Marco Pierini lascia la direzione della Galleria Civica di Modena

Marco PieriniModena, un istante prima di affondare.
Il comune ha deciso che La Palazzina dei Giardini, sede di tante, tantissime mostre curate dalla Galleria Civica con grande passione, rispetto e amore, debba essere destinata a esporre cotechini e prosciutti, come se la citta’ non sapesse produrre altro, non possa rappresentare altro.. In realta’ e’ forte il sospetto che la citta’ sia ormai finita, dal momento in cui la cultura pare non avere piu’ spazio, salvo appunto la Galleria Civica che sotto l’esemplare direzione di Marco Pierini, ha saputo in questi anni  far parlare di se’ per cura ed eccellenza attraverso mostre mai banali, ottimamente gestite e talvolta eccezionali, un vero miracolo a fronte di budget sempre piu’ risicati e la gratuita’ degli eventi.
A questo punto al Direttore Pierini non e’ restato altro che rassegnare le dimissioni, gesto piu’ che comprensibile ma che getta nel piu’ totale sconforto chi ha apprezzato il suo lavoro.
E’ giusto che questo si sappia e alla barbarie di pochi piccoli ma potenti, contrapporre la voce di molti, stanchi della loro cieca ottusita’. Sempre che di ottusita’ si tratti e forse e’ anche peggio.
Attenzione, non e’ il problema di una citta’ soltanto ma di un sistema che non ha piu’ limiti ne sponde per arginare la caduta verticale, percio’ coinvolge tutti, non solo i modenesi.
Lascio ora la parola a Marco Pierini con la lettera di dimissioni:

"Dopo quattro anni e mezzo si conclude, in anticipo sui tempi, la mia avventura alla Galleria civica di Modena. La repentina e imprevista risoluzione assunta dal Comune di destinare la Palazzina dei Giardini, da più di trent’anni spazio espositivo della Galleria civica, a sede del Villaggio del Gusto dal maggio all’ottobre del 2015, ha fatto maturare in me questa dolorosa decisione.
Non ritengo, nella maniera più assoluta, che un museo possa perdere, sia pure temporaneamente (anche se i nuovi inquilini hanno espresso l’intenzione di trattenersi oltre il tempo previsto) una sua sede e accettare che venga destinata a scopi non compatibili con la sua missione. Dopo 122 mostre organizzate senza soluzione di continuità alla Palazzina Vigarani sfrattare l’arte e accogliere i prodotti tipici (verso i quali non ho alcuna riserva, beninteso, anzi…) significa, a me pare, prediligere un’immagine di città a misura del turista consumatore, piuttosto che del cittadino consapevole.
Non potendo, se non a scapito dei miei convincimenti, farmi strumento di una visione della cultura che non condivido ho preferito, pertanto, rassegnare le dimissioni.
Ringrazio la città tutta per l’opportunità che mi ha offerto e per l’interesse con cui ha seguito le attività del museo. A fronte di un finanziamento che in cinque anni si è ridotto della metà il numero delle mostre è cresciuto progressivamente, con un incremento dei visitatori fino al record dell’anno in corso di 50000 ingressi. La valorizzazione della collezione ha comportato, oltre a una serie di mostre dedicate al patrimonio (spesso ‘esportate’ in altre sedi museali italiane e straniere), centinaia di nuove acquisizioni e la ripresa della catalogazione sistematica. Sono dati molto significativi, sebbene l’attività di un istituto culturale non possa essere valutata solo con parametri di carattere quantitativo.
Auguro alla Galleria un futuro ancora migliore, se lo merita la città che ho conosciuto, se lo merita uno staff competente e preparato che si è sempre speso senza riserve e con appassionata dedizione per dare concretezza ai progetti, alle intenzioni, talvolta persino ai sogni.
Marco Pierini
19 dicembre 2014"

Infine riporto le parole di Fabrizio Loschi, amico ma soprattutto artista, che riassume perfettamente la situazione

