Lacrimae rerum. Saggi sul cinema e il cyberspazio – Slavoj Zizek

Lacrimae rerumIncontro Zizek per caso e grazie ai tizi di Mimesis. Gia’ parlato bene della case editrice di Sesto S. Giovanni in passato, aggiungo ora che li trovi spesso in giro per l’Italia quando le circostanze offrono occasione di esporre il loro catalogo, una bella abitudine che concilia opportunita’ e necessita’ oltre a dar modo al lettore curioso di scovare autori e scritti inediti. E’ proprio sfogliando una raccolta di suoi saggi che scopro Zizek, filosofo, sloveno, marxista-leninista, attributi sufficienti a scatenare reazioni che vanno dalla risata incontrollata all’orrore puro e invece pregevoli e sorprendenti se di fondo c’e’ intelligenza. E’ un ossimoro certo ma del resto Zizek non e’ uno che si fa intrappolare facilmente dentro recinti ideologici e di stile. Anzi la chiave del suo successo e lo spasso nel leggerlo sta proprio nella sua capacita’ di spaziare tra gli argomenti con iperboli apparenti ma che alla fine legano le une alle altre con eleganza e senso compiuto, seppur molto distanti.
Inoltre Zizek e’ sagace, divertente, brillante in ogni accezione possibile, insomma e’ un vero piacere leggerlo ovunque si cimenti.
Percio’ trovarlo sul cinema e’ un piacere raddoppiato e lo e’ davvero, soprattutto trattando di uomini, generi ed argomenti molto cari. Il libro e’ una raccolta di saggi diversi dove sovente l’incipit diviene un punto di partenza piuttosto che d’arrivo. Da Kieslowski e’ un attimo passare alle corrispondenze bibliche, inevitabile incrociare Hitchcock con Coppola, sempre attraverso i filtri di Lacan, Freud e spesso volentieri Hegel.
Con Zizek ogni argomento si trasforma in una girandola velocissima e multicolore, novello Virgilio conduce il lettore attraverso intricate foreste ragionate e nel mentre ci si domanda come diavolo si e’ giunti si li’, ecco che una frase relaziona persone e cose lontanissime tra loro.
Non sempre ci si trova d’accordo con lui. Su Tarkovskij ad esempio adotta una prospettiva freudiana che in qualche modo relaziona il grande regista scomparso alla madre ma dimentica totalmente la poetica di un uomo contro il regime, esiliato e nell’ultimo film, cosciente della morte imminente. Al contrario con lui, le interpretazioni freudiane di Lynch che di solito si sprecano senza molta efficacia, trovano senso e giustificazione, per quanto continuino a non convincermi sino in fondo.
Fenomenale invece la disamina di Matrix e del cyberspazio, uno straordinario punto di partenza per infinite analisi sull’oggi e lo spazio reale, politica, religione e quant’altro.
Testo straordinario ma straordinario e’ Zizek. Imperdibile.

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