Il disordine perfetto – Marcus Du Sautoy

Il disordine perfettoAncor piu’ che per la fisica, i testi decenti sulla matematica sono un numero davvero esiguo della totalita’ che il piu’ di volte si traduce in giochi di prestigio coi numeri, robe la cui valenza supera di poco quanto facevamo 40 anni fa con le prime calcolatrici tascabili. Du Satoy non e’ certo il primo venuto, professore ad Oxford, specializzato nella teoria dei gruppi, ha raggiunto la fama internazionale col libro "L’enigma dei numeri primi".
Questa volta l’autore resta sulla sua specializzazione, proponendo un trattato se cosi’ possiamo definirlo, sulla simmetria e inizia proprio parlando dell’Alhambra di Granada, palazzo che racchiude mosaici e disegni che di simmetrie appunto, e’ una vera sfida matematica. Cio’ serve a Du Sautoy anche per parlare di se’, incrociare il suo lavoro con vicende personali delle quali francamente interessano il giusto ma in fondo si tratta di qualche decina di pagina sparsa qua e la’ nel mezzo del libro che ne consta quasi 500.
E’ un viaggio il suo non lineare e nemmeno cronologico che toglie la patina di scintificita’ attraverso una disinvolta e discorsiva analisi delle simmetrie presenti in natura, nell’arte e ovviamente nella matematica. Percio’ si inizia nell’800 con le prime formulazioni di Cauchy, Abel, Galois e accenni importanti anche alla loro storia e si arriva al passato recente, quando Du Sautoy conobbe personalita’ del calibro di John Conway, uno dei piu’ importanti matematici viventi, grandissimo divulgatore a sua volte, inventore di giochi, creatore di algoritmi e padre dell’Atlante delle simmetrie, una formidabile raccolta di figure multidimensionali e delle loro simmetrie.
Si sappia solo che l’ultima figura denominata "il mostro" che vive in uno spazio di 196.883 dimensioni e con qualcosa come 8*10^53 simmetrie. Roba tosta che il nostro semplifica al massimo per permettere anche solo di concepire di cosa stiamo parlando.
Nel complesso il libro e’ interessante. Avrei preferito un po’ piu’ di ordine tematico, qualche approfondimento in piu’ e qualche divagazione in meno. In certe parti come la musica ad esempio, si capisce che non gli appartengono e si fa forte l’odore di copia-incolla ma di massima resta sul pezzo con bel fare e mantenendo alta l’attenzione.
Poteva essere meglio realizzato ma si fa leggere.

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