"Che uno spazio culturale divenga, per dinamica devolutiva, spazio commerciale (seppure di lusso) è cosa gravissima. Parlo, ovviamente, a titolo personale, sia come artista e ancor prima come modenese. Appoggio incondizionatamente lo sdegno del Direttore Marco Pierini e non posso che capire le ragioni delle sue dimissioni. Ma forse non dovremmo stupirci più di tanto visto che parliamo di una città che consegna una delle sue porte all’estetica grottesca di un "grappolone" o che… illumina con luci cambiacolore la fontana del Graziosi; convertendo, così, un simbolo cittadino a luminaria di basso livello, a paccottiglia. A Modena la politica ha perso da tempo, ma si è sostituita all’estetica da centro commerciale; un esempio su tutti l’abominevole parco natalizio di fronte al palazzo dell’Accademia. Oggi a nessuno interessa più la Modena colta, in grado negli anni di ospitare mostre straordinarie tra spazi pubblici e gallerie private. Erano tempi dove si litigava ancora tra artisti e intellettuali e si rompevano amicizie storiche per divergenze di opinioni. Erano tempi lontani e gli uomini credevano ancora di essere liberi. Oggi Modena è a malapena il simulacro del suo passato, un luogo cupo dominato dall’estetica tardo balcanica di supermercato di provincia; brutto al punto che, a guardare Piazza Roma e le sue tristi fontanelle, quasi si rimpiangono le macchine parcheggiate in ogni dove. Qui il problema non è il barocco, Wiligelmo o Zorio (solo un nome per citare una lunga tradizione espositiva) il problema è la città con tutta la sua storia. Abbiamo permesso ad una lunga serie di imbecilli di rappresentarci al peggio e un popolo che sostiene una classe politica di inetti è, nella migliore delle ipotesi complice. del resto se non sono male informato durante l’ultimo Festival della Filosofia il neo assessore alla Cultura era in vacanza.
Per favore quando vedete la pubblicità di Emilia Ripiena prima di tutto chiedetevi di cosa."

Pagina della Galleria Civica di Modena
Pagina Facebook Salviamo la Palazzina dei Giardini di Modena
Artribune sulle dimissioni di Pierini
Exibart sulle dimissioni di Pierini
Il Resto del Carlino

