X Congresso Post Industriale, Bologna 31-10-2015 (2a parte)

X Congresso post industriale - LCBNel bel mezzo della performance, postando una foto di Giovanni Mori aka Le Cose Bianche, ho pensato e scritto "il testo e’ la portante, il rumore il messaggio". Ecco, se Djinn e Satanismo Calibro 9 raccontano di un prima, dopo e adesso, Mori e’ cio’ che dimora dentro, egli e’ cantore del disagio che per una ragione o l’altra ci portiamo dietro, noi figli imperfetti di un bagliore televisivo che non basta a colmare l’inquietudine perenne. Le Cose Bianche alla loro prima e ultima apparizione live come recita il manifesto, si accompagna con la forza dirompente e l’esperienza di SSHE Retina Stimulants, connubio potente, marziale, intimamente devastante e il rumore, si diceva del rumore, e’ la cifra emozionale di un discorso che le parole delineano soltanto ma i bassi che colpiscono allo stomaco i soli che spiegano come stanno le cose veramente. Poi come dire, Mori e’ la voce delle nostre giornate peggiori, quelle che in fondo, magari viste da lontano e col giusto distacco, ricordiamo con forza e orgoglio. L’arrivo sul palco di Iugulathor affonda la sua lama violenta nel corpo sonoro gia’ devastante e devastato, e’ l’apologia del delirio e siamo qui per questo.

X Congresso post industriale - Trepaneringsritualen Ci avviciniamo alla fine della serata ma i nervi devono restare belli saldi. Un minimo di scenografia, candele, teschio, incensi e dalla Svezia, prima volta in Italia, Trepaneringsritualen riempie il palco di se stesso, cappio, ossa e sacco di tela che separa il suo sguardo dal nostro, giusto il tempo di toglierlo e colpire col growl straziante che lo contraddistingue. Icona del death industrial, TRP al secolo Thomas Martin Ekelund, porta sul corpo il perche’ sia un artista di culto, uno a cui molti devono qualcosa, colonna portante, o quantomeno ben riconoscibile del genere assieme a gente come Karmanik e Deutsch Nepal. Presenza scenica a dir poco impressionate e si e’ pure risparmiato ma il suo urlo no, quello si lega alle tessiture oscure e demoniache, evocazioni antiche, bagliori e riflessi di poca luce in un luogo molto tetro.
A primo acchito si potrebbe dire folkloristico, spettacolare quello si, una figura che resta, suoni che rimbombano a lungo.

X Congresso post industriale - MZ 412E infine eccoli, gli ospiti illustri. Anche loro dalla Svezia e sempre per la prima volta in Italia, gli MZ.412. Estensione del gigantesco Henrik Nordvargr Björkk, lo si riconosce come uno dei padri dell’industrial black metal. Classe 1971, fu uno dei primi a formalizzare la sintassi di un genere che prese forma e defini’ la propria struttura alla fine degli anni ’80 soprattutto grazie alla Cold Metal Industry, la celebre etichetta indipendente svedese che ha raccolto negli anni il meglio della produzione industriale e gotica in tutte le accezioni possibili. Reputazione quindi guadagnata sul campo e che certo non si smentisce sul palco di Bologna. Anche per loro la presenza scenica e’ a dir poco impressionante nella perfetta mise di sacerdoti di un culto ordinatissimo e molto pericoloso. Nordvargr al centro del palco troneggia e impera, muove le mani sul theremin come evocando antichi riti e forse e’ cosi’. L’organizzazione e’ meticolosa, il suono pure, nulla s’improvvisa, tutto e’ ragionato e calibrato. Visuals in realtime e vuole sempre dire qualcosa oltre allo spettacolo che offrono i nostri. Insomma, stai li e senza tanti perche’ comprendi le ragioni per le quali hanno fatto storia e alla storia ormai appartengono.
Show impeccabile e grande entusiasmo del pubblico che li aspettava con ansia. Aspettative mantenute e se nessuno dei nostri ha nulla da invidiare, i maestri hanno ancora qualcosa da insegnare.

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