Il bell’Antonio – Mauro Bolognini

Il bell'AntonioMarcello Mastroianni e’ Antonio, uomo di straordinaria bellezza alla quale nessuna, proprio nessuna donna puo’ sfuggire. Dopo un periodo romano torna a casa propria, la Catania dei primi ’60 perche’ alla soglia dei trent’anni e’ ora che si sposi. Lui tituba ma appena vedra’ che la ragazza promessa e’ Claudia Cardinale, cambiera’ idea. Tutt’attorno la Sicilia o piu’ in generale il meridione come megafono dei vizi e delle virtu’ italiane, terra di segreti che tutti conoscono ma fanno finta di non sapere, la ricerca spasmodica della pecca nel prossimo invece che l’elevarsi del proprio. Cosi’ e’ infatti per Antonio e il suo terribile segreto.
Siamo di fronte ad un classico, anzi ad un pilastro del cinema italiano. Sappiamo tutto di Bolognini, di Mastroianni che bellezza straordinaria a parte, interpreta come meglio non si poteva fare, il taciturno e riflessivo Antonio, un uomo tormentato e profondamente infelice che cela nei suoi sguardi il tormento di chi vorrebbe fuggire, soprattutto da se stesso.
Che dire della Cardinale, angelica, persino aliena nel concepire tanta grazie ed avvenenza in un sol corpo, uno dei piu’ belli del Creato.
E’ difficile non anticipare nulla su quanto accade, vuoi perche’ e’ il perno della storia, poi perche’ siamo di fronte ad un classico delle letteratura prima e del cinema italiano poi. Si parla d’impotenza, argomento non facile ancora oggi, drammatico mezzo secolo fa, impensabile nel meridione di ogni tempo. Viene da se’ si tratti di un pretesto quando il racconto verte sull’analisi di una nazione che con la maggiore tranquillita’ economica, iniziava a porsi domande da dove veniva e dove stava andando. Erano il periodo  in cui ci si iniziava ad interrogarsi sulla coppia, la famiglia, il sesso, la sessualita’ e il cinema era il miglior mezzo in circolazione per discuterne, percio’ il sud Italia veniva usato come pretesto e specchio deformante per focalizzare e stilizzare temi delicati e complicati.
In cio’ il film differisce dal libro che ambientato ai tempi del fascismo, declina il sesso al potere ma non ci si limita a questo. Adattamento cinematografico di Pasolini ed e’ un gran lavoro. Sposta l’asse della narrazione esattamente dove serve perche’ il mescolare sesso e politica di Brancati, depotenzia sia l’uno che l’altro, oltre a trovare soluzioni narrative molto piu’ efficaci che nel libro. Viene a mancare la sicilianita’ quello si perche’ da Bolognini, Pasolini, sino a Mastroianni manca l’origine insulare, senza che questo comunque intacchi il senso generale del discorso che come detto, non e’ soltanto meridionale. Comunque anche il finale manifesta una capacita’ di scrittura importante, questo si il Pasolini che ci piace. Vero e proprio trattato antropologico, lascia aperte molte questioni sulle quali e’ interessante discutere ma del resto con un libro straordinario e un film che lo tallona e a tratti lo supera, e’ un piacere ineguagliabile leggere e vedere. Quando il cinema lo facevamo noi.

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