Origini e storia del dissidio cino-sovietico – Carlo Tasca

Origini e storia del dissidio cino-sovieticoDa bambino, erano gli anni ’70, vedevo in tv i morti ammazzati delle Brigate Rosse, gente con falce e martello nel loro DNA, stessa falce e martello vantata dal Partito Comunista, organo politico non solo legittimato dalla democrazia ma in pieno compromesso storico e mi chiedevo: ma non vedete che si tratta della stessa gente? Nell’innocenza del mio ragionamento c’era molta piu’ verita’ di quanto poteva sembrare a quel tempo, inconsapevole saggezza dimostrata nei fatti oggigiorno. Vero pure che le idiosincrasie del comunismo siano inequivocabili ed inevitabili.
E’ un sistema che vorrebbe fondarsi su un’impossibile uguaglianza e di fatto irrealizzabile come la storia ha gia’ insegnato se non a costi altissimi di vite e risorse, ottenendo l’esatto opposto di quanto si prefigge, vedi la Corea del Nord. Insomma, quest’idea legata a comunisti che discutono con comunisti di chi e’ il migliore comunista mi e’ rimasta dentro da allora giustifico il senso di una lettura nei fatti superata ed inutile.
Il piccolo ma densissimo libretto datato attenzione bene 1965, racconta in 200 pagine cause e pretesti di come Cina e Unione Sovietica ad un certo punto si trovarono distanti quanto e per certi versi ancora di piu’ di quanto lo furono con gli Stati Uniti. Tasca in modo esemplare, ricostruisce le origini del dissidio sin dai primi decenni del ‘900, quando l’Unione Sovietica scelse di appoggiare il Kuomintang, in quanto forza che aveva piu’ probabilita’ di prendere il comando. Non solo. Le differenze ideologiche si fecero evidenti quando Mao comprese che la lotta di classe marxista non si adattava alla contingenza cinese di una realta’ esclusivamente contadina e nient’affatto industriale. A peggiorare le cose fu la morte di Stalin e la successiva ascesa al potere di Kruscev che caratterizzo’ sin dal principio il suo mandato con la denuncia dei crimini del suo predecessore. Bandendo il culto della personalita’, s’inimico’ definitivamente. Mao che del culto della personalita’ baso’ invece tutto il suo potere. A questo punto il Grande Leader si mise di traverso, accentuando la sua visione trotskista sul mondialismo comunista e riallacciandosi ad un marxismo leninismo che lo stesso Stalin aveva revisionato. Avvenne cosi’ che i paesi comunisti dovettero schierarsi su un fronte o l’altro, l’Europa coi sovietici, mentre ad est ci fu chi si schiero’ con Mao e assieme all’oriente. Problemi interni ai due paesi condizionarono le scelte dei rispettivi leader modificando le dinamiche anche sullo scacchiere internazionale.
Un bel garbuglio che Tasca c’e’ da dire, sbroglia con eleganza,grande precisione e lucidita’, per quanto la sua fede resti palesemente sovietica. Aggiungiamo che per quanto l’analisi di Tasca sia puntuale, resta esclusivamente politica e solo nel capitolo conclusivo ci ricorda che vi furono motivazioni economiche ben piu’ importanti della dottrina marxista e che gli eserciti dei rispettivi paesi non si limitarono a guardarsi da lontano ma vi furono scaramucce che per quanto non importanti, non mancarono certo di tensione. Sono vicende che non si raccontano piu’ ma e’ una straordinaria testimonianza che all’alba della rivoluzione culturale -ecco perche’ e’ tanto importante il 1965 come data di pubblicazione- fa capire molto di come si e’ evoluta la geografia politica sino ai giorni nostri.

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