Muri – Nino Migliori

MuriLa mostra che qualche anno fa Bologna tributo’ a Migliori, suo grande figlio fotografo, fu non solo doverosa ma ben organizzata, splendida nel rappresentare una carriera a dir poco decennale, un artista che ha percorso stili e tecniche, mode e tendenze, epoche e genti.
Egli e’ cronista e pittore, con la fotografia ha raccontato epoche e costumi e nel contempo ha usato la pellicola in tanti di quei modi da sperimentarne le possibilita’ sino ai massimi confini.
Nino Migliori e’ oggi un ragazzo di quasi 90 anni, lo vedi e lo ascolti e capisci quanta forza creatrice vi sia in lui e quale padronanza abbia della materia, data dall’esperienza certo ma non di meno derivante dalla scintilla creatrice con la quale si nasce, non la si crea e al limite la si coltiva.
Ebbene delle decine e decine di serie e progetti, delle migliaia di foto che ancora oggi ci regala, "Muri" e’ forse quella che meglio lo rappresenta.
In primo luogo perche’ parliamo di un percorso durato oltre 20 anni, dagli anni ’50 sino alla fine degli anni ’70, poi perche’ pur restando il tema centrale inalterato, i muri appunto, obiettivo, esposizione e risultato cambiano e non poco, mostrando di fatto tanti progetti dove sembra essercene soltanto uno.
Nei primi anni, i ’50 appunto, Migliori si concentra su macchie e muffe, creando di fatto il parallelo fotografico con l’informale e il nucleare, i sacchi di Burri piuttosto che gli Achromes di Manzoni. La matericita’ impedita dalla piatta bidimensionalita’ della carta fotografica, non impedisce alle asperita’ dei muri di emergere potenti ed espressivi, drammatiche e sorprendenti, merito di uno studio attento su luci e ombre, nonche’ un occhio predisposto a cogliere le forme più inusuali ed espressive. Il passaggio successivo sono i poster e le affissioni, facile parallelo col lavoro di Mimmo Rotella, con molta piu’ ironia che non sottrae importanza al valore di storico e antropologico, valori che diventeranno tema portante della fase successiva, quella degli anni ’70 dove le scritte e le incisioni divengono arte indiretta e in parte cronaca di un periodo e di un’epoca.
Il libro, catalogo della mostra tenuta a Dozza di Bologna nel 2004, raccoglie un centinaio di foto a colori e in bianco e nero, grande formato per godere al meglio del lavoro di Migliori ed e’ un piacere sincero.
Non e’ la serie di Migliori che preferisco, ugualmente pero’ mi sento di consigliare il libro come introduzione al suo lavoro.

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