Foto / Industria 02 – Bologna, 24-10-2015 (terza parte)

Foto Industria II - GimpelLeon Gimpel
Parigi all’inizio del secolo scorso era leggenda, lo sappiamo tutti, uno splendore che la I Guerra Mondiale non riusci’ del tutto ad offuscare. L’immaginario artistico e letterario travalicava confini e stagioni ma a un dato momento, complice la tecnologia, questo splendore arrivo’ innanzi gli occhi di chiunque anche grazie al lavoro di Gimpel, Incantato dalle luci che la Parigi degli anni venti offriva, coperta com’era dai neon a loro volta brevettati da pochi anni, Gimpel divenne un testimone privilegiato della sinergia che la tecnologia assieme a un’amministrazione accorta e il commercio, sapevano offrire.  Sfruttando quello che allora era un recente procedimento fotografico chiamato autocromia, Gimpel offri’ al mondo una Parigi stupefacente anche al giorno d’oggi, paesaggio antico ma nel contempo stilizzato e futuristico nell’accezione romantica del termine. Foto di piccolo formato che accresce il misticismo di immagini fuori dal tempo, eterne in quanto stilizzate ed astratte eppure cosi’ presenti in un immaginario che il tempo accenna appena a sfumare.
L’unica osservazione che mi sento di sollevare riguarda la presenza in biennale perche’ e’ vero che in qualche modo ben rappresenta le forze di un sistema che "Foto / industria" racconta ma e’ il discorso tecnico che prevale sul contenuto, diciamo che il medium sovrasta il messaggio.

Foto Industria II - HaoHong Hao
Il tempio, per cosi’ dire, bolognese dell’arte moderna ospita le opere di Hong Hao, artista cinese che da oltre dieci anni lavora a questo singolare progetto nel quale con pazienza a dir poco certosina, cataloga e scannerizza i piccoli e grandi oggetti del suo quotidiano, quelli che potrebbero appartenere a chiunque, riorganizzandoli in grandi pattern cromaticamente omogenei, tematicamente solo in apparenza disordinati laddove talvolta emerge l’esigenza di creare una forma, altre un tema specifico. Percio’ si passa da pura estetica alla constatazione di una maoismo pop e coloratissimo. Il messaggio politico e’ ben preciso, anzi potremmo riassumere il lavoro di Hao in "posseggo quindi sono", in un misto d’ironia e tragica constatazione di un consumismo spaventoso e senza controllo. L’individuo perso in una miriade di inutilita’, smarrito in cio’ che gli appartiene, confonde il proprio valore con cio’ che possiede e serve l’artista per esibirlo e anzi per contrasto esporre un’opera interamente formata da capelli tagliati, per aumentare la confusione tra individuo e oggetti che gli appartengono coi quale fare arte. Mi e’ piaciuto tantissimo, una delle migliori mostre della biennale, il punto pero’ e’: cio’ basta per definire industriale il lavoro di Hao? La critica sul capitale e’ una critica all’industria s’intende ma potrebbe non centrare l’obiettivo delle Foto / industria. Vedremo meglio al tirare delle somme.

Foto Industria II - LinkO. Winston Link
Link fu evidentemente un uomo di grande passione anzi con due passioni importanti, la fotografia e i treni. Per questa ragione divenne uno dei testimoni piu’ importanti di questo mezzo di locomozione al punto che in pochi anni, produsse una copiosa quantita’ di immagini spettacolari e ben caratterizzate. Il treno diviene protagonista non soltanto per l’irrompere nella scena ma come elemento vivente che partecipa, si mostra, sorprende, pare mettersi in posa. E’ in fondo la cifra stilistica di Link, questo e’ ovvio, pero’ il suo non e’ un lavoro tecnico o meccanico, non solo ma il voler a tutti i costi ritrarre persone in momenti di vita comune assieme a treni non per forza al centro dell’attenzione, fa delle sue foto una vera miniera di curiosita’. Nemmeno si preoccupava di raggiungere un realismo assoluto, anzi come in ogni buon ritratto che si rispetti, Link imbastiva dei veri e propri set fotografici, giganteschi s’intende dato il soggetto e le distanze che nelle foto in notturna richiedevano un impianto d’illuminazione di tutto rispetto, hollywoodiano persino. Stiamo parlando degli anni d’oro del cinema, dell’America che ha conquistato mediaticamente il mondo, la seconda meta’ degli anni ’50, quella degli Happy Days e dei drive-in, l’America della torta di mele e dei film di Elvis, l’innocenza vera o presunta di una nazione che della tecnologia e del benessere ha fatto il suo vanto e ragione d’essere. In tutto questo emerge prepotente la meccanica, marginale al contesto Link, forte in quello della biennale. Un bello spaccato di vita che non c’e’ piu’.

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