Conceptual Art – Ermanno Migliorini

Conceptual artLa Mimesis Edizioni mi piace tantissimo. Casa editrice colta e multiforme, dalle scelte editoriali originali e diverse dal solito, gioca coi formati e le categorie, non si spaventa davanti ad alcun genere e offre un’ampissima scelta tra argomenti comuni e non comuni. La difficolta’ dei testi non e’ un ostacolo, non per loro, anzi si percepisce la sfida del pubblicarli, cosi’ come argomenti piu’ usuali come cinema e musica, sono spesso affrontati con un taglio inedito.
Adoro i loro pamphlet di piccolo formato, luci vividissime raccolte in poche decine di pagine che talvolta valgono interi volumi. Non ne ho mai scritto ma ne sto collezionando diversi, di diversi temi ed autori e tutti hanno pagine memorabili.
In questo caso pero’ trattiamo di un testo piu’ corposo, un libro stampato la prima volta negli anni ’70 e ristampato col benestare degli eredi di Ermanno Migliorini, filosofo e professore di Estetica, scomparso nel 1999, molto attento al mondo dell’arte, in particolar modo all’arte concettuale.
Fin dalla prime pagine ci si rende conto di avere a che fare con un libro d’arte diverso dal solito, o meglio di avere a che fare con un libro che parla d’arte ma non e’ d’arte, evidenziando il fatto che Migliorini non e’ un critico ma un filosofo. In tal modo egli procede attraverso un percorso non storico ma filosofico appunto, la definizione di arte concettuale legata al tempo nel quale se ne riconosce la nascita e che vede in Duchamp l’esponente primo e nel ready-made la prima forma di arte cosi’ concepita ma soprattutto e’ l’idea che la sottende ad essere presa in considerazione. Il testo e’ innegabilmente complesso ma Migliorini sa farsi ben comprendere anche laddove scendendo nel cuore delle definizioni, si arriva a delineare l’artisticita’ di un’opera, puntando al grado di poesis, in fondo l’unico metro possibile di valutazione dell’arte. Ora, se il concetto negli anni ’60 divenne il grande obiettivo degli artisti che a quel tempo desideravano evolvere il messaggio, la sfida si sposto’ in breve sulla brevita’ dello stesso o meglio attraverso la sottrazione dell’oggetto, amplificare l’idea, un lavoro di sottrazione che idealmente si vorrebbe esprimere senza l’opera stessa, allontanando sempre di piu’ il significato esterno ed interno, quella duplice interpretazione che se mal gestita, rende impossibile comprendere cosa si osserva.
Percio’ il minimal e il concettuale non perseguono gli stessi obiettivi e malgrado il forte legame, il risultato finale cambia parecchio in caso invece che l”altro.
Come detto il libro e’ complesso ma allo stesso tempo illuminante, qualcosa diverso nel panorama della letteratura sull’arte, comunque uno dei dieci libri che consiglierei di leggere sull’argomento.

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