Automata – Gabe Ibanez

AutomataEffetto serra un cavolo. Nel 2044 a far fuori il 99% dell’umanita’ saranno gigantesche eruzioni solari che desertificheranno gran parte del pianeta, ripulendolo dei suoi abitanti. I pochi milioni rimasti vivono in citta’ fortezze sempre meno tecnologiche e sempre meno stabili, anche da un punto di vista sociale. Ad un certo punto la salvezza pare giungere da una nuova serie di robot che potrebbero arginare le sabbie ma fallendo miseramente, di loro restera’ scherno, rancore e occupazione di bassa manovalanza.
Nel pieno rispetto delle leggi asimoviane della robotica, anche questi hanno delle regole, la prima impedisce loro di far male agli esseri umani, la seconda di modificarsi ed e’ qui che entra in gioco un esauritissimo Banderas, agente assicurativo, che inizia a imbattersi in strani casi nei quali i robot senza la seconda regola applicata, modificano loro stessi, avviando un processo di autocoscienza.
Mi confesso sorpreso. Mai sentito parlare di Ibanez e come tutti coloro alle prese con fantascienza a basso costo, deve giocarsela di testo e tecnica per venirne a capo. Un buon punto di partenza e’ Asimov e non solo per le leggi della robotica ma per l’intera vicenda che ha ben piu’ di un punto di contatto con "Io Robot" e comunque pesca nell’immaginario di molta fantascienza, cinematografica e non.
Forse troppo ispirato per essere un prodotto veramente originale e per la stessa ragione non ha un padre ben identificabile e anche per questo desta attenzione. Molte per cosi’ dire, le licenze poetiche da concedere al testo ma credo serva sorpassare la forma e consentirgli di veleggiare nel pathos.
E’ un film dal sapore antico, carico della tristezza che permeava il cinema fantascientifico degli anni ’70, quel misto di rassegnazione per un futuro oscuro con una piccola luce di speranza che si staglia sul fondo tetro. In fondo "Automata" si puo’ pensare come il "2002: la seconda odissea" o "2022: i sopravvissuti" del nuovo millennio.
Certo, anche questo film si aggiunge alla schiera ormai sempre piu’ lunga del buonismo informatico alla "Her" per intenderci,  dove contrariamente ai decenni passati, le macchine sono buone, le macchine sono intelligenti, noi essere umani siamo cattivi e stupidi o almeno a piu’ d’uno fa comodo sia cosi’..
Da tutto, comunque un bravo a Banderas. Non posso dire di essere un suo fan ma mai ho avuto a ridire sul suo operato. Qui e’ drammatico quanto basta, non voglio dire sprecato ma certo valorizza il prodotto nel suo complesso. Rivediamo con piacere l’ex moglie Melanie Griffith, proprio in quel periodo in fase di divorzio.
Molto invecchiata e vebbe’, e’ il cerchio della vita. Potente Robert Forster, vecchia scuola e appena glielo concedono, sa come farsi apprezzare.
Ottima la colonna sonora, drammatica e sinfonica, Handel e Jacques Mathias Oliviera a raccontare il tramonto della razza umana, scelte azzeccate entrambi.
Non mi ha fatto perdere il sonno ma alla fine mi e’ piaciuto su tutta la linea.

Scheda IMDB

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