Guida galattica per autostoppisti – Douglas Adams, Karey Kirkpatrick (script)

NARRATORE: I Vogon sono una delle razze più sgradevoli della galassia. Non sono cattivi, ma insensibili burocrati zelanti con un pessimo carattere sì. Non alzerebbero un dito per salvare la propria nonna dalla vorace Bestia Bugblatter di Traal senza un ordine in triplice copia spedito, ricevuto, verificato, smarrito, ritrovato, soggetto a inchiesta ufficiale, smarrito di nuovo, e alla fine sepolto nella torba per tre mesi e riciclato come cubetti accendifuoco. In nessun caso dovete permettere a un Vogon di leggervi le sue poesie.
FORD: Non sanno pensare, immaginare. I più nemmeno scrivere. Loro amministrano. E se non troviamo sùbito un passaggio, non ci vorrà la Guida per scoprire quanto può essere sgradevole un Vogon. Oggi hanno già distrutto un pianeta, e quindi sono già un pochino… iii…
VOGON: Argh! Argh! Argh!
ARTHUR: Ah… Che cos’è?
FORD: Dammi l’orecchio!
ARTHUR: Eh? Ford! Ah! Spetta! Aaah!
JELTZ: Senza volere abbiamo imbarcato un paio di autostoppisti a bordo.
FORD: Il pesce ti sta traducendo!
JELTZ: Dobbiamo arrestarli, e…
ARTHUR: Meee!
NARRATORE: Il Babelfish è piccolo, giallo, ricorda una sanguisuga ed è forse la cosa più strana dell’universo.
ARTHUR: Aaah!
NARRATORE: Si ciba dell’energia delle onde cerebrali, assorbendo frequenze inconsce ed espellendo una matrice di frequenze consce verso i centri cerebrali del linguaggio. La conseguenza pratica è che se ve ne ficcate uno nell’orecchio comprenderete istantaneamente qualunque cosa in qualunque lingua.
GUARDIA VOGON: Resistere è inutile.
I VOGON: Piano.
II VOGON: Arrivano, arrivano.
III VOGON: Ci siamo! Sveglia!
GUARDIA VOGON: Entrate, forza!
VOGON: Signore?
JELTZ: Che c’è?
VOGON: Autostoppisti.
JELTZ: Oh, affrettoloso Grimorio…
FORD: No, no, davvero, non si disturbi a leggerla.
JELTZ: … le tue suppurazioni sono le…
FORD: L’abbiamo già importunata fin troppo.
JELTZ: … come plergidi gablimbocci su lurgida pe.
NARRATORE: La poesia Vogon è largamente riconosciuta come la terza peggiore dell’universo. Al secondo posto, quella degli Azgoth di Kria. Durante una declamazione del loro Sommo poeta, Gruntos il Flatulento, della sua poesia "Ode a un piccolo grumo di mollume verde trovatomi sotto l’ascella un mattino di mezza estate", quattro nell’uditorio morirono di emorragia interna, e il Presidente del Consiglio Medio-galattico per la Corruzione delle Arti sopravvisse staccandosi una gamba a morsi.
JELTZ: Oh, io strazierotti nei gobbisvarti, con il mio blastogancio.
NARRATORE: La peggiore opera poetica era quella di Paula Nancy Millstone Jennings del Sussex, andata fortunatamente distrutta con la Terra.
JELTZ: E vedi se non lo… faccio! Sì. Allora, Terricoli, vi offro una scelta. O perire nel vuoto cosmico, o… ditemi che pensate della mia poesia.
ARTHUR: Ah… a… a… me è… è… è… è piaciuta un sacco.
JELTZ: Hm?
FORD: Sì. Vai così! Così! Tatto ci vuole, tatto.
JELTZ: Hm…
ARTHUR: A… alcune parole non le ho capite tanto, ma ho trovato molto evocative le figure retoriche.
JELTZ: Hm. Continua.
