I re del cinema – Costanzo Costantini

I re del cinemaTrovo il libro nei remainder del mare. Prezzo ancora in lire, editore quasi famoso e tutta l’aria da riassunto per shampiste con la voglia di passare per informate sui fatti. Sfogliandolo pero’ mi accorgo che i nomi sono importanti e frasi lette qua e la, promettono di valere il paio di euro scritti in copertina.
Si tratta della raccolta d’interviste a grandi registi che Costantini ha raccolto dagli anni ’60 sino agli anni ’90 con prevalenza per il decennio 1970.
Interviste in realta’ non e’ il termine giusto, o meglio in alcuni casi lo sono, in altri trattasi di testi tra aneddotica, ricordi e biografia.
Il lasso di tempo e’ molto ampio e probabilmente il contesto diverso, quindi abbiamo a che fare con testi di qualita’ discontinua e in generale piuttosto bassa.
Voglio dire, il tizio non riesce a intervistare Dario Argento percio’ s’inventa un pezzo nel quale racconta di averlo conosciuto una volta e pranzo ricordando che ogni dieci minuti andava in bagno. Molto imbarazzante e non certo per Argento.
Oppure scrivendo di Ferreri, il nostro azzarda oscenita’ del tipo: "allorche’ in Italia comincia ad infuriare il vento del maccartismo, […] approda in Spagna". Cioe’ secondo Costantini, in Italia i comunisti non potevano fare i film, percio’ emigra in Spagna. Con Francisco Franco. Il dittatore fascista. Mah…
Ecco questi sono gli effetti deleteri del lasciare il cinema italiano in mano ai possessori di tessere come unico criterio qualitativo.
In generale Costantini e’ l’emblema dell’incapacita’ eppure qualcosa si salva, non certo per merito suo, quanto per gli intervistati dove, anche solo su una frase o un aneddoto, danno un senso ad un libro che altrimenti non ne avrebbe. Per quanto pessime, interviste a Tarkovskij , Russell, Bergman, Coppola o Hitchcock hanno sempre un loro perche’. Molto divertente poi come alcuni intervistati riducano Costantini ad un ammasso di carne cruda vedi Warhol che non solo non si fa mettere nel sacco ma disintegra il poveretto che almeno, non si sa quanto consapevolmente, ha il coraggio di rendere pubblica la sua débâcle professionale.
Insomma, se lo troviamo venduto a peso e non a pagine una ragione c’e’. Nel caso dategli un’occhiata.

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