6 Responses to Marco Pierini lascia la direzione della Galleria Civica di Modena

  1. I cotechini alla Galleria civica di Modena non sono una novità.
    Il direttore Marco Pierini si è dimesso in polemica con il Comune.
    Marco Pierini, sputtanando la Galleria civica di Modena da lui diretta, ha trovato il modo di mettersi in mostra. Ha denunciato un sopruso a quella che considera una sua proprietà, e col pretesto che al posto di alcune mostre, in occasione dell’Expo, il comune vorrebbe ospitare per qualche mese l’esposizione di prodotti tipici locali, si è attaccato al culatello, ai cotechini, agli zamponi e al lambrusco, ubriacando se stesso e l’Italia di indignate fesserie. Oggi non parlano di lui per il lavoro svolto, ma per aver manipolato un’ipotesi di programma, e gridato allo scandalo. Dopo quattro anni di assoluta inesistenza di una sua politica nazionale e locale, si sono così accorti della sua esistenza. La maggioranza dei modenesi ha scoperto di avere da trent’anni una galleria d’arte costata miliardi di soldi pubblici. Pierini ha esercitato per quatto anni il ruolo di proprietario della Galleria civica in base a una decisione presa trent’anni fa nella sede del Pci modenese. Un gruppo di scriteriati in-dipendenti di sinistra, eletti nelle liste comuniste, e capeggiati da un trombone della cultura locale di nome Emilio Mattioli, decise che venissero soppresse le commissioni culturali di gestione. Decisero che il Teatro e la Galleria civica dovessero essere a guida di un tecnico-manager con la responsabilità di formare e realizzare i programmi a suo piacimento, o a suo interesse. Per trent’anni ha prevalso il suo interesse. L’assessore, non potendo intervenire sui programmi che sono l’elemento portante di una politica culturale, è diventato una figura inutile. Mentre il Consiglio comunale, privo di strumenti di conoscenza specifica, si è sempre limitato ad approvare le proposte dei direttori. Nella loro stupidità, quei compagni furono geniali nell’emarginarsi da soli. Gian Carlo Muzzarelli, attuale sindaco di Modena, ha affermato secondo logica e ingenuo buon senso, che la Palazzina dei giardini è di tutti i cittadini e non del direttore della Galleria. Non lo avesse mai detto, il Pierini si è sentito leso nel diritto di fare, come sempre hanno fatto i suoi predecessori, i suoi comodi, o i suoi interessi, o i suoi giuochi, pagati dal denaro pubblico. Così ha gridato allo scandalo: “cotechini e lambrusco prenderanno il posto di alcune mie mostre”. (Detto tra noi i cotechini sono senza dubbio meglio e più artistici di tante sue mostre). Ciononostante, molti interessati ai lavori, si sono uniti al coro della sua protesta scoprendo di avere da sempre un nascosto interesse per l’arte, e di avere a Modena una Galleria. Chiunque sia passato per caso a visitarla ha certamente constatato che vi sono più alberi nel deserto del Sahara che visitatori alla Civica di Modena. Alcuni articoli di stampa parlano di mostre mai fatte, altri ne nominano 122 in trent’anni. Solo Michele Fuoco sulla Gazzetta ha elencato gli sprechi di miliardi di lire, e milioni di euro, che questi nulla facenti hanno succhiato alla collettività nascondendosi dietro il paravento dell’arte e della cultura. La direttrice precedente, Angela Vettese, espose un membro in erezione nell’atto di un coito orale (che ha definito artistico, ovviamente). Marco Pierini ci ha esibito la vagina di Yoko Ono e il membro di John Lennon, anche loro in artistico amplesso. Le sculture pubbliche a Modena sono dei veri cessi. C’è un grappolo d’uva alto 20 metri con la scritta “Modena città del lambrusco”, commissionato da un gruppo di cantinieri con il consenso del Comune a un imbianchino di nome Erio Carnevali, già vice presidente socialista della fallita impresa di pulizie Generica. Queste sculture, per decisione di un assessore di nome Alberto Sitta, vengono scelte dagli sponsor. Così quando il pornoshop di Piazza Dante vorrà realizzare un fallo di 20 metri da mettere di fianco al grappolo d’uva, potranno reclamizzarlo con la scritta “Modena città del cazzo”.
    Sono stati sputtanati decine di migliaia di euro per coprire con un telo di Mimmo Paladino il restauro della Ghirlandina. Nessuno degli indignati firmaioli, solidali con Pierini, è mai insorto contro le puttanate che ho elencato mandando questi grandi direttori affanculo, anzi, gli appartenenti silenziosi al “genius loci”, con le istituzioni, e i padroni delle stesse come Pierini, vanno d’amore e d’accordo: non si sa mai che un’ eventuale critica finisca per compromettere il loro inserimento in qualche mostra o qualche privilegio. Inimicarsi un direttore vuol dire tirarsi addosso tutta la catena. Fra di loro sono solidali: tutti ciucciano il denaro pubblico, usano le istituzioni culturali per le loro carriere, si scambiano due gatti con un cane, e i cittadini pagano. Dovrebbero smetterla di raccontare balle: la Galleria civica di Modena nel panorama culturale nazionale vale zero. In quello internazionale molto meno.
    Lo scandalo vero è l’affidamento senza una commissione di controllo di una sede pubblica a un privato. Alla Palazzina non ci sono collezioni permanenti con migliaia di visitatori. Le grandi opere non le posseggono nemmeno in cartolina. Hanno invece grandi balle da sparare. Tutti i direttori che si sono succeduti, a sentir loro, hanno raddoppiato o triplicato i visitatori: non c’è biglietteria e quindi danno il numero di visitatori che vogliono; e loro, alla Civica, i numeri li danno spesso. Non c’è nessuno scandalo nel mettere dei cotechini alla Civica. Lì, i cotechini, nella gestione, ci sono da sempre!!!

