Autobiografia del Blu di Prussia – Ennio Flaiano

Autobiografia del Blu di PrussiaDopo la morte di Flaiano i libri postumi si sono succeduti con una frequenza imbarazzante per chiunque altro ma necessaria nel suo caso. Scrisse tantissimo di romanzi ne diede alle stampe uno soltanto, percio’ tutto il resto e’ composto da racconti, i celebri aforismi, articoli e quant’altro. "Autobiografia del Blu di Prussia" fu il primo libro postumo e come ci racconta Cesare Garboli che l’ha redatto o meglio dire composto, buona parte del materiale era gia’ stata scelta dall’autore per una raccolta. In sostanza alla sua morte, la vedova ha aperto le porte dello studio e li’ ben disposti in diversi raccoglitori, Flaiano stesso aveva iniziato una sorta di resoconto del proprio lavoro, catalogando quanto gia’ pubblicato e il resto in parte ordinato e in parte da inscrivere in un contesto.
Di solito evito i lavori postumi ma nel caso di Flaiano faccio un’eccezione perche’ come detto, la sua scrittura e’ sparsa e frammentata e qui gia’ in parte decisa e organizzata ma c’e’ dell’altro.
Flaiano mori’ nel 1972. Era giovane, aveva soltanto 62 anni ma usciva da un recente infarto e qualcosa scatto’ in lui, un facile presagio o forse la consapevolezza che il tempo a disposizione stesse terminando.
Ecco perche’ la raccolta non puo’ dirsi inventata di sana pianta e nemmeno il patetico mezzuccio di eredi ed editore per raggranellare qualche soldo bensi’ va pensato come un vero e proprio testamento.
Certo, il materiale e’ discontinuo, il redattore spiega con dovizia dei particolari metodi e criteri di quanto ha raccolto e la qualita’ e’ alterna ma sempre di Flaiano stiamo parlando percio’ ogni suo bozzetto resta un grande affresco.
La differenza con gli altri lavori e’ sottotraccia, una specie di vento gelido che striscia sul suolo perche’ in Flaiano c’e’ paura, una paura umana e comprensibile, la paura che cerca di esorcizzare parlando di suicidio, la paura della morte che vide negli occhi della figlia quando la diedero per spacciata e in quella notte lui offri’ la sua vita, un cambio che pago’ cessando di vivere o almeno cambiando il modo in cui aveva vissuto sino a quel momento.
E’ un Flaiano che ricorda, che si denuda innanzi a tutti, come contando sulla morte che gli avrebbe tolto l’imbarazzo di esserci quando certe parole sarebbero state stampate. E’ un Flaiano che fa male e cosi’ l’ho vissuto, con la chiara consapevolezza della sua imminente dipartita e il riso amaro sempre li’, come sempre ma schiacciato dal peso delle ultime parole. Confesso una forte pena per un uomo che ha trascorso gli ultimi anni con la consapevolezza della fine imminente e la tragedia familiare che come un macigno gli stringeva il cuore. Nondimeno la sua lucidita’ gli permise di capire prima di molti l’abisso che oggi tocchiamo con mano e a suo tempo solo agli inizi, percio’ continuiamo a leggerlo con stupore e ammirazione. La mia e’ una prima edizione Rizzoli, ancora piu’ preziosa, qualunque e comunque sia e’ Flaiano, non aggiungo altro.

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