Ex-Machina – Alex Garland

Ex-MachinaImmaginate un Bill Gates ma molto piu’ ricco, anzi un Linus Torvald meno chiacchere e tanto distintivo da poter comprare intere regioni con foreste, ghiacciai, cascate, fiumi, un re, anzi un imperatore. Essere invitati a casa di un tizio cosi’ e’ gia’ un evento, se poi si e’ incaricati di testare una nuova ed incredibile AI, una intelligenza artificiale, la cosa si fa interessante.
La proprieta’ e’ un immenso laboratorio ma anche una casa abitata soltanto dal grande genio, Oscar Isaac e dalle sue macchine. Tutto e’ automatizzato e lo dovrebbe essere anche AVA, l’androide che si suppone sia dotato di coscienza, finche’ scopriamo che di coscienza ne ha fin troppa e il grande capo e’ un dittatore vero e proprio dagli intenti non proprio chiari. O forse non e’ proprio cosi’.
Esordio alla regia di Alex Garland che conosciamo per script e novelle del calibro di "The beach", "28 giorni dopo" e "Sunshine", praticamente un fratello per chi e’ Boyle-dipendente. Bravo, stiloso, hipster-oriented quando basta, a volte troppo, e’ evidente che si rivolge ad un pubblico informato sui fatti, tech addicted per non dire nerd. Scuola europea, poco fumo e molta sostanza che si traduce in densita’ tematica che non necessita di esplosioni mirabolanti per esprimersi. Il film ha buone suggestioni, pone le giuste domande, solleva questioni interessanti.
Qualcosa si condivide, altro no. Certo, difficilmente possiamo immagina l’evolversi di una intelligenza artificiale, nemmeno capiamo quelle naturali ma se a primo acchito e’ logico che una macchina autocosciente approcci il senso dell’umano, dall’altro resto dell’idea che sarebbe un limitarsi inaccettabile quando si puo’ andare ben oltre.
In questo da Skynet di "Terminator" alla Samantha di "Her" hanno ragione. Non trovo neppure troppo sensata la caratterizzazione di isaac gli ultrageni hanno altre fissazioni del bere e trascorrono le loro giornate in ben altro modo nell’orgasmo compulsivo della loro genialita’  e lo si puo’ dedurre non solo dalla letteratura ma anche dalla storia oltreche’ dalla psicoanalisi. Poi restiamo nel mondo delle ipotesi perche’ raramente abbiamo a che fare sia con superdotati che con AI. Non mancano palesi stonature ma il messaggio e’ un altro e si possono sorvolare.
L’aspetto piu’ apprezzabile e’ che Garland alla fine non prende posizione, non condanna e non assolve nessuno, lascia scivolare i fatti affinche’ s’evolvano nel modo piu’ logico possibile.
Di questi tempi nei quali il messaggio ossessivo e’ "il vostro cellulare vi vuole bene, il prossimo ve ne vorra’ ancora di piu’" non e’ poco. E comunque Rousseau ha torto marcio.
Interpreti bravi ma distaccati per quanto come detto, la caratterizzazione a mio avviso sbilanciata, non premia nel giudizio. Alicia Vikander / AVA e’ brava non c’e’ che dire. Nel sempre difficile ruolo di essere-non essere-essere, ovvero una donna che veste i panni di un androide che vuole essere donna, se la cava egregiamente. Interessanti tutti gli altri. Di tutta la nuova onda di hi-tech movies, si piazza per ora ai primi posti.

Scheda IMDB

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