    Adriano Primo Baldi
    Presidente associazione Adac

    • Gentilissimo Presidente, c’e’ del vero in quanto dice e se v’e’ un punto nel quale siamo totalmente d’accordo e’ l’inettitudine e facciamo finta sia solo maledetta inettitudine quando sappiamo che dietro c’e’ ben altro, delle amministrazioni che in questi decenni hanno frantumato quel poco di cultura che la citta’ riusciva ancora a produrre, oltre alla gaia accoppiata cibo-motori, che francamente ha un po’ rotto le palle.
      Chi e’ dentro a queste faccende, per lavoro e non per hobby come il sottoscritto, mi racconta una storia molto simile alla sua con l’eccezione di Pierini che al contrario mi dicono unica luce in un baratro organizzativo ed economico, qualcuno capace di creare qualcosa a volte dal niente e completamente fuori dalle logiche geniali di teli e grappoli.
      Non staro’ a discutere sulla validita’ delle sue mostre, certo non prenderei il numero di visitatori come metro qualitativo, sempre che non si creda nella logica dei mercatoni. La vedo ben informato se spara nel mucchio colpendo la mostra su Lennon, piaciuta poco anche a me, piu’ difficile dir male su Albers e Paik, soprattutto alla luce degli esigui mezzi a disposizione della Galleria Civica.
      Tolgo proprio ogni valutazione culturale e di merito e mi appoggio alla logica molto stupida che vuole estirpare qualcosa da un luogo per metterlo non si sa bene dove e al suo posto altra roba, in una palazzina la cui idoneita’ a cio’ che ci si prefigge e’ tutta da dimostrarsi. Allora dico io e non solo io, perché non trovare un luogo degno a tutto questo bendidio e lasciar stare cio’ che gia’ era in essere?
      Tutta qui la stupidita’ di quanto e’ stato fatto, poi si puo’ discutere di tutto quanto il resto.
      Infine mi creda e lo dico da modenese di nascita, a Modena non c’e’ niente, niente, niente. Tolto qualche commovente privato non c’e’ niente, e senza Pierini temo ci sara’ ancora meno. Poco dira’ lei, forse. Intanto era li’, domani vedremo.

