L’Argent – Robert Bresson

L'argentTratto da un racconto di Tolstoj, "L’Argent" e’ la storia, meglio dire la parabola di come un piccolo male possa a valanga tramutarsi in un disastro per tante e tante persone e sara’ un ragazzetto viziato ad iniziare tutto.
Dopo il rifiuto del padre ad aumentargli la paghetta, si rivolge per un prestito ad un amico, il quale gli dara’ una banconota falsa da smerciare, banconota incassata da un negoziante, il quale a sua volta la rifilera’ ad un operaio che sara’ accusato di essere un falsario.
Dopo aver perso il lavoro, accettera’ di fare da autista per una rapina ma sara’ catturato. Nel frattempo il negoziante verra’ truffato dal suo commesso corrotto e cosi’ via in una irrefrenabile discesa nella tragedia e nella dannazione.
Storia con morale, spiritualita’ forte e accentuata nel grande russo come nel francese. Lasciamo stare la facile interpretazione dove il male genera il male.
Dissoluzioni di valori, il denaro come sterco del diavolo ma il denaro e’ in fondo uno strumento innocente nelle mani quelle si colpevoli, di chi lo adopera. E’ che l’avidita’ non nasce in questi decenni, neppure negli anni di Tolstoj percio’ questa e’ una storia senza tempo e viene da dire senza rimedio.  L’avidita’ e’ un meccanismo strettamente legato all’essere intimamente uomini, forza negativa ma sempre forza rimane e nei millenni ha permesso il balzo in avanti della specie. L’avidita’ e’ male, l’egoismo non lo e’, non nel senso oggettivista randiano o comunque l’avidita’ colpisce nel suo essere senza freni e senza limiti.
"Quand’e’ che basta Gordon?" domanda Buddy a Gekko in "Wall Street" che da li’ a qualche anno aggiungera’ un nuovo capitolo a "L’Argent" di Bresson. E’ il senso della misura a fare la differenza, una differenza etica perche’ e’ di etica che si parla, equiparando il giovane al vecchio, il lavoratore al disoccupato, il ricco col povero.
Nessuno si salva quando si tratta di avere di piu’, di volere di piu’ percio’ stupido e’ negare l’essenza stessa di essere uomini, meglio sarebbe imparare a circoscrivere il bisogno, il bisogno di un andare oltre, che non necessariamente deve colpire il prossimo.
In questo Bresson trova motivi e ragioni per farne un film e lo fa col suo stile di sempre, misurato nei gesti, volutamente assente nella recitazione che deve essere puro testo lasciato nella sua interpretazione a chi guarda e ancora una volta lo spettatore diviene parte integrante del soggetto.
Forse Oliver Stone fa piu’ schiamazzo percio’ ci piace ricordarlo, ma dietro tutto c’e’ il francese.
Ultimo suo film eppure sembra un inizio, non una fine o forse ancora una volta, sta a chi guarda partire da qui.

Scheda IMDB

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