Under the skin – Jonathan Glazer

Under the skinPer molti Glazer e’ un nome sconosciuto. Appena tre film al suo attivo, molti videoclip e spot ma per il resto non lo si puo’ dire un habitué del grande schermo. Eppure e’ un regista straordinario, narratore di storie semplici ma dall’incedere travolgente. Minimale ed ipnotico, suo e’ lo straordinario "Sexy beast", film da tempo nella mia top ten, "Birth – Io sono Sean", forse il piu’ celebre e piu’ ordinario dei tre e questo. Suoi sono anche due tra i primi cinque videoclip nella mia personalissima classifica (quali? "Street spirit" dei Radiohead e "Rabbit in your head" di UNKLE e Thom Yorke, entrambi imperdibili).
"Under the skin" gia’ inizia con uno degli incipit piu’ accattivanti di sempre, una sorta di anti-"2001: Odissea nello spazio", direzione opposta al capolavoro kubrickiano dove dalla vastita’ cosmica si scende all’uomo o la donna nello specifico, la sempre piu’ bella Scarlett Johansson, questo e’ da dire, predatrice di uomini, macchina perfetta per catturare giovani maschi che non possono evitare di cascare nella sua trappola.
Terra di Scozia, terra di leggende, di antichi dei e antichi mostri e l’aliena Scarlett ricrea il mito delle selkie, la cui pelle cela la natura di foca o donna, extraterrestre in questo caso.
Ancora una volta Glazer centellina le informazioni ma non passa istante che non si avanzi nella comprensione di cio’ che accade. Telecamera digitale, riprese dall’interno dell’automobile come webcam nascosta e poi gli effetti speciali che esplodono quando meno te lo aspetti. La Johansson e’ straordinaria nel suo essere aliena a questa Terra e agli uomini e nello sforzo di farsi umana, la sua diversita’. Coraggiosa nel nudo integrale, sa di spendersi per un grande film, diverso dai clamori hollywoodiani che avrebbero dato ben altro risalto alla performance e comunque serve intelligenza, molta intelligenza per lei, star di prima grandezza, capire l’importanza di un’opera che sulla carta e’ molto semplice e in altre mani un’evitabile banalita’
Straordinario, letteralmente straordinario..

Scheda IMDB

7 Responses to Under the skin – Jonathan Glazer

  1. lapinsu scrive:

    Ipnotico.
    Disturbante.
    Bello.
    Senz’ombra di dubbio bello.
    Mai avrei creduto che il nudo integrale di scarlett johansson potesse essere la cosa meno interessante di un film ma, effettivamente, è così.

    • E’ assolutamente cosi’. Tolto come dire, l’impatto emotivo della sua visione, sono esterrefatto dall’intelligenza che una star di prima grandezza come lei ha dimostrato nell’accettare un ruolo che se ci pensiamo, sulla carta si riassume in una pagina. Cio’ significa grande capacita’ di leggere dentro al testo e una fede incommensurabile in un regista che sappiamo un gigante pur centellinando il suo lavoro.
      Poi viene il film e beh… li’ c’e’ davvero tutto…

  2. Mi spiace molto esprimermi in modo totalmente opposto… visto il film qui consigliato, l’ho trovato parecchio noioso: belli gli effetti speciali e magari bella l’idea di svelare pian piano l’identità della protagonista (anche se purtroppo…era scritto ovunque che si trattava di un’aliena… !! spoiler a go-go in ognidove) ma non decolla mai.. è ripetitivo ed è vero: disturbante (ma in senso negativo). Scene troppo lunghe non capisco come possano essere partorite da uno specialista di videoclip che dovrebbe invece puntare tutto sulla velocità e sul dono di sintesi. Un esercizio artistico troppo fine a sè stesso, si discosta dall’anima propria del cinema che ritengo sia essezialmente “pop” ! Tutti i film pluripremiati sono sempre stati “pop”: se ad essi si unisce ANCHE l’arte allora diventano pietre miliari del cinema ma… senza l’essenza popolare la “settima arte” diventa inaccessibile, incomprensibile e tradisce la sua propria origine : meglio cento volte “Expandables 3” tanto per intenderci: lo spettatore cinematografico dev’essere in primis colpito, lasciato voglioso di vedere la prossima sequenza, di seguire la storia…in altre parole “intrattenuto” (entertainment). Qui invece non si vede l’ora di arrivare alla fine, non si vede l’ora che certe scene si interrompano per vedere se almeno dopo, c’è qualcosa di interessante. Io sono tutta la vita per IMDB piuttosto che per ROTTENTOMATOES: mi fido dei giudizi degli spettatori medi, piuttosto che dei critici perchè quando lo faccio, solitamente riesco a vedere un film che, forse non è un’opera d’arte, ma almeno mi fa “divertire”, mi intrattiene. Il cinema americano con le grandi case produttrici ci insegna anche un po’ questo: grandi budget, grandi attori, grandi scenografie e grandi effetti speciali sono ingredienti non sufficienti per fare un grande film, ma sicuramente sufficienti per arrivare al “6”, a dimostrazione che il cinema è soprattutto “pop”. Se non disponi di ciò (cinema non hollywoodiano) devi mettere fuori grande originalità ma in ogni caso, mi devi “intrattenere” con la voglia di un bambino che è ansioso di sapere come andrà a finire.. Glazer qui mi sembra un esperto ed originale clip-director (si dirà così ?) che ha preso un’idea, una storia, e invece di svolgerla con la velocità che contraddistingue chi si occupa di corti, l’ha diluita e diluita e diluita rendendola infine un’agonia di cui non si vuol altro che arrivare alla fine.

    • Cio’ che affermi ci sta, ci sta tutto se non si entra in sincrono col film. Gusti certo ma anche una affinità’ mentale col suo lavoro.
      Non lo ritengo pero’ un esercizio, semmai una sfida che mi ricorda certe composizioni minimaliste e l’arte programmatica, dove non sono i pattern a definire l’andamento o le linee a descrivere il segno, ma la combinazione e lo sviluppo degli elementi. Cio’ che puo’ essere non senza ragione definito un lento progresso, puo’ essere una corsa a perdifiato in una logica di costruzione col minor numero di dettagli possibili.
      Proprio parlando di clip, il film mi ha riportato alla memoria “Rabbit in your headlights”, dove in fondo accade qualcosa di strano, incessantemente, ripetutamente e alla fine tutto esplode e quanto s’e’ visto prima e’ servito a caricare una spasmodica tensione. Dirai che il clip dura minuti e il film supera l’ora, in realta’ la tensione cresce di pari passo e di pari passo entrambi hanno il botto liberatorio conclusivo.
      Mi piacerebbe un tuo parere su “Sexy beast”, film in apparenza diverso eppure cosi’… Glazer. Sappimi dire, ci tengo.

  3. Pingback: Under the skin | Lapinsù

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