ARTHUR: Beh, ah, sì, a… fu… soluzioni ritmiche interessanti, che fanno come da… contrappunto alla permeante metafora dell’umanità del…
FORD: Vo… Vogonità!
ARTHUR: Vogonità! Scusi! Vo… vo… vogonità dell’anima del poeta.
JELTZ: Hm. Ah. Quindi stai dicendo che io scrivo poesie perché, hm-hm, sotto questa malvagia, insensibile scorza, voglio solo essere amato?
FORD: Sì. Sì. Sì.
ARTHUR: Sì. Sì. Sì. La prego.
JELTZ: Oh… Buttateli fuori!
FORD: No! No! No!
ARTHUR: E piano! Piano!
GUARDIA VOGON: Resistere è inutile.
FORD: Ah! Ma piantala! Trovati un lavoro! E lavati le mani! Don’t panic. Niente panico.
ARTHUR: Insomma, ci siamo. Stiamo per morire.
FORD: Sì. Stiamo per morire. No. No! Che cos’è?
ARTHUR: Ah, che c’è?
FORD: Che cos’è? Che cos’è? Aspetta… Niente. Sì, stiamo per morire. Stai sudando. Lo vuoi un abbraccio?
ARTHUR: No.

NARRATORE: Lo spazio, dice l’introduzione alla Guida galattica, è vasto. Ma proprio vasto! Neanche ve l’immaginate quanto enormemente, smisuratamente, sbalorditivamente vasto esso sia… Eccetera. Inoltre dice che se vi riempite i polmoni di aria, potrete sopravvivere nel vuoto cosmico per circa trenta secondi.
OPERATORE TELEFONICO: Il numero da lei chiamato non è al momento…
NARRATORE: Ma essendo lo spazio vasto, come si diceva, le probabilità di essere raccolti entro quel lasso di tempo sono due elevato alla potenza di due miliardi, 79 milioni, 460 mila, 347 a uno. Che, per una strabiliante coincidenza, è anche il numero di telefono dell’appartamento di Islington dove Arthur, a una festa mascherata, aveva conosciuto una graziosa signorina andando miseramente in bianco. Sebbene il pianeta Terra, l’appartamento di Islington e relativo telefono siano andati distrutti, Ford e Arthur sono stati, invece, salvati.
ARTHUR: Ford?
FORD: Sì.
ARTHUR: Mi sento un divano.
FORD: So che cosa provi.
ARTHUR & FORD: Aaah!
TRILLIAN: Alla faccia delle leggi della fisica.
JINJENZ: E torniamo alla notizia del giorno. Il sensazionale furto della più avanzata nave stellare dell’universo, e cioè la Cuore d’oro, rubata alla cerimonia del varo niente meno che dal Presidente della galassia Zaphod Beeblebrox.
ZAPHOD: In nome del popolo, e della libertà, e della democrazia, e tutta quella roba là, ah, ah, io mi rapisco ufficialmente e porto questa nave con me. Yu-uh! E vai! Fantastica nave!
JINJENZ: Beeblebrox, universalmente riconosciuto come la stella meno brillante di svariati sistemi solari, è più famoso per la controversa vittoria su Humma Kavula, secondo il quale in molti erano convinti di aver votato al concorso per l’essere senziente peggio vestito dell’universo conosciuto.
ZAPHOD: Eh! Eh, eh, eh, eh! Grande.
JINJENZ: Humma Kavula è meglio ricordato per la sua campagna diffamatoria "Non votate per lo stupido".
TRILLIAN: Puoi mettere il tuo ego da una parte, solo un momento? C’è qualcosa di importante.
ZAPHOD: Se c’è qualcosa di più importante del mio ego su questa nave, la voglio catturata e fucilata. Eh, eh, ehi, andiamo!
Scherzavo.
GAG HALFRUNT: Che dire? Zaphod è uno fatto così, no?
ZAPHOD: Eh, ah, ah, ah… Ehi, ehi, ehi, ehi, ehi! Scusa, eh? Io la stavo guardando.
