Beautiful you – Chuck Palahniuk

Beautiful youPenny e’ la classica ragazza di campagna emancipata. Lasciato il paesello per diventare avvocato, fallisce per due volte l’abilitazione ma intanto lavora in uno dei piu’ importanti studi di New York come portacaffe’ e portasedie.
Non brutta ma insignificante, modesta in cio’ che e’ e in cio’ che fa, proprio nello studio conosce Maxwell, l’uomo piu’ ricco del pianeta e con lui iniziera’ un rapporto tutto sessuale alla ricerca di un piacere mai provato grazie al divenire cavia privilegiata di una lunga serie di giocattoli sessuali che da li’ a breve il riccone buttera’ sul mercato.
Gli effetti di questi giocattoli saranno devastanti con milioni di donne che rinunceranno a carriera, vita privata, famiglia, schiave dei sex toys di Maxwell. E’ a questo punto che Penny andra’ a cercare in Tibet la maestra di Maxwell per combatterlo ad armi pari, prima pero’ di scoprire il grande segreto della sua stessa vita.
Si potrebbero scrivere volumi sull’idea sessista o controsessista di Palahniuk. C’e’ chi dice sia contro le donne, chi a favore e all’opposto si puo’ dire per gli uomini. Romanzo al femminile ma non scritto da una donna, e si vede, percio’ il grottesco si puo’ leggere come ironico e che Palahniuk sia omosessuale non semplifica le cose, anzi.
Lascio queste considerazioni nelle mani di gente piu’ loquace di me, concentrandomi invece sullo stile.
Leggo Palahniuk sin dai suoi esordi e ho letto tutto, a lui devo un paio tra i romanzi che preferisco, percio’ in questi vent’anni ad ogni uscita c’e’ la speranza di farmi trascinare nella sua prosa come ai tempi dei primi quattro libri e il confronto anche severo con quanto si e’ gia’ letto. Che il nostro ci abbia offerto prove alterne senza mai raggiungere i vecchi traguardi e’ fuor di dubbio ma in fondo ogni sua uscita aggiunge tensione e piacere anche per questo.
Tecnicamente in "Beautiful you" Palahniuk e’ irriconoscibile o quasi. Lunghe parentesi, descrizioni minuziose quanto inutili, scene che procedono a rilento per quanto non stancamente, dicono che il minimalismo che ha contraddistinto le sue prime opere e’ ormai svanito, non fosse che spesso, queste lunghe ellissi attorno ad un oggetto o un soggetto, si consumano nella battuta sfolgorante dei bei tempi e allora e’ lecito domandarsi se veramente sia un crollo tecnico o piuttosto l’inizio di un nuovo corso stilistico. Percio’ il giudizio che potrebbe essere negativo, si trasforma in un punto interrogativo da risolversi con le prossime uscite. La storia, tolte le considerazione etiche, e’ a tutti gli effetti scarsa, molto cinematografica nell’incedere delle sezioni stereotipate di intro-problema-preparazione-soluzione, che caratterizza tutto il cinema adolescenziale e di avventura in genere, pero’ ha una base solida, anche originale, ben strutturata per tutta la prima meta’ del libro, disintegrandosi in seguito con soluzioni azzardate nel suo stile, ma fin troppo semplificate, persino errate nel presupposti e nel compimento. In fondo si puo’ anche qui ravvedere una nuova forma di ricerca letteraria, purtroppo pero’ fallita’ nella conclusione.
Una valutazione? Non so darla o meglio come oggetto a se stante il giudizio e’ negativo pur ammettendo che come prima lettura a qualcuno potra’ sembrare persino buono. Come anello di una lunga bibliografia, siamo di fronte ad una serie di fatti nuovi e inediti che accrescono ancora di piu’ la voglia di leggere il prossimo suo libro.
E quello dopo ancora.

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