L’anima del prete – William Butler Yeats (racconto completo)

Nei tempi antichi in Irlanda c’erano scuole prestigiose dove si insegnava alla gente ogni genere di sapere, e persino i più poveri a quel tempo avevano maggior cultura di molti gentiluomini al giorno d’oggi. Ma quanto ai preti, la loro scienza era superiore a quella di chiunque altro, cosicché la fama dell’Irlanda si diffuse in tutto il mondo e molti re di terre straniere mandavano i loro figli fino in Irlanda perché fossero educati nelle scuole irlandesi.
Ora, a quel tempo, c’era un ragazzino, allievo di una di queste scuole, che suscitava la meraviglia di tutti per la sua bravura. I suoi genitori erano solo dei contadini, e quindi erano poveri; eppure, benché fosse così giovane e così povero, non c’era figlio di re o di signore che potesse stargli alla pari quanto a cultura.
Metteva in imbarazzo persino i maestri; perché quando cercavano di insegnargli qualcosa diceva cose che essi non avevano mai udito prima, mostrando la loro ignoranza. Uno dei suoi punti forti erano le dispute; e andava avanti fino a dimostrarvi che il nero era bianco e poi, quando vi arrendevate, che nessuno poteva batterlo nella discussione, faceva marcia indietro, sosteneva che il bianco era nero, o magari che al mondo non c’era alcun colore. Quando fu cresciuto, i suoi poveri genitori erano così orgogliosi di lui che decisero di farne un prete, cosa in cui riuscirono infine, anche se dovettero ridursi quasi alla fame per trovare il denaro. Ebbene, non c’era in Irlanda un altro uomo colto come lui; ed eccelleva nelle dispute come non mai, tanto che nessuno poteva stargli alla pari. Persino i vescovi cercavano di parlare con lui, ma egli dimostrava loro immediatamente che non sapevano proprio nulla.
Ora, a quei tempi non c’erano insegnanti, ma erano i preti che insegnavano alla gente, e dato che quest’uomo era il più intelligente d’Irlanda, tutti i re stranieri gli mandavano i loro figli, fintanto che aveva posto in casa per ospitarli. Divenne dunque molto orgoglioso, cominciò a dimenticare le sue misere origini e, cosa peggiore, anche a dimenticare Dio, che l’aveva fatto così com’era. Fu preso dall’orgoglio di dissertare, cosicché passando da una cosa all’altra andò avanti per provare che non c’era Purgatorio, e poi che non c’era Inferno, Paradiso, e poi che non c’era Dio; e in ultimo che gli uomini non avevano anima, che non erano niente più dei cani o delle mucche e che quando morivano era la loro fine. «Chi mai ha visto un’anima?», diceva. «Se riuscite a mostrarmene una, ci crederò.» Nessuno sapeva rispondere; e infine tutti giunsero a credere che, non essendoci un altro mondo, ognuno in questo poteva fare quello che gli piaceva; ed era proprio il prete a dare l’esempio, che si prese per moglie una bella giovane.
Ma poiché non si poté trovare prete o vescovo in tutto il paese disposto a sposarli, fu costretto a leggersi da solo la funzione.

