Camera con vista – James Ivory

Camera con vista (film)Lucy, una giovanissima Helena Bonham Carter pre gotica, e’ la classica inglese in pellegrinaggio toscano all’inizio del secolo scorso. Con lei la cugina e uno stuolo di connazionali che prendono Firenze per uno zoo molto pittoresco, abitato da strani animali e bellissime gabbie. Qui conosce tra gli altri Mr. Emerson e suo figlio, un biondissimo e schizzato Julian Sands. L’amore sara’ a prima vista ma ancora non lo sanno e un bacio rubato costringera’ Lucy e la cugina ad un frettoloso rientro in Inghilterra. Passano i mesi, Lucy si fidanza con un impettito Daniel Day Lewis ma per uno strano caso del destino Sands e il padre diverranno suoi dirimpettai, con le scontate conseguenze.
Film del 1986, ho resistito 30 anni senza vederlo e francamente ne avrei pure fatto a meno non fosse che la lettura del libro mi ha spinto ad affrontare la visione. Non e’ che il racconto di E. M. Forster mi abbia fatto impazzire, anzi. Testo giovanile e per molti versi immaturo. Forzato, persino improbabile, ritmo altalenante e altrettanto si puo’ dire di una lirica che a volte si smarrisce nei meandri di un soggetto in leggero stato confusionale ma in fondo e’ probabile rispecchiasse lo stato emotivo dell’autore a quell’epoca. Il film non migliora, anzi schiaccia i personaggi ancor di piu’ di quanto faccia il romanzo. Chiaro che non si possa riprodurre sul grande schermo la dialettica infinita di spocchiosissimi inglesi in vacanza ma si perde un po’ troppo nel passaggio per via di scelte non dico sbagliate ma differenti di Ivory. Si perde ad esempio la critica sociale di un sistema che Forster esprime attraverso Mr. Emerson, nel libro un progressista illuminato, nel film un bizzoso liberale seppur interpretato dal bravissimo Denholm Elliott. E’ che e’ proprio diverso l’obiettivo dello scrittore e del regista, il primo che si barcamena tra prosa, politica e costume, il secondo interessato esclusivamente alle dinamiche omosessuali, sottese nel libro, palesi nel film che anzi trovano sfogo nell’inutile quanto forzata gaia danza di tre uomini nudi che si saltano addosso dentro ad una pozza d’acqua.
Gaiezza inutile al fine del racconto, nel libro e’ una comica parentesi e poco altro, funzionale al film nel dare il brivido a chi rabbrividisce con queste robe. Insomma, si passa da analisi di un sistema ad un manuale per ominiboni. Premiatissimo ma sappiamo il perche’, certo costumi e scenografie portano a casa un Oscar meritato. Un amico una volta disse che dobbiamo rassegnarci al cancro degli Inglesi in Toscana. E’ colpa anche di questo film, facciamocene una ragione.

Scheda IMDB

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