Barbie The Icon – Mostra permanente – Josef Albers – Mudec, Milano 13-12-2015

Mudec BarbieZona Tortona Milano, via della moda e di design. Nome celebre, strada importante per la citta’ e dal recupero dell’ex fabbrica dell’Ansaldo, viene fuori negli anni ’90 il Mudec, il museo delle culture. Nasce come museo etnografico e muta in uno spazio espositivo che comprende una mostra permanente e diverse zone dedicate ad accogliere delle temporanee.
Finisce che vado li’ per vedere la mostra sulla Barbie e certo non e’ una scelta legata ad una mia volonta’ ma sono una persona buona, cara e gentile percio’ sopporto. In realta’ non nego una certa curiosita’, non tanto per l’oggetto in se’ quanto per esorcizzare quei ricordi legati al bombardamento massmediatico che da Topolino in poi,  ancora mi perseguita.
La ragione del successo planetario, che continua dal 1959 ad oggi, e’ dovuto principalmente all’intuizione del legare fattezze, forme e stile alla moda imperante del momento e alle sue icone. Percio’ la Barbie anni ’50 ha la procacita’ di Rita Hayworth, quella degli anni ’60 provoca come Twiggy e negli anni ’70 sorride come Farrah Fawcett, riuscendo in questo modo a cavalcare ogni onda e ogni generazione. Naturalmente con gli anni cambiano gli accessori e lo stile ma sono gli abiti a fare la differenza, prima copiando modelli esistenti, poi dagli anni ’80 ingaggiando stilisti celebri per collezioni uniche. In questo modo Barbie riesce a produrre soldi non solo dalla vendita ma anche dal postvendita fatto di vestitini, camper, bici, cani, gatti e fidanzato. Non mancano poi i nuovi modelli etnici e fisiognomici delle star, tutto il repertorio per coinvolgere ogni angolo del pianeta. Insomma, osservare l’evoluzione della Barbie e’ vedere come cambia ed e’ cambiata la societa’ e nemmeno senza troppi abbozzi. Non voglio dire di andare apposta ma certo mogli e fidanzate urlacchieranno di gioia e comunque la collezione e’ davvero impressionante e ben organizzata.

Mudec AlbersTolta la Barbie, resta la mostra permanente che cerca di rimanere fedele alla prima missione etnografica, mostrando un pot-pourri di oggetti che vanno dalla  Wunderkammer vecchio stampo con strani animali e oggetti di miti inventati. Si prosegue con sezioni divise per epoche e nazioni, non molto interessanti a mio avviso ma ammetto non facciano parte dei miei gusti, pur sapendoli giusti per la mezzoretta da trascorrersi con  la famiglia, al contrario invece della mostra dedicata a Josef Albers e a sua moglie. Lui l’artista che conosciamo, la moglie tessitrice e scrittrice, entrambi ad un certo punto entrarono in contatto con l’America Latina, coi colori e le forme di un continente, che ritroviamo nei pattern di lei e nelle combinazioni cromatiche del marito.
Albers e’ uno degli artisti che preferisco e quasi tutto cio’ che ha fatto mi piace ma la mostra e’ realmente interessante e ben strutturata seppur limitata ad un ambito ben specifico. Ecco, magari i riferimenti tematici sarebbe stato meglio metterli a fianco delle opere e non su una guida cartacea ma e’ un particolare. secondario.
Bella visita. Credo che il Mudec debba ancora trovare un suo equilibrio e una sua strada. Forse eccede in confusione tematica e stilistica ma l’ambiente c’e’ e se le idee non mancheranno, ci sara’ del buono.

Pagina ufficiale Mudec
Scheda Barbie The Icon
Scheda Annie Josef Albers

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