Fu un grande scandalo, ma nessuno osò dire una sola parola, perché tutti i figli dei re erano dalla sua parte e avrebbero fatto a pezzi chiunque avesse tentato di porre fine al suo malvagio modo di condursi. Poveri ragazzi; tutti gli credevano, e pensavano che ogni parola che diceva fosse la verità. In questo modo le sue idee cominciarono a diffondersi e tutto il mondo stava andando a rotoli, quando una notte un angelo scese dal cielo e disse al prete che aveva solo ventiquattr’ore da vivere. Questi cominciò a tremare e chiese un po’ più di tempo.
Ma l’angelo fu inflessibile e gli disse che non era possibile.
«A che scopo vuoi del tempo, peccatore?», chiese.
«Oh, signore, abbiate pietà della mia povera anima!», supplicò il prete.
«Oh no! Hai un’anima, dunque!», disse l’angelo. «E, dimmi, come l’hai scoperto?»
«Si è messa a battere le ali dentro di me dal momento in cui sei apparso», rispose il prete. «Che sciocco sono stato a non pensarci prima!»
«Uno sciocco, davvero», disse l’angelo. «A cosa serviva tutto il tuo sapere se non era in grado di dirti che avevi un’anima?»
«Ah, mio signore», disse il prete, «se debbo morire, dimmi quando potrò stare in Paradiso?»
«Mai», rispose l’angelo. «Hai negato che ci fosse un Paradiso.»
«Allora, mio signore, potrò andare in Purgatorio?»
«Hai negato anche il Purgatorio: devi andare dritto all’Inferno», disse l’angelo.
«Ma, mio signore, ho negato anche l’Inferno», rispose il prete, «dunque non potete mandarmi neanche là.»
L’angelo rimase un po’ sconcertato. «Beh», disse. «Ti dirò cosa posso fare per te. Tu puoi o vivere adesso cent’anni sulla terra, godendo di ogni piacere, e poi essere gettato nell’Inferno per sempre; oppure puoi morire tra ventiquattr’ore fra i più terribili tormenti e passare nel Purgatorio per rimanerci fino al Giorno del giudizio, se solo riesci a trovare una persona che creda che grazie alla sua fede ti verrà concesso il perdono e la tua anima sarà salva.»
Il prete non ci mise nemmeno cinque minuti a decidere.
«Preferisco la morte fra ventiquattr’ore», disse, «così che la mia anima possa alla fine essere salvata.»
A queste parole l’angelo gli diede istruzioni su quel che doveva fare e lo lasciò.
Allora il prete entrò subito nella grande stanza dove erano seduti tutti gli studiosi e i figli dei re e si rivolse a loro: «Ora, ditemi la verità, e che nessuno abbia paura di contraddirmi; ditemi qual è il vostro convincimento: gli uomini hanno un’anima?».
«Maestro», risposero, «un tempo credevamo che gli uomini avessero l’anima; ma grazie al vostro insegnamento, non lo crediamo più. Non c’è Inferno, non c’è Paradiso, e non c’è Dio. Questo è ciò che crediamo, perché è così che ci avete insegnato.»
Allora il prete impallidì di paura e gridò: «Ascoltatemi! Vi ho insegnato il falso. C’è un Dio, e l’uomo ha un’anima immortale. Ora credo in tutto ciò che prima negavo».
Ma gli scoppi di risa che si alzarono soffocarono la voce del prete, poiché essi pensavano che stesse solo mettendoli alla prova per una disputa.
«Provalo, maestro», gridarono. «Provalo. Chi ha mai visto Dio? Chi ha mai visto l’anima?»
E la stanza fu tutta un subbuglio di risate.
Il prete si alzò per rispondere loro, ma non poté pronunciare una sola parola. Tutta la sua eloquenza, tutti i suoi poteri di argomentazione lo avevano abbandonato; non poté far altro che torcersi le mani urlando: «C’è un Dio! C’è un Dio! Che il Signore abbia pietà della mia anima!».
Cominciarono tutti a prenderlo in giro, ripetendogli le sue stesse parole, quelle che lui aveva insegnato loro: «Mostracelo, mostraci il tuo Dio!». Allora lui si allontanò da loro gemendo di dolore, perché aveva visto che nessuno credeva; e allora come poteva esser salvata la sua anima?.
Ma poi pensò a sua moglie: «Lei crederà», disse tra sé. «Le donne non rinunciano mai a Dio.»
Andò da lei; ma quella gli disse che credeva solo in quello che lui le aveva insegnato, e che una buona moglie dovrebbe credere a suo marito prima e al di sopra di ogni cosa che esiste in cielo e in terra.
Allora fu preso dalla disperazione e uscì precipitosamente di casa per cominciare a chiedere a tutti quelli che incontrava se credevano. Ma da ognuno di loro veniva la medesima risposta: «Crediamo solo in ciò che ci avete insegnato», poiché la sua dottrina si era diffusa in lungo e in largo per il paese.
Allora divenne quasi pazzo di paura, perché le ore passavano, e si gettò per terra in un luogo solitario e pianse e gemette dal terrore, perché il momento in cui doveva morire si stava avvicinando velocemente.
Proprio allora si avvicinò un bambino: «Che Dio ti protegga», gli disse il bimbo.
Il prete si scosse.
«Credi in Dio?», chiese.
«Sono arrivato da un paese lontano per essere istruito su di lui», disse. «Vorrebbe vostro onore indicarmi la scuola migliore che ci sia da queste parti?»
«La miglior scuola e il miglior maestro sono qui vicino», disse il prete, e pronunciò il proprio nome.
«Oh, non da quell’uomo», rispose il bimbo, «perché so che nega Dio, il Paradiso e l’Inferno, e persino che l’uomo abbia un’anima, perché non la si può vedere; ma io lo farei subito tacere».
Il prete lo guardò con apprensione. «E come?», chiese.
«Beh», disse il bimbo, «gli chiederei se crede di avere la vita, e di farmela vedere.»
«Ma non potrebbe farlo, bimbo mio», disse il prete. «La vita non si può vedere: ce l’abbiamo, ma è invisibile.»
«Allora se abbiamo la vita, ma non è possibile vederla, possiamo pure avere un’anima, anche se è invisibile», rispose il bimbo.

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