Foto / Industria 02 – Bologna, 24-10-2015 (quarta parte)

Foto Industria II - NohJason Sangik Noh
Se il corpo umano e’ una macchina, allora il medico e’ un meccanico. Detta cosi’ contestualizziamo il lavoro di  Sangik Noh all’interno di Foto / Industria 2015. Medico chirurgo, specializzato in oncologia, Noh coltiva parimenti la passione per la fotografia e la inserisce all’interno del suo lavoro. Trattando di tumori, la questione e’ delicata e i confini si fanno complessi ed articolati, non troppo lontani dal contesto ma con la distanza necessaria per non urtare i soggetti delle foto e lo spettatore. Se da un lato vi sono gli strumenti quotidiani del lavoro ricontestualizzati in forme e sequenze, vetrini allineati, attrezzi operatori in controluce, tavoli sfumati di organico ed inorganico, dall’altro i referti clinici si mescolano alle storie dei pazienti, grafici e foto, fredde analisi con l’umano destino intrecciati indissolubilmente tra loro. La vita e soprattutto la morte racchiusa in grafici che palano di giorni di sofferenza e paura. Noh e’ preciso ma non freddo, amministra bene e con equilibrio cio’ che espone, fa pensare, fa paura eppure v’e’ anche speranza nelle guarigioni o nelle aspettative di vita. Molto interessante ma tolta la premessa sopra, e’ difficile pensare la mostra in questo ambito.

Foto Industria II - CampigottoLuca Campigotto
Posso dire finalmente? Si, finalmente ad una bella esposizione di fotografia industriale ed e’ ancora meglio se e’ un italianissimo Luca Campigotto a proporcela. In questo contesto i suoi soggetti privilegiati sono il porto di Genova e New York ma non fondo i porti, le navi, i dettagli delle carene e delle gru appartengono a tutti i porti del mondo, non fosse per la magnificenza della costa ligure e il noir statunitense che tanto bene conosciamo da film e telefilm. La sua e’ una ricerca del particolare che nel caso di navi grandi come palazzi, significa volumi giganteschi che si riflettono nel grandissimo formato delle stampe, una miriade di particolari ai quali non si fa mai caso ma che s’esaltano nelle luci artificiali a rendere l’atmosfera a volte surreale quando in fondo, ad essere surreale e’ la forza immane della meccanica quando l’uomo dimostra di saperla governare. Iperrealismo spinto al punto di divenire astratto, campi lunghi che creano nuove prospettive e nuove forme, un gioco incessante di ricostruzione del contesto e dell’oggetto. Soprattutto pero’ immagini bellissime nelle quali si entra coi sensi, da osservare per ore senza fatica alcuna, anzi con grande piacere. Ecco, Campigotto e’ il punto centrale di questa biennale, il perno stilistico e tematico che valorizza una manifestazione di questo tipo. Splendido anche il contesto dello Spazio Carbonesi, certamente si esaltano a vicenda.

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