Collezione Maramotti, Reggio Emilia (12-03-2016)

Collezione Maramotti - ChiaContinuiamo il viaggio nelle eccellenze d’arte italiane, sempre meno affidate al pubblico e al contrario curate da soggetti privati.
Si e’ parlato di Giulio Bargellini e il suo Magi ‘900, oggi invece andiamo a Reggio Emilia nell’ex fabbrica Max Mara che il patron Achille Maramotti, fondatore della casa e attento collezionista, volle trasformare in museo d’arte contemporanea. Scomparso nel 2005, egli lascio’ la collezione ai figli che con eguale passione condividono lo spirito del padre, continuando nella gestione e l’accrescimento del patrimonio.
Sede facile da raggiungere, si trova a pochi kilometri dall’uscita autostradale reggiana, si accede solo dopo prenotazione gratuita effettuabile via web. si possono scegliere due visite di diversa durata, da 1 ora e mezza e da 2 ore e mezza. Abbiamo scelto la visita piu’ lunga ma posso assicurare che il tempo non basta per godersi tutte le meraviglie della collezione. E meraviglie lo sono per davvero perche’ Maramotti fu un imprenditore illuminato che seppe leggere le tendenze artistiche e di mercato al loro fiorire, artisti incontrati dagli anni 50 in poi quando il rapporto era ancora diretto, spingendosi comunque negli anni ’80 in poi attraverso galleristi e atelier in un mercato molto diverso che prepotentemente si spostava al di la’ dell’oceano.
Collezione Maramotti - HalleyOrganizzata su due piani con disposizione di massima cronologica, significa anche incontrare un’organizzazione tematica. Percio’ percorrendo la strada dell’informale e del concettuale, si passa per la scuola romana prima, l’arte povera poi approdando alla transavanguardia. Da qui in poi si fanno largo gli Stati Uniti e la Germania, in un  viaggio che prosegue ancora oggi da una parte all’altra dei continenti. Visita guidata da personale esperto e gentile, gruppo ristretto e opere da togliere il fiato, ecco gli ingredienti di un pomeriggio memorabile. Ragguardevole in qualita’ e in quantita’ con pochi eguali, soprattutto perche’ ci si allontana dall’Italia tanto generosa di storia e bellezza e si ha modo di godere di artisti che gallerie a parte, raramente i musei ospitano. Quando si ha l’acume e la cultura di saper scegliere un istante prima che il nome arrivi sulla bocca di tutti, si possono poi offrire opere d’artista che immaginiamo solo sui libri e in luoghi giganteschi come MoMA o Guggenheim. Se poi le troviamo collocate in uno stabile magnifico, ristrutturato ma che ancora porta le tracce del lavoro che ospito’, si aggiunge un senso di profonda solidarieta’ e appartenenza a chi direttamente e indirettamente ha fatto si che tutto questo divenisse realta’.
Inoltre’ vi sono esposizioni temporanee, oggi Anna Conway e una collettiva intitolata "Industriale immaginario", che se proprio ve ne fosse bisogno, spingono a tornare ancora e ancora. Entusiasmante, una realta’ bellissima che infonde gioia e speranza in un’Italia dove ormai non e’ rimasto quasi piu’ nulla di cui vantarsi.

Collezione Maramotti: pagina ufficiale

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