Super Superstudio – Andreas Angelidakis, Vittorio Pizzigoni e Valter Scelsi

Super Superstudio CatalogoE’ di qualche mese fa la visita al PAC di Milano alla mostra Super Superstudio, un piccolo sogno realizzato, un evento sempre sperato.
La loro storia si riassume nei termini "architettura radicale", felice definizione che Celant attribui’ alla tendenza e siamo alla fine degli anni ’60, di rivedere, rifondare l’architettura. Quelli era gli anni delle rivoluzioni, tutte le rivoluzioni possibili, il bisogno di inventare un nuovo stile di vita e una nuova estetica e cosa meglio dei luoghi nei quali si vive, si studia e si lavora.
Anni di sperimentazioni, di invenzioni, di esagerazioni, dinamici e folli ma anche geniali, seminali e innovatori.
Rimando a quanto scrissi ma viene da se’ che presi anche il catalogo, abitudine sanissima che spesso, non sempre, rispetto, obbligatoria in questa occasione. E’ anche vero che spesso il catalogo viene appena sfogliato, ne ho alcuni ancora incellofanati ma lo scopo e’ conservare, domani rivedere, come un album di fotografie di un giorno speciale. Questo catalogo invece no, questo l’ho voluto leggere in primo luogo perche’ la parte testuale trascende la mostra stessa approfondendo laddove l’esibizione non e’ arrivata, poi perche’ si ripercorre la storia del Superstudio attraverso scritti e documenti dell’epoca, non solo tramite interviste o saggi dei diversi interessati. Non manca naturalmente il materiale esposto, grandi dimensioni purtroppo penalizzate dal formato delle pagine.
Aprono i tre curatori, ognuno con la propria interpretazione del collettivo fiorentino, oltre ad una migliore contestualizzazione degli artisti ospiti, la cui presenza e’ da dire, non sempre era chiara all’interno della mostra.
Si passa ad una introduzione di Adolfo Natalini e a seguire gli articoli che nel corso degli anni il gruppo ha dato alle stampe sulle riviste del settore, una documentazione fondamentale e formativa sull’epoca, lo stile e le idee.
Cio’ che emerge fortissimo e ancora piu’ sorprendente, e’ come in fondo le loro invenzioni si sono proiettate ad oggi quasi in maniera divinatoria, come la supersuperficie che altro non era se non la rappresentazione metafisica di una Rete che trasporta non solo energia ma anche materia, quella globalizzazione in stile e modi che oggi accorpa gran parte dell’umanita’. Il loro era un monito, ce ne accorgiamo solo ora.
Nel leggere gli articoli originali non ci sorprende l’indole all’iperbole che diviene attualissimo presente, ben oltre gli intenti "radicali" dell’epoca, percio’ questo catalogo e’ testimonianza e trattato, un proclama, forse un allarme. Vedremo. Intanto questo e’ un gran libro, oltre il catalogo, oltre la mostra, una documentazione fondamentale per chi ha voglia di capire cosa sia l’architettura radicale.

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