vuoi vedere almeno di cascare in piedi? Come in ogni mix, la percentuali delle parti puo’ essere variabile perche’ non si puo’ certo dare dello stupido a Leonard Bernstein, uno dei protagonisti, organizzatore di cene con supervip e pantere nere, Serve ingegno per pensare esista un qualche punto di contatto tra matrone e straricchi con curiose bestioline dagli strani capelli e vestiti sformati. La questione comunque e’ che il radical chic non sono un’invenzione di Fabio Fazio e incredibilmente neppure di Repubblica per quanto entrambi facciano da fondo nelle gabbiette dove i radical chic espletano i bisognini ma alla foce dell’etimo e del concetto ottimamente riassunto, c’e’ il libro di Tom Wolfe o meglio la raccolta di due pamphlet pubblicati nel 1970 sul "New York Magazine". Qui lo scrittore e giornalista punta il dito sul re nudo che per la prima volta nella storia, non solo non si vergogna ma si vanta della sua nudita’.
Il secondo racconto invece fornisce una chiara traccia di come le cose da un po’ di tempo funzionano al di la’ e al di qua dell’oceano. La parola magica e’ "discriminazione". Ci si ritrova in un bel gruppetto, magari armati di bastoni spacciati per simboli religiosi, si entra in un ufficio pubblico pretendendo case, soldi, auto, al limite un lavoro e quando un gentile funzionario accenna alle difficolta’ e ai tempi necessari, si urla alla discriminazione ventilando magari la minaccia fisica ad -personam per coadiuvare lo scambio di idee. Wolfe riassume il concetto attraverso il mau mauismo e con esso spiega quanto sia efficace essere delinquenti violenti, magari armati o semplici vandali che spaccano vetrine e incendiano automobili per ottenere cio’ che si vuole. Facendo finta sia un terribile racconto distopico, fa molto, molto ridere. Saranno passati 35 ani da allora ma sono questi gli anni nei quali stiamo raschiando il fondo e purtroppo ancora ne manca ma fa riflettere che nessuno da allora ha saputo descrivere il fenomeno con tanta precisione e al contempo con tanto nerissimo sarcasmo. Ogni pagina vale oro, da avere.

Articolo da New York Magazine

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