Daniel Spoerri. Eat Art in transformation – Modena 27-11-2015

Daniel Spoerri Modena 1Che il cibo sia uno dei nuovi metodi di controllo sociale e di conseguenza fonte di grande guadagno e’ indubbio. "Produci consuma crepa" profetizzava Ferretti e come formichine obbedienti ci facciamo raccontare di mangiare tanto, spendere tanto perche’ si sa la qualita’ costa ma costa pure dimagrire e ancora di piu’ costa ammalarsi e forse guarire, un’intera filiera che sull’idiozia del cibo, si mantiene e prospera. L’EXPO e’ stata la piu’ formidabile delle mangiatoie con un fallimento di presenze ed economico ancora piu’ marcato ma venduto come un grande successo. E le formiche intanto producono, consumano e crepano. Modena ha cavalcato la folle onda, strappando all’arte la Palazzina dei Giardini per regalare un barettino alla solita squallida cooperativa ma finita la cuccagna la Galleria civica riprende possesso dei suoi spazi per offrire una grande mostra dedicata a Daniel Spoerri.
La scusa e’ sempre quella del cibo e chi meglio di Spoerri, il padre delle a"Eat art" poteva restare in argomento?
Il cibo per l’artista svizzero classe 1930, non e’ arte e l’arte non e’ cibo. Egli non fa arte col cibo e non si ciba d’arte, niente di tutto questo eppure lo e’, mescolato, innestato, incrociato, invasione reciproca e senza soluzione di continuita’.
Daniel Spoerri Modena 2Il cibo per Spoerri e’ un virus, ingiudicabile, forma di vita autonoma, senza etica, senza altro scopo se non il perpetrarsi e il riprodursi, proprio come ogni forma animale e vegetale esistente, uomo incluso percio’ il video "Reincarnazione" visto in mostra, inizia dal letame, passa per l’uomo, l’animale e la natura e torna al letame, catena che lega tutto il creato accumunando tra loro quanto esiste e dona la sola eternita’ laica possibile, nel rispetto della fisica e della morale. L’artista esplora le possibilita’ di questo connubio tanto naturale quanto complicato da realizzarsi e le opere che percorrono 50 anni di carriera, ben rappresentano un tracciato lungo e articolato. Cio’ avviene attraverso e soprattutto i tableaux-pieges trasformati nel tempo da fotografie tridimensionali di pasti veri o immaginari, ad essere composizioni, rimandi e citazioni e come le nature morte morandiane, sono le sfumature di tinta a mutarne il significato e il ritmo degli aggetti a porre gli accenti. Meno interessante invece il ciclo "20 metri quadrati di utensili da cucina inutili" dalla valenza espressiva ridotta al minimo e che si esaurisce molto prima del ventunesimo tableaux-pieges. Straordinaria invece la collezione delle Edizioni MAT, la raccolta di reperti e opere delle collaborazioni di Spoerri con tanti altri artisti, con un occhio di riguardo all’arte cinetica e programmata, gia’ questa sufficiente a dare lustro all’intera esposizione.
Nel complesso l’operazione e’ imponente come solo fu la mostra dedicata ad Albers. Qualita’ discontinua ma cio’ non dipende dai curatori ma dalle tante fasi dell’artista che inevitabilmente incontrano o meno i gusti di chi osserva. C’e’ tempo sino al 31 Gennaio 2016 e che almeno questa insana campagna sul cibo, una volta tanto serva a qualcosa.

Pagina ufficiale

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