Mimmo Jodice, Kenro Izu, Fotografia de los Andes (Modena, 30-11-2014)

Fino all’11 Gennaio 2015 alla Fondazione Fotografia Modena, l’esposizione si divide in tre per altrettanti argomenti, due monografiche e una tematica.
Mimmo Jodice - ArciereMimmo Jodice e’ il primo ad accoglierci e come niente ci si ritrova dentro il Mediterraneo, nel richiamo antico del mare che ha dato i natali alla nostra civilta’. Jodice in vent’anni ha girato l’intero bacino, Italia, Grecia e Africa, la Magna Grecia e l’antico impero romano  ricostruiti attraverso le sculture, i mosaici e tutta l’arte nella quale ci riconosciamo e ci rivediamo.
Sara’ questione di fisiognomica e fisonomia ma quei volti scolpiti nel marmo e nel tufo e levigati dal tempo, annullano i secoli e le distanze, riportano alla memoria antichi splendori, luce di gloria mai estinta ed epica mai assopita.
Jodice e’ onirico, sfuma e proietta attraverso linee di forza, il passato nel presente e ancora oltre. I suoi sono primi piani e ritratti, un dialogo fatto di sguardi e antiche virtu’, il richiamo del sangue e specchio nel quale ritrovarsi. Jodice e’ bravissimo in questo, meno sull’uso del digitale che semplifica un po’ troppo le cose.
Kenro IzuA seguire Kenro Izu, giapponese classe 1949, una carriera dedicata ai luoghi sacri che dagli anni ’70 ha cercato, visitato e ritratto, con lo spirito dell’esploratore e nel rispetto dalle tradizioni che si manifestano anche attraverso l’uso di tecniche di stampa antiche e preziose come i sali d’argento e le stampe al platino.
I luoghi in mostra comprendono l’Egitto come l’Inghilterra, l’India e il Messico, sud-est asiatico e Sud America e la forza del fotografo e’ la forza della materia, un eterno imbrunire le cui sole luci provengono dai luoghi e le costruzioni incredibili che solo una Fede inarrivabile puo’ ispirare. Izu in cio’ e’ perfetto, l’occhio coglie il silenzio e le profondita’ delle costruzioni, la sospensione del tempo e la percezioni di forze potentissime. Templi di pietra e legno, natura che si mescola coi manufatti laddove la materia pare elevarsi da luoghi che non appartengono a questo mondo. Meno convincenti i viraggi, le sfumature che penalizzano i particolari, scelta sui tempi d’esposizione non sempre felici o quantomeno che non rispecchiano i miei gusti. A volte la sua tecnica funziona, altre no, merita comunque.
Fotografia de los AndesInfine la parte che ho preferito, fotografie autenticamente antiche dei primi del secolo scorso legate al Sudamerica, nello specifico Peru’ e Ande. Sessanta le opere esposte di diversi autori. Scene di vita quotidiana ma soprattutto ritratti di persone e famiglie, classi scolastiche e lavoratori, intere comunita’ rappresentate da volti e luoghi senza tempo o meglio appartenenti ad un tempo che fa parte dell’immaginario di un occidente che scopre vedendo quelle immagini, leggende e racconti come favole dimenticate e ritrovate. 
Le foto sono bellissime, gioiellini di grande forza evocativa e nel contempo dolcissimi nell’ingenuita’ dei soggetti che rispecchiano probabilmente lo stupore di una tecnologia, la fotografia che a quel tempo, a molti di loro, doveva sembrare una specie di magia. Mi ha molto divertito e nel contempo incantato, indubbiamente delle tre la sezione che ho preferito. Consiglio anche un giro dal bookshop, quest’ultimo catalogo e’ da prendere.

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