  2. Vittorio Sgarbi, sgonfia lo scandalo dei cotechini indigesti all’ex direttore della Galleria civica, Marco Pierini.
    Vittorio Sgarbi, intervistato dal “Carlino”a firma Valentina Reggiani in merito alle dimissioni di Marco Pierini da direttore della Galleria civica di Modena, avvenute in contrasto con il Comune che per l’Expo voleva spostare alcune sue mostre dalla Palazzina ad altra sede, per far posto a prodotti enogastronomici, alla domanda: “Secondo lei spostare le mostre in un altro luogo non rappresenta una perdita? «Assolutamente no, né dal punto di vista dei visitatori, né da quello culturale». Poi ha aggiunto altre interessanti considerazioni. Ritorno sull’argomento per informare l’ex direttore Pierini che a Milano, in convenzione con il Comune, l’associazione Arte da Mangiare, nata su progetto della scultrice topylabrys nel 1996, e che ha sede nella prestigiosa società Umanitaria, produce manifestazioni culturali dove il cibo e l’arte trovano appropriata compenetrazione. Addirittura è in programma allo spazio Le stelline, luogo deputato alle mostre d’arte, una rassegna di Arte da mangiare. Aggiungo anche che il concorso nazionale “Il più grande pasticcere”, ha destinato ai due vincitori uno spazio alla Triennale di Milano dove, in occasione dell’Expo, saranno esposte due sculture tutte di cioccolata. Quindi, si potrebbe dire a Pierini: queste mescolanze le fanno gli intellettuali d’avanguardia come te. Ma la verità non sta nella commistione tra arte e cotechini, sta nel concetto di proprietà che hanno questi direttori nei confronti delle Gallerie pubbliche che dirigono. Pierini non ha fatto una sola telefonata al sindaco per chiedere cosa stava succedendo, no. Ha detto qui comando io e se andate avanti vi sputtano ovunque perché l’argomento cotechini al posto delle mostre è di facile presa. Poi si è posto come uomo di rigore non attaccato alla poltrona, e lo ha fatto ben sapendo che dal suo ruolo di direttore le poltrone si programmano con le relazioni accumulate; con il potere esercitato, e con l’aggiunta di un pochino di martirio dimissionario. Per quanto riguarda le sedi io credo che in Teatro si debbano fare gli spettacoli, ma non di tutti i tipi. A Vasco Rossi non darei il Teatro comunale, ma lo stadio; ad Adriano Celentano non darei l’Arena di Verona, ma un grande prato verde: anche se dopo il suo passaggio di verde ne resterebbe ben poco. Quando moltissimi anni fa vidi Giorgio Gaber al Teatro comunale, espressi perplessità, anche se fin da allora ero amico del pittore-scrittore, Sandro Luporini, che di Gaber era il coautore. Il tramontato direttore della Galleria civica di allora, Pier Giovanni Castagnoli e l’assessore, mi fecero chiamare a Modena Luporini per offrirgli una mostra. Ma invece di una mostra l’allora direttore lo invitò genericamente a tenere i rapporti con lui. Luporini, personaggio schivo e che non ha mai voluto apparire rifiutando di partecipare alle trasmissioni di Baudo, Costanzo, Carrà ed altri (e che solo dopo la morte di Gaber, e per mia insistenza, ha accettato interviste dai grandi giornali nazionali), mi disse: “… ma io stavo bene a Milano e se non avevano proposte concrete non era il caso di farmi chiamare qui; e poi come dovrei tenere i rapporti: chiamare questo direttore ogni tanto al telefono, fargli gli auguri di Natale, interessarmi della sua salute, mandargli cartoline, prodotti tipici?”. Il punto è la logica con la quale si assegna al direttore un potere assoluto di decisione sui programmi senza confronto alcuno. I vari Pierini hanno fatto sì che spazi destinati alla pittura diventassero sedi di demenziali performance teatrali, installazioni strampalate, video da film a luci rosse, e altre amenità. Questi direttori d’avanguardia hanno spesso schernito i cosiddetti pittori da cavalletto: ma quello cosa fa, usa ancora il pennello? Se dirigessero il Teatro alla Scala cancellerebbero Verdi, Bellini e altri “decadenti”. Si sono sentiti padroni delle Gallerie pubbliche, depositari della cultura e dei suoi indirizzi che, con l’uso dei potenti strumenti messi dalle istituzioni a loro disposizione, e da noi pagati, hanno orientato e fatto passare ogni sorta di stravaganza. Nelle Gallerie d’arte si è esposto ben altro che cotechini: dall’orinatoio di Marcel Duchamp a New York, alla mostra sulla merda al Museo della scienza a Milano, alla merda d’artista di Manzoni. Dalle riprese di Martin Creed di persone che danno di stomaco sopra una telecamera, al video di Hermann Nitsch con “carne squartata e sangue mestruale”che ha incantato Angela Vettese che ha così commentato: “Quest’arte – carne squartata e sangue mestruale – può ancora essere considerata sacra, anzi, santa come la sofferenza di Cristo, tutta umana anche se tutta divina”. La citazione della nostra azzeccagarbugli è vera, purtroppo. Dopo tutto questo la rivolta dei Pierini contro i cotechini è da vegetariani della cultura…
    Adriano Primo Baldi
    Presidente associazione Adac

    • Ancora una volta trovo considerazioni non sempre condivisibili ma di gran senso.
      La sua posizione e’ chiarissima gli addendi ci sono tutti, la differenza di vedute sta soltanto nel loro ordine perché in base alla posizione, il risultato cambia.
      I capetti non piacciono a nessuno ma credo nella sincera sorpresa di Pierini perché leggendo la tempistica tra annunci di mostre, annunci del comune e relative dimissioni, sono convinto che l’abuso di potere qui gli e’ stato rivoltato contro.
      La politica modenese sa fare questo ed altro e su questo ne sa piu’ di me. Non entro neppure nel merito del cotechino in senso stretto o se lo faccio non approvo ma di peggio cazzate se n’e’ perso il conto.
      Ripeto, io e non solo io, ne faccio una questione logistica e lo smembramento di una struttura in essere per fare spazio a qualcosa che altrove poteva persino stare meglio.
      Dopodiche’ resto grato a Pierini malgrado il pelo pubico della Ono, perché intimamente convinto che con quanto ha avuto, non potesse fare di meglio. I prossimi mesi o anni ci risponderanno ance su questo.
      Giro nuovamente il tutto sui social, giusto se qualcuno avesse voglia di intervenire…

  3. Decidono all’osteria l’impiego dei soldi delle nostre tasse.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: