L’uomo d’acciaio – Zack Snyder

L'uomo d'acciaioSuperman, basta la parola. La domanda semmai e’: ha senso riproporre l’ennesima trasposizione cinematografica di un personaggio del 1938, padre finche’ si vuole di tutti i supereroi ma proprio per questo esaurito sotto ogni aspetto? Per Snyder evidentemente si e assieme a lui Nolan che in casa DC ci sguazza da tempo coi suoi Batman fenomenali.
Chiaro e’ che la storia deve essere riscritta per renderla piu’ appetibile e diciamolo, sensata nel nuovo millennio percio’ Krypton diviene un mondo morente dominato da caste guerriere e Russel Crowe, Jor-El il padre biologico di Superman, riesce a mettere in salvo il figlio assieme ai codici genetici dell’intera popolazione del pianeta.
Michael Shannon, il generale Zord cerchera’ di fermarlo e nel contempo prendere il potere politico e militare ma non riuscendo in nessuno di questi sara’ intrappolato nella zona fantasma e liberato quando Krypton esplodera’. Incontrera’ Kal-El, Superman ovvero Henry Cavill gia’ adulto e lo scontro mettera’ in gioco il futuro dei terrestri e dei kryptoniani.
Da tempo penso che Superman sia un personaggio bollito e poi tra DC e Marvel preferisco decisamente quest’ultima. Certo gli ho voluto molto bene, come non volergliene ma i giochi sono conclusi da tempo.
Ad attrarmi sono stati i nomi di Snyder e Nolan, il primo come vero e proprio fenomeno ancora non del tutto compreso e in parte inespresso, il secondo una macchina da guerra su tutti i fronti, scrittura, regia e produzione.
Il risultato finale e’ un film molto, molto buono, sotto tanti versi ottimo. Innanzitutto perche’ Snayder dimostra ancora una volta di conoscere l’argomento e non per un corso accelerato ma con la passione di chi e’ dentro alle storie dei supereroi da bambino, avendo percio’ assimilato la filosofia dei personaggi e il contesto degli universi letterari sia sul piano ludico che quello etico. Solo cosi’ e’ possibile stravolgere delle storie senza toccare l’essenza fenomenologica e ontologica dei personaggi. Sotto questo aspetto Superman c’e’ tutto e non e’ un caso che tanto spazio sia riservato ai due padri, alieno con Crowe e terrestre con Kevin Costner. E’ un Superman piu’ oscuro di come lo ricordiamo, eppure resta forte delle proprie convinzioni e del proprio pensiero, come a dire che il superuomo e’ dentro, merito anche del lavoro quotidiano e certosino di un genitore. Azzeccata percio’ la chiave di lettura di Nolan che capisce il vero punto debole di Superman, cioe’ Clark Kent, inteso come l’adulto giornalista del Daily Planet costretto a cambiarsi d’abito negli sgabuzzini e lo elimina completamente dalla storia, salvo il finale evitabile ma comprensibile per un possibile seguito e per accontentare chi del personaggio conosce il riassunto da Wikipedia. Snyder a sua volta si fa regista di un Superman esaltante, oltre ogni immaginazione in una perfetta trasposizione live-action di un combattimenti che su carta abbiamo solo potuto immaginare.
Altro merito del team di produzione e’ il casting, a partire da Cavill, perfetto connubio tra imponenza fisica e maturita’ interiore, Shannon che abbiamo gia’ conosciuto e apprezzato ma che comunque sorprende nella sua fisicita’, gli imperiosi Crowe e Kostner, quest’ultimo finalmente in un ruolo con un senso e un po’ tutti gli altri, tolto forse Laurence Fishburne che come Perry White non ci sta a dire nulla e al contrario Antje Traue che nel ruolo secondario di Faora-Ul brilla di luce propria.
Grande cinema fatto da grandi professionisti. Leggibile sotto molti livelli, va visto.

Scheda IMDB

4 Responses to L’uomo d’acciaio – Zack Snyder

  1. Ivan scrive:

    Devo dire che da parte mia non ho apprezzato nella stessa misura il lavoro di Snyder. La prima parte risente in positivo del lavoro di Christopher Nolan, ma la seconda metà del film è solo una cozzaglia di calci e pugni veramente interminabili, senza tensione. Però su una cosa non possiamo che essere d’accordo (ed è ciò che più conta): Nolan è un regista fantastico e geniale. Se ti interessa la mia opinione trovi la mia recensione su thecinemacompany!😉 ti aspetto

    • Vero, l’azione alla fine prende il sopravvento ma attenzione Snyder e’ un regista cresciuto a comics e wuxia, stessa stoffa dei Wachowski e dei Tarantino e l’azione “ignorante” fa parte di una cifra stilistica propria.
      C’e’ anche da dargli atto di aver trasposto visivamente e per la prima volta, un combattimento “alla Superman”, come lo abbiamo sempre immaginato.
      Passo a leggere da te!🙂

  2. lapinsu scrive:

    Mi fa piacere leggere una bella recensione di questo film.
    Credo di essere stato uno dei pochi ad apprezzarlo, quantomeno qui su WP: https://lapinsu.wordpress.com/2013/11/04/man-of-steel-luomo-dacciaio/

    Come scrissi illo tempore, in Man of Steel l’azione diventa autoreferenziale: non più uno strumento di narrazione, ma narrazione essa stessa. Questa scelta è sicuramente discutibile, probabilmente a molti non è piaciuta, ma io l’ho apprezzata perchè credo che una dimensione fatta di pura (ed esasperata) azione sia quella ideale per un personaggio come Superman. Inutile inseguire le ambientazioni fosche e misteriose del Cavaliere Oscuro (sempre lui, punto di riferimento per qualsiasi film supereroistico), perchè l’Uomo d’acciaio è un personaggio troppo trasparente per entrarvi in sintonia. E non è quindi casuale che la parte del film a funzionare di meno sia la prima, quella in cui Clark ancora non ha ancora indossato il costume e fatica a convivere con la sua eccezionale diversità, mentre la seconda (quella più action) è semplicemente esaltante.

    • Siamo sulla stessa linea e in merito leggi anche quanto ho risposto a Ivan nel commento precedente.
      Il problema di Superman e’ Superman stesso. Troppo abbiamo letto su chi sposta pianeti, viaggia nel tempo ed entra nel nucleo delle stelle come in un bar. Ora cosa vuoi fare per recuperarlo, togliergli forza e poteri?
      Restera’ un Superman annacquato peggio di prima. In virtu’ di questo lo definisco un personaggio bollito ed irrecuperabile. Ancora peggio un inconcepibile Clark Kent separato dal suo alter ego da un paio d’occhiali e il ricciolino in fronte. Alla fine resta l’azione e che sia almeno grandiosa, percio’ Snyder ha ragione e come ben riassumi, divenga narrazione essa stessa.

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