TRILLIAN: Il computer dice che abbiamo due autostoppisti nel compartimento d’ingresso.
ZAPHOD: Autostoppisti? Perché tiri su gli autostoppisti?
TRILLIAN: Io? È stata la nave.
ZAPHOD: Come? Come, come… Scusa…
TRILLIAN: Beh, quando ho attivato il Motore ad Improbabilità… Sai, il pulsantone?
ZAPHOD: Sì, lo so.
TRILLIAN: Li abbiamo agganciati qui. Nel settore ZZ9 Plurale Z Alfa. Un momento! È dove hai agganciato me.
ZAPHOD: Come?
TRILLIAN: Sulla Terra.
ZAPHOD: È impossibile.
TRILLIAN: No, solo molto improbabile.
ZAPHOD: Senti, smilza, non ho tempo per queste cose. Abbiamo la polizia di mezza galassia alle costole e ci rimorchiamo autostoppisti? Okay. Ti do dieci e lode in stile, ma… meno parecchi milioni in buon senso. Sei troppo bella, baby, piantala, mi fai impazzire.
TRILLIAN: No. Ci mando Marvin. Marvin?
MARVIN: È meglio che sappiate che mi sento molto depresso.
TRILLIAN: Beh, abbiamo qualcosa che ti terrà la mente impegnata.
MARVIN: Non funzionerà. Ho una mente incredibilmente vasta.
TRILLIAN: Sì. Lo so. Ma… vogliamo che tu scenda nel compartimento d’ingresso numero 2, a prendere i clandestini e ce li porti qui.
MARVIN: E basta? Non mi piacerà.
TRILLIAN: Sì, beh, è la vita.
MARVIN: La vita. Non venitemi a parlare della vita.
JELTZ: Comandante Kwaltz?
KWALTZ: Sì.
JELTZ: Abbiamo localizzato l’astronave Cuore d’oro e il Presidente Beeblebrox.
KWALTZ: Dove?
JELTZ: Nel settore ZZ9 Plurale Z Alfa. Richiedo autorizzazione per iperspazio.
KWALTZ: Tenete la posizione, capitano, fino ad autorizzazione concessa.
JELTZ: Sissignore.
KWALTZ: Chiamatemi il Vice Presidente Questular. Autorizzazione per iperspazio concessa, capitano.
JELTZ: Signore.
VOGON: Ecco qua, non mi piace per niente.

ARTHUR: Quella porta ha sospirato.
MARVIN: Allucinante, vero? Tutte le porte di questa astronave sono programmate per avere un carattere gioioso e solare. Comunque, andiamo. Ho l’ordine di accompagnarvi sul ponte. Ah, fate pure. Io sto qui con un cervello grosso quanto un pianeta, e mi chiedono di accompagnarvi sul ponte. Me lo chiamate un lavoro gratificante? Non direi. Ringraziate la Società Cibernetica Sirio per aver creato i robot con VPP.
ARTHUR: Con VPP?
MARVIN: Vera Personalità di Persona. Sono un prototipo con personalità. Si vede sùbito, no?
TRILLIAN: Arthur?
ZAPHOD: Ehi, smilza, porti le mie mutande? Perché io porto le tue, e non è che sia una festa. Andiamo, dai!
MARVIN: Oh, santo cielo. Ho portato gli alieni. Non ringraziatemi, eh?
ZAPHOD: Oh! Alt!
MARVIN: Alt?
ZAPHOD: Esattamente.
MARVIN: Sono un robot, non un semaforo.
ZAPHOD: Ma non parlavo con te, allegrone.
MARVIN: Ah, ma chi me lo fa fare?
FORD: Zaphod?
ZAPHOD: Ford?
FORD: Zaphod!
ZAPHOD: Sei tu?
FORD: Ah, ah, ah!
ZAPHOD: Ford! Praxibetel Ix! Ah! Che accidenti ci fai qui?
