Addio Zio Tom – Gualtiero Jacopetti, Franco Prosperi

Addio Zio TomChe Jacopetti sia stato uno dei piu’ innovativi e importanti registi italiani e non solo italiani, emerge chiaramente da ogni sua opera, dal taglio e dall’impostazione discutibile o meno che sia e del resto i suoi film sono li’ per questo, per discutere e far discutere e anche in questo e’ sempre riuscito benissimo.
Dopo i primi tre Mondo, il mercato era stracarico di infinite varianti del genere, percio’ arriviamo ad "Africa Addio", reportage sullo stato del continente nero alla fine del colonialismo e la tragedia che si stava consumando e ancora si consuma, grazie ai nuovi invasori ideologici, trasformati oggigiorno in mondialisti benpensanti, nonche’ beneficiari da parte di onlus e cooperative.
Ad ogni modo nel 1971, nel centro esatto delle sommosse razziali statunitensi, l’anno dell’orgoglio negro, degli Shaft e delle pantere nere a casa dei ricchi e illuminati democratici americani, Jacopetti se ne esce con "Addio Zio Tom", progenitore di tutte le docufiction successive per quanto e’ da dire, un film cosi’ non l’ha fatto mai nessuno.
L’impronta del regista, anzi dei registi essendoci di mezzo il collega di sempre Franco Prosperi, resta nel contrasto tra situazioni espresse con l’attualita’ di odiatori negri di professione che auspicano e invitano a sterminare, squartare, stuprare i bianchi, a confronto con il passato del secolo precedente quando la schiavitu’ era pratica abituale oltreoceano. Tutto nero su bianco, non fosse che di quei testi non resta piu’ memoria e i protagonisti di allora come Amiri Baraka, padri ignobili dell’altra faccia del razzismo, vengono ricordati come forti guerrieri con nobili ideali. Jacopetti in qualche modo e contrariamente a quanto qualcuno vuole fare credere, riesce persino a giustificare questa marmaglia mettendo in scena l’alba dello schiavismo, tendendo un filo rosso tra presente e passato come una forma di causa-effetto da un lato ma che evidenziando come certa trivialita’ non sia propriamente derivata da trascorsi storici e che la stessa gente, quando si trova dall’altra parte della barricata, sia molto peggio di coloro che combattono. Il film e’ rimasto potente nella memoria oltre che per l’dea, anche per la sua realizzazione. in quella Haiti allora nelle grinfie di Francois "Papa Doc" Duvalier che prese in simpatia i registi e gli concesse ogni agevolazione per girare il film, incluse centinaia di comparse disponibili per tutto.
Documentario, finzione, impossibile dirlo. Gran cinema, un corso accelerato di storia di rado raccontata e cio’ basti.

Scheda IMDB

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