Foto / Industria 02 – Bologna, 17-10-2015 (quinta parte)

Foto Industria II - Slavin Neal Slavin
Negli Stati Uniti, ma anche in Cina per quanto con molta meno ironia, le foto collettive sono di prassi e uno degli ultimi grandi esponenti del genere fu Neal Slavin.
Negli anni ’80 egli introdusse il fattore umano in quello che doveva essere un documento tecnico o una testimonianza di gruppi industriali, commerciali, servizi o di lavoratori in genere. Difficile da comprendere se tutto sommato parliamo di ritratti collettivi ma cio’ in cui Neal e’ riuscito, e’ stato di contestualizzare le persone al loro mestiere, immergerle nel quotidiano del lavoro pur sottraendoli ad esso per un ritratto in posa, quanto cioe’ di meno spontaneo immaginabile. Percio’ i macellai bevono birra coi loro bei camici imbrattati e i musicisti stanno appesi ad un traliccio come note sospese su un pentagramma. I lottatori di wrestling sudano sfidando l’osservatore e gli operatori del pronto intervento di sostanze pericolose hanno vicino un camion fumante.
Tutti pero’, indistintamente, sembrano divertirsi moltissimo e noi con essi, al punto che e’ difficile pensare si tratti di persone vere e non attori, perche’ in fondo, per una volta e qui e’ merito di Slavin, si rendono le persone protagoniste delle loro vite. Singolare e curioso, una bella testimonianza, forse ancora una volta molto a margine del contesto della biennale ma non fuori luogo.

Conclusioni
Biennale che conferma doti e intraprendenza, altissima qualita’ e persino qualche eccellenza. Una manifestazione iniziata bene e che prosegue per il meglio offrendo la possibilita’ di vedere grandi artisti in contesti strepitosi di una Bologna che quando vuole sa essere bellissima. Pero’ qualche perplessita’ mi rimane. Ho apprezzato, tutto, davvero ogni singola mostra, qualcuna mi ha entusiasmato ma personalmente ho un’altra idea di fotografia industriale. I curatori si badi bene, hanno fatto un ottimo lavoro scegliendo di raccontare l’industria girandogli attorno, mostrandone sfaccettature e rovesci, puntando piu’ sull’arte che sulla tecnica. A giudicare dalla quantita’ di pubblico e’ stata una scelta vincente e lo dico a occhio, senza dati ufficiali e certamente e’ servita ad attrarre anche coloro piu orientati in senso artistico ma senza entrare nel merito della qualita’ dei singoli artisti, tantomeno creando paralleli e confronti, ho preferito la precedente edizione perche’ in linea con la mia concezione di industria raccontata dalla fotografia. Mi e’ mancato Basilico, van Arkel, anche il Cartier Bresson industriale, che ho ritrovato in Gorny, Campigotto e Burtynsky ma sono scelte e preferenze soggettive s’intende, strade diverse che spetta ai curatori decidere. La manifestazione e’ giovane, ci sta la sperimentazione e comunque attendero’ volentieri due anni per la prossima edizione. Consiglio di fare altrettanto.

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