La memoria finalmente. Arte in Polonia: 1989-2016 – Galleria Civica di Modena 26-03-2016

La memoria finalmente. Arte in Polonia - 1Dopo la tragica parentesi estiva giocata a suon di mortadelle e vino in cartone, un buon passaggio successivo di Spoerri sempre figlio pero’ delle medesime logiche bulimiche-alimentari, si rivede presso la Palazzina dei Giardini un po’ di arte per l’arte, una di quelle mostre piccole eppure importanti che non sempre ma nemmeno troppo di rado abbiamo visto da queste parti. C’era un po’ di apprensione per il dopo-Pierini ma a quanto pare ogni tanto dalla tragica gestione della cultura modenese, emerge qualcosa di buono.
Polonia oltre il muro, il muro ideale del comunismo s’intende. Tra i vincitori che esultano e i vinti, i comunisti appunto, che in barba a decenni di sostegno al regime, si defilano mascherandosi da vincitori, tutti a complimentarsi, a dire quanto e’ bella la liberta’ oltre il giogo della barbarie bolscevica. Si e’ lasciato credere che tutto sarebbe andato bene e certo, cosi’ di massima e’ stato ma il passato non si cancella ne’ si dimentica, tantomeno si puo’ prescindere da esso per quanto terribile sia stato. Forse in quest’epoca senza grigi, di bene a male assoluti, si tende a ragionare solo in termini di pro e contro quando c’e’ da fare i conti con un’estetica  e un’idea di societa’ che comunque resta dentro coloro che hanno vissuto quegli anni in prima persona. Praticamente in ogni opera e chiaramente in ogni artista, emerge fortissimo, talvolta violentemente lo straniamento, le perplessita’, le incertezze e le paure, si anche le paure di chi si e’ sentito togliere da sotto i piedi un mondo che nel bene o nel male, fu certezza solida ed affidabile. C’e’ lo smarrimento di chi deve trovare un nuovo equilibrio e nuove strade da percorrere, nuove certezze da costruire e nel frattempo un grande vuoto da riempire con tanta materia grezza da modellare e costruire un nuovo domani. L’angoscia mista al senso di liberazione arriva fortissimo, il grigio non solo come colore, caratterizza praticamente ogni opera presente e arriva fortissima a chi guarda, consapevoli che malgrado il quarto di secolo trascorso, c’e’ ancora tanto da fare verso la completa liberazione. Liberazione da cosa viene da chiedersi se questa forza tanto diversa dalla nostra sa creare arte cosi’ sublime, cosi’ poco allineata ad uno standard artistico, quello occidentale, che deve tutto ormai alla forza del commercio e non a quella delle idee. Quindici artisti, che tra pittura, scultura e cinema, raccontano anni irripetibili, oltre la geopolitica, oltre la storia, oltre i trattati.
Mostra aperta al pubblico sino 5 Giugno, vale anche una trasferta.

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