Le conseguenze dell’amore – Paolo Sorrentino (script)

PORTIERE: Dottore, c’è suo fratello.
TITTA: Me lo passi.
PORTIERE: Non è al telefono, è qui in persona.
VALERIO DI GIROLAMO: Fratellone. Bello.
TITTA: Ti prego, non sopporto le mani in faccia, hm?
VALERIO: Scusa.
TITTA: Che ti devo raccontare?
VALERIO: Non lo so, qualsiasi cosa, a piacere. Puoi pure inventare, se vuoi.
TITTA: Non ho molta immaginazione.
VALERIO: Porca puttana, è un’impresa titanica fare due chiacchiere con te.
TITTA: So’ sempre da solo. Non sono più abituato a parlare.
VALERIO: Ho capito, è per questo che dovresti approfittare di me.
TITTA: Quando hai detto che riparti?
VALERIO: Già ti sei rotto il cazzo.
TITTA: L’ho detto per fa’ due chiacchiere…
VALERIO: Parto domani per le Maldive. Un villaggio, cercavano un istruttore di surf per tre settimane.
TITTA: Papà come sta?
VALERIO: È morto, ma nessuno gliel’ha detto.
TITTA: E chi l’ammazza, quello?
VALERIO: Non lo chiami mai.
TITTA: E perché lo dovrei chiama’? Per sentirmi dire ogni volta che sono un criminale?
VALERIO: Hai solo avuto sfortuna.
TITTA: Sfortuna non esiste. È un’invenzione dei falliti. E dei poveri.

VALERIO: Vabbè, comunque papà non se la passa bene, perché lui vorrebbe finire la sua vita a Salerno, dice che Roma non è la sua città, però mamma non vuole trasferirsi, e…
TITTA: Tua madre mi è sempre piaciuta.
VALERIO: Ah, ah, ah! Ah! Grazie. Lei è molto bella, lo sa questo? Io parto domani per le Maldive, perché… perché non viene con me?
SOFIA: Non sto bene in costume da bagno.VALERIO: Ah, brava, ottima risposta. Eh? Quando fanno così, di solito ci stanno. E tu non ce l’hai una ragazza? Una donna? Ho capito: non ce l’hai. Te lo ricordi Dino Giuffrè, il nostro vicino di casa?
TITTA: Certo che me lo ricordo.
VALERIO: Eravate amici da piccoli, no?
TITTA: È il mio migliore amico.
VALERIO: Ma perché, lo vedi ancora?
TITTA: No. non lo vedo e non lo sento da vent’anni.
VALERIO: Ah, beh, allora… Allora è un po’ arduo definirlo il proprio migliore amico, o no?.
TITTA: Invece lo è.
VALERIO: Ho capito. È il tuo… è il tuo amico immaginario, come ce l’hanno i bambini. È quello… è quello a cui dici tutte le cose che non dici a me. Le dici nella tua testa, bene!
TITTA: Vedi che Dino Giuffrè è il mio migliore amico e basta. Quando si è stati amici una volta lo si è per tutta la vita.
VALERIO: Che cazzata. Vabbè, comunque, ti stavo dicendo, la settimana scorsa ho incontrato la sorella di Dino Giuffrè.
TITTA: Mh.
VALERIO: Lo sai che cosa mi ha detto?
TITTA: Mh.
VALERIO: Che non vive più a Salerno. Lavora per l’Enel, su una montagna del Trentino Alto-Adige, lui ripara le linee. Sai quando ci sono le tormente e va via la luce? Ecco, lui si arrampica sui piloni e ripara la linea. Pure di notte, col freddo, il vento, il gelo…
TITTA: E allora?
VALERIO: Ti rendi conto che cazzo di lavoro infame s’è messo a fare Dino Giuffrè o no?
TITTA: È un lavoro come un altro.
VALERIO: Non è un lavoro come un altro. Vuol dire fare una vita di merda. Vuoi mettere col fare l’istruttore di surf? In mezzo ai Caraibi?
TITTA: Tu sei sempre stato un uomo superficiale. Anzi, non sei neanche un uomo. Sei soltanto un ragazzo.

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