Siegfried – K + Live 26-03-2016

Siegfried - KA volte i sogni s’avverano. Ai Siegfried chiedevo rock e mi hanno dato "Cementoacciaio", poi ne ho voluto di piu’ ed e’ arrivato "Salmo delle tempeste". S’inserisce di prepotenza il progetto Carnera che non ci ha sorpreso in qualita’, se non nell’espressione di una forma che non ti aspetteresti da chi pensi votato alla corda e al tamburo, scoprendolo padrone di tastiere e potenziometri. 
Poi questo "K", sempre nella cadenza annuale, come ai tempi in cui la musica la si suonava e dopo la si vendeva, ed e’ tutto nuovo.
O forse no. Ripercorro la storia della band perche’ e’ importante capire un percorso solo in apparenza complesso.
Ho ascoltato  "K" incessantemente in queste settimane ma ho voluto attendere il live, rivederli e riascoltarli, sentire il cuore pulsare nel preciso momento del battito.
Lineup di sempre con l’aggiunta di Yvan Battaglia, regista, musicista, producer, tecnico illuminato e capace, le cui mani hanno scontornato Carnera e altrettanto hanno potuto con gli ultimi Siegfried. Fabrizio Loschi e’ il padrone di casa, nel suo atelier le opere di contorno, calme e riflessive, custodi della forza che la band esprime principalmente con la chitarra di Fofy Forghieri messaggero di suoni d’oltremanica di qualche decennio fa e che nell’album ha tutti i decibel che vuole. Piu’ elaborata che in passato la sezione ritmica di basso e batteria di Napodano e Ugolini ma il grosso del lavoro e’ di Lucia Vincenzi e Leo Leonardi perche’ il nuovo corso che in apparenza si discosta molto dal precedente, si pone in realta’ al centro esatto tra Siegfried e Carnera, la storia dei primi, lo stile dei secondi e nello scontro liberazione d’energia, forze primitive dalle quali scaturisce nuova forma e materia, non gli uni nemmeno gli altri e nel contempo entrambi insieme.
Visual e grafica di Dinamo Innesco Rivoluzione che ci accompagna di brano in brano sbilanciandosi da una parte o dall’altra e serve coraggio da leoni per rockizzare "Trans Europe Express" ma non di meno portare in musica "Sopra un erotik" del Vate come una ballata che tra chitarra elettrica e acustica, rimanda a tempi lontani e mai sopiti.
Da Pierre Schaeffer ai Karftwerk e oltre, ricordi dei tempi in cui anche in Italia avevamo un mare pieno di onde grandiose. Costanti le liriche figlie di una cultura nobile e guerriera, tappeto teorico disseminato di racconti dostoevskijani e mitologia norrena, cavalleria cosacca e coraggio italico, costante e a tutti gli effetti cifra stilistica della band, veri eredi della tradizione orale, del racconto che insegna e sprona. Leonardi cantore e’ ormai padrone di voce ed emozioni, nemmeno si parla piu’ di crescita, solo di Olimpo.
Credo che "Kenaz Muzik" rappresenti l’equilibrio perfetto di "K" e lo stato delle cose in seno alla band.
L’elettronica spinta che scivola lentamente e parimenti nel rock duro e tagliente, brano programmatico e foriero non di risposte ma di domande, un punto interrogativo sulle strada che la band percorrera’ in futuro.
E’ una grande incertezza. Ed e’ bellissima.

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