FORD: Non lo so, ho tirato fuori il pollice e mi ci sono ritrovato.
ZAPHOD: È proprio da te!
FORD: E invece tu? Presidente della Galassia! Non posso crederci: hai battuto Humma Kavula.
ZAPHOD: Sei veramente un frugo.
FORD: Dai, vieni, vieni. Ti presento un amico. E… Arthur, lui è Zaphod Beeblebrox.
ZAPHOD: Oh.
FORD: Presidente della Galassia… e mio cugino. È il mio semi-fratellastro.
ZAPHOD: Divide tre delle sue madri con me.
ARTHUR: Ci conosciamo.
ZAPHOD: Ah. Ah, ah! Ma dai!
ARTHUR: Sì.
ZAPHOD: Sì? Oh, mi dispiace, ho una pessima memoria per le specie.
ARTHUR: È lui, Ford, quello di "Vuoi vedere la mia astronave?".
FORD: Hm.
TRILLIAN: Ciao, Arthur!
ARTHUR: Tricia!
TRILLIAN: Come stai?
ZAPHOD: Ehi, Trillian! Ah… questo è il mio semi-fratellastro, Ix. Ah… scusa, scusa. Ford.
TRILLIAN: Ciao.
FORD: Ciao.
TRILLIAN: Ah… ci puoi scusare solo un secondo? Scusa.
FORD: Non… eh… tu… tu sei sceso su quel pianetino e non mi hai chiamato?
ZAPHOD: Scusa, bello, ma sai com’è… Avevo una galassia da governare.
TRILLIAN: Ah, ah, ah!
ARTHUR: Ah, ah, ah! Allora, Tricia McMillan. Ho… ho… ho sentito che ti ha chiamato Trillian. Chi ha ragione di noi due?
TRILLIAN: Oh, l’ho abbreviato, così fa un po’ più "spaziale".
ARTHUR: Fa più spazi… sì, beh, anch’io volevo cambiare il mio in, non lo so, Artùlia, eh, eh, eh!
TRILLIAN: è carino! Eh! Beh, che strana cosa.
ARTHUR: Già.
TRILLIAN: Come sei arrivato?
ARTHUR: Ho tirato fuori il pollice, ed eccomi.
TRILLIAN: Certo.
ARTHUR: Sì.
TRILLIAN: Con il pigiama?
ARTHUR: Andavo di fretta.
TRILLIAN: Hm-hm. Okay. Sapevi che ero qui?
ARTHUR: Oh, non ti illudere. Ho il mio astronauta anch’io.
FORD: Oh, sì, un po’ come il passo del Dingo, sì, sì.
ZAPHOD: Sì, sì.
TRILLIAN: Okay. Senti, ti ho mollato alla festa, e mi dispiace tanto. Ma al mio ritorno ti avrei chiamato.
ARTHUR: Be’, tanto non si può più tornare, no? No? Lo sai che è successo, vero?
ZAPHOD: Ehi, basta pettegolezzi, Trill. Siamo in fuga. Ho rubato la nave.
ARTHUR: Scusa amico, stiamo parlando. Ti dispiace?
ZAPHOD: Beh, la ragazza si sta… Bu! Ah! Ah! Ti ha dato buca, Terra, quindi zitto e mosca, o ti prendo a calci nelle zatch. Vuoi litigare? Vuoi litigare?
ARTHUR: Sì.
ZAPHOD: E dai! Terra vuole litigare.
TRILLIAN: No. No. No.
ZAPHOD: Scherzavo! Sono un giocherellone. Diventiamo amici. Conosciamoci, dai. Non te l’aspettavi questo, vero? È spuntata all’improvviso! Che volpina! Sì! Insegna al tuo amico l’educazione, Ford. È un ospite sulla mia nave! È un ospite sulla mia nave!
FORD: Non hai detto che l’hai rubata?
ZAPHOD: Che cosa? Di che stai parlando? Oh-oh! Non è rassicurante.

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