Star Trek: Into Darkness – J. J. Abrams

Star Trek Into DarknessBella invenzione il reboot, giochetto per chi ha la memoria corta, per chi non riesce a gestire la continuity di personaggi e trame. Con "Star Trek" si poteva evitare ma il brand deve andare avanti e dalla mia generazione in giu’, non si e’ piu’ in target primario percio’ rassegniamoci e sorvoliamo.
Dimentichiamo il primo capitolo, o meglio partiamo da qui, alle soglie della missione quinquennale col buon Kirk dal sangue caldo come lo conosciamo, anzi ancora di piu’ considerando la giovane eta’. Ne combina una di troppo e la carriera pare in bilico ma un nuovo cattivo, cattivissimo scompiglia le carte in tavola e tocchera’ a lui vincere una partita che vede in campo i klingon, un passato scomodo e un futuro che qualcuno vuole belligerante.
Iniziamo da lui, J.J., croce e delizia del cinema e della tv dell’ultimo decennio e anche oltre. Piu’ volte ho scritto di non essere un suo fan ma neppure disdegno il suo lavoro, qualche volta m’e’ pure piaciuto.
Pur continuando a dirigere come fosse un episodio di "E.R." siamo indubbiamente di fronte al suo film migliore, nella regia in senso stretto, alcuni piani sequenza sono da manuale, nel ritmo ma soprattutto nel testo che definisce i personaggi al meglio, esaltandone le peculiarita’ e rendendoli finalmente riconoscibili anche ai fan di vecchia data, anzi il film e’ pieno di citazioni perche’ J.J. e’ un furbone e sa che i trekker adorano queste cose.
!!! ATTENZIONE SPOILER !!!

Non ho mai anticipato nulla sul finale e non lo faro’ neppure ora, anzi cio’ che sto per scrivere non avra’ rilevanza alcuna per coloro che approcciano la saga per la prima volta.
E’ che non si puo’  scrivere di "Into darkness" senza tirare in ballo il secondo film della serie classica, quel "L’ira di Kahn" che ad oggi resta il piu’ bel capitolo di tutto lo "Star Trek" cinematografico. Ha senso, anche questo e’ il secondo film del reboot a il cattivo non poteva che essere Kahn appunto, per quanto non abbia nulla a che spartire con lo strepitoso Ricardo Montalban mente e soprattutto corpo del villain piu’ riuscito di sempre.
Cumberbatch e’ bravo ma e’ un’altra cosa. Ad ogni modo ho apprezzato lo sforzo di Orci e soci nel creare paralleli e similitudini, citazioni e confronti incarnando nel contempo sia lo spirito del nuovo inizio, sia la continuita’ col passato. C’e’ rispetto per tutti e questo e’ importante.
Il film mi e’ davvero piaciuto. Devo ignorare il contesto, isolarlo nella mente facendo finta di non sapere nulla, cosi’ come evito troppe domande su punti non propriamente sensati della storia ma che non inficiano il risultato finale, non quanto e’ avvenuto col primo capitolo.
Consigliato in alta risoluzione.

Scheda IMDB

4 Responses to Star Trek: Into Darkness – J. J. Abrams

  1. Ivan scrive:

    Anche io se ti può interessare ho scritto un post a riguardo, e concordo con la maggior parte delle tue considerazioni! Di Abrams preferisco Super 8, ma i suoi Star Trek sono grandissimi film..

    • Ho letto con piacere il tuo post che mi trova essenzialmente d’accordo. Ecco, magari ho l’occhio del Trekker di vecchia data che comunque non avrebbe digerito il cambio o che almeno pretende una fede assoluta nella continuity, seppur rinnovata. Alla fine di questo secondo Star Trek non ho neppure badato ai particolari, troppo concentrato che la saga non venisse infangata. Cosi’ non e’ stato e gia’ mi fatto contento.
      Ha ragione anche Lapinsu commentando che Cumberbatch e’ stato mal sfruttato ma credo che il suo personaggio sia rimasto schiacciato tra l’imbattibile Montalban e la volonta’ peraltro giustificata di non farne un cattivo assoluto dal momento in cui Kahn e’ a sua volta una vittima che risponde a molti torti subiti e soprattutto che non puo’ sfuggire alla sua natura di leader geneticamente modificato.
      Insomma, alla fine si resta contenti, forse non contentissimi ma contenti e non era facile riuscirci…

  2. Pingback: Mission: Impossible III – J. J. Abrams | Ultima Visione

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