Mulholland Drive – David Lynch

Mulholland DriveHollywood, capitale dei sogni, sogni che talvolta si realizzano altri no, sogni che possono anche tramutarsi in incubi.
Per Naomi Watts, giovane attrice piena di speranze, la partita e’ tutta da giocare. Ospite della zia attrice assente da casa per lavoro, il suo arrivo coincide col conoscere Laura Harring, bellissima sconosciuta che dopo un incidente ha perso la memoria e si e’ intrufolata nella prima casa a disposizione, guarda caso quella della zia della Watts.
Le due diverranno amiche e nel contempo cercheranno di risolvere il mistero dietro l’identita’ della Harring. Intanto Justin Theroux, regista giovane ed arrogante, deve accettare per forza i consigli, per cosi’ dire, dietro la produzione del nuovo film e questo gli procurera’ non pochi guai. Pare tutto semplice e lineare, non fosse che ad un certo punto la storia riparte ma completamente ribaltata, tra presenze inquietanti e sovrannaturali.
E’ impossibile riassumere un film di Lynch perche’ la trama e’ uno scrigno dentro il quale si cela la vera narrazione.
Film misterioso come nella migliore tradizione del regista, eppure pienamente riconoscibile negli stilemi e nei simboli e se accettiamo l’idea che il suo sia un solo grande affresco visto da prospettive diverse, ecco come ritroviamo le stratificazioni e incroci dimensionali, livelli alternativi di realta’ e tra questi interstizi abitati da forze che controllano, regolano, comandano o forse a loro volta subiscono gli eventi, potendosi pero’ spostare tra di esse oltre che nel tempo. Figure che si muovono nelle cinque dimensioni e per ragioni misteriose, forse puro svago, entrano nelle vite dei protagonisti. Ancora una volta ruota o qui dovremmo dire rimbalza, un Lynch magistrale e come sempre bellissimo nei rossi vividissimi e negli interni senza tempo che meglio di tutti definiscono non solo la sua cifra stilistica ma il palcoscenico di una grande opera unitaria.
Non siamo ancora alla perfezione stilistica e letteraria di "Inland empire" ma poco ci manca, facendo di "Mulholland Drive" un pezzo fondamentale della sua filmografia. Non solo regia stratosferica ma interpreti altrettanto fenomenali. Le due donne, la Watts e la Harring si sfidano in bellezza ed e’ scontro tra divinita’. Scene erotiche memorabili ma cio’ che piu’ conta e’ la bravura che vede la Watts sfiorare la perfezione. Anche il resto della truppa non e’ da meno e senza dettagliare, prendere in blocco e assegnare un bel massimo dei voti.
Non c’e’ Lynch senza "Mulholland Drive", ricordatelo bene.

Scheda IMDB

4 Responses to Mulholland Drive – David Lynch

  1. lapinsu scrive:

    L’ho visto un paio di volte ma non c’ho mai capito un cavolo.
    Il cambio di prospettiva quando i ruoli delle protagoniste si ribaltano non l’ho mai capito.
    Per me il cinema è prima storia e poi stile narrativo: se viene meno la prima non riesco proprio a farmelo piacere.
    E’ per questo che Lynch non l’ho mai capito ed apprezzato.

    • Capisco, come capisco chi invece lo adora anche sola per l’estetica che infonde in ogni pellicola.
      Per cio’ che mi riguarda, come ho avuto modo di scrivere per quanto spazio e tempo siano ristretti per un’analisi completa, credo che Lynch vada preso in blocco e letto nel complesso di tutti i suoi film facenti parte di un solo grande schema. Voglio dire, se mi chiedi chi siano i due anziani o il barbone, o cosa rappresenti il cubo, posso solo risponderti contestualizzando ogni elemento all’interno di un quadro generale che abbraccia tutta la sua carriera.
      Che comunque in gran parte dei suoi film egli giochi col tempo e/o le dimensioni, qui e’ abbastanza chiaro, cosi’ come e’ chiaro che le due storie sono parallele e speculari, il teatro il giro di boa e cio’ che vediamo puo’ essere cio’ che e’ avvenuto su due piani di realta’ differenti, oppure e’ il fatidico ultimo istante di vita della Watts dove rivive la sua esistenza, riveduta e corretta. C’e’ chi lo legge in chiave freudiana, chi metafisica ma alla fine sempre di un circolo (o rimbalzo) temporale si tratta, cosi’ come in “Strade perdute” e “Inland Empire”.
      Come me ami le storie, quella di Lynch puo’ essere sublime se hai voglia di affrontarla ma va visto tutto, anche in ordine sparso ma tutto.
      Dimenticavo, in tutto questo “Eraserhead”, e’ il passepartout dell’intera sua opera ed e’ straordinario che sia il suo primo film…

  2. R. scrive:

    L’ho sempre trovato una meraviglia, per via delle infinite accezioni in cui può per natura essere analizzato (a partire dalla scatola blu, che per alcuni rappresenta l’apertura manifesta dei contenuti del super-ego, per altri un portale dimensionale…) ed “incollato” addosso alla nostra esperienza personale. Mulholland Drive ha il pregio di spiegarci che affinché qualcosa sia grande, non necessariamente deve essere comprensibile in toto, a tutti i costi. A mio parere, tutta la prima parte è una fantasia compensativa, da cui Diane si “sveglierà” definitivamente capendo che la realtà, come l’ambitissima Hollywood, è una trappola crudele.

    • L’interpretazione psicanalitica e’ una delle più accettate e spiega molto ma ancor meglio e siamo tutti concordi, e’ la varieta’ di possibilita’ schiuse innanzi che gia’ oggi fanno del film un classico senza tempo.
      E’ la grandezza di Lynch, il suo fascino irresistibile, la vera fantasia che diviene potere…

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