Eraserhead – David Lynch

EraserheadPosso aver perso l’opera prima di Lynch per tutto questo tempo?
Si. Come accade con quanto e’ noto e di facile accessibilita’, si rimanda tanto resta sempre li’ e poi, come la promessa di visitare quanto prima un amico lontano, l’appuntamento slitta verso l’infinito. In realta’ avevo gia’ visto il film in passato ma facendo nel contempo altro, con Lynch non si va molto lontano, percio’ azzeriamo tutto e ripartiamo.
L’occasione della recente mostra fotografica e’ la giusta motivazione per vederlo con calma e attenzione, anche perche’ l’atmosfera di degrado industriale e’ la stessa, senso di allarme imminente, silenzi e vuoti solo apparenti per un orrore invisibile eppur presente ed angosciante.
Henry e’ uno strano tipo che vive in una casa ancora piu’ strana.
La fidanzata non di meno ha una famiglia molto singolare ma cio’ che piu’ conta e’ la presenza misteriosa di entita’ che si muovono su altri piani di realta’. La nascita di un figlio, che di normale ha molto poco, rivelera’ uno schema sovrannaturale che coinvolge la sua e le vite degli altri,
Opera metafisica ed anticipatrice, misteriosa e interpretabile sotto molti punti di vista. Lynch non lascia nulla al caso, la cura e’ minuziosa sino all’inverosimile ma nel contempo si guarda bene dal fornire facili soluzioni, non l’ha mai fatto, lasciandosi leggere in tanti modi diversi. Diverte e spaventa, fa ritrovare lo stupore che solo i bambini possiedono perche’ in fondo, e’ una favola terribile proprio come devono essere le favole che rimangono dentro, quelle che fanno pensare percio’ crescere. Lineare eppure si irradia nei significati lasciando ad ognuno il percorso piu’ consono da seguire.
Si dice sia un film di culto, questo non lo so, che sia straordinario certamente e lo e’ sotto ogni punto di vista, iniziando proprio dalla cifra stilistica che anticipa totalmente cio’ che il grande regista sapra’ far vedere nel corso degli anni. Pur in bianco e nero, tutto lo spesso strato di colore che sovraccarica la sua fotografia e’ li’, ben visibile. Interni che ritroveremo ricorrenti e che si propagano sino al recente "Rabbits", ambienti in penombra che traboccano lampi vividi o come in questo caso, contrasti nettissimi e spaventosi.
"Eraserhead" e’ seminale, prototipico, vero e proprio test screen ma non di meno dotato di un fascino travolgente e un carisma al quale non ci si puo’ sottrarre. Opera prima che rappresenta in pieno la forza interiore di un regista al suo esordio ma con la forza di idee e stile gia’ perfettamente formati. Riconosciamo questo in Cronenberg, in Tsukamoto, tutta gente perfettamente strutturata sin dagli albori, percio’ il loro cinema ci piace tanto.

Scheda IMDB

3 Responses to Eraserhead – David Lynch

  1. marco 101984 scrive:

    La mostra fotografica di Lynch di cui avevi parlato nel post precedente deve essere davvero interessante, peccato essere distante! “Eraserhead” l’ho visto per la prima volta un paio di mesi fa. Che dire? Opera d’arte completa e surrealismo allo stato puro. Rispetto ai successivi film di Lynch che ho visto forse difetta un po’ nell’intreccio, ma al tempo stesso lo trovo molto più cupo, impressionante ed inquietante di ogni sua opera, ai limiti dell’horror. Secondo me sarebbe un film da vedere o meglio sentire anche solo per la sua colonna sonora, uno strato sonoro sottile, incessante e logorante che si fa un tutt’uno con le immagini. Lo dovrò recensire pure io un giorno o l’altro!

    • Le foto della mostra sembrano foto di scena di “Eraserhead”. Stessi luoghi, stessa ricerca del punto oscuro dietro il quale si cela qualcosa. E il bianco e nero ovviamente.
      Il film stupisce perché se e’ vero che la narrazione e’ persino sin troppo lineare, uso la parola impropria “banale” se la si raffronta con quanto ci fara’ vedere in seguito, in realta’ ha il merito di manifestarsi come tante linee parallele, tante quanti sono i significati attribuibili alla vicenda. Il grande lavoro di Lynch, al quale va riconosciuto uno degli esordi piu’ formidabili della storia del cinema, e’ nell’aver riscritto una nuova geometria nella quale per due punti passano tante e non solo una retta. Voglio dire, Welles ha donato alla sceneggiatura la terza dimensione, Lynch la quarta e dici poco?

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