XI Congresso Post Industriale, Bologna 23-04-2016 (seconda parte)

XI Congresso Post Industriale - The RitaI The Rita, altro nome impossibile da non conoscere, portano avanti da tempo un progetto tanto particolare quanto unico, la costante declinazione del power noise al feticismo estremo eppure confinato in gabbie mentali di contenimento, il velo della calza che copre eppure sconvolge i sensi come e piu’ del puro e semplice nudo.
L’ultimo lavoro spinge ancora sulla danza, gambe e piedi che da arti divengono arte, desiderio e infine suono in questa specie di composizione concreta, un documentario che racconta cio’ che non viene mostrato.Nei campionamenti di un vero corso di danza, l’harsh noise diviene sostegno portante di un concept album robusto come e’ robusto il progetto tutto di Sam Mckinlay, una missione che abbraccia ormai lunghi anni di carriera. Inutile dire che la performer aggiunge pathos e sensazione, in apparenza distrae e non v’e’ davvero distrazione migliore, ma in realta’ concorre nell’annullamento sensoriale e cognitivo di chi ascolta, lasciando la purezza del rumore aprirsi un varco tra i pensieri. Potenti e originali.

XI Congresso Post Industriale - SlogunAltra prima occasione d’ascolto, almeno per me, coi Slogun.
La mancanza e’ mia s’intende, questa e’ gente in giro da 20 anni, oltretutto con forti legami con la scena italiana ma la bellezza dei congressi e’ che sono pure utili, oltreche’ spettacolari. Presentati come "New York Mafia Power-Electronics", l’idea e’ comica quanto suggestiva. Cio’ che in effetti viene messo in scena e’ uno specie di psicodramma punk col pubblico protagonista, sputi bicchierate e qualche calcio, niente di che. Personalmente preferisco una sfera piu’ intima al "fuck you" simil ghetto nero ripetuto allo sfinimento ma tutto fa parte del gioco e va bene cosi’. Performance sonora sovrastata da quella artistica, non sono certo loro gli inventori del noise rap, che peraltro non fanno se non nell’accezione di rabbia urlata in un microfono e minimamente cadenzata dove hanno qualcosa da dire, Un buon esperimento.
Alcuni momenti epici, una lunga performance divisa in due parti, la citta’ nel suo cemento ed acciaio stride dagli altoparlanti, potenza in watt ed emozionale ed e’ quanto resta.
Alla fine lo show rimane, un misto di divertimento e straniamento e in fondo e’ cio’ che conta.

XI Congresso Post Industriale - Sutcliffe JugendE infine come da tradizione, i pezzi da 90, i Sutcliffe Jugend, inglesi, capelli bianchi che tradiscono una lunga militanza che si sente sin dall’attacco devastante per le orecchie gia’ allo stremo dopo quattro ore di show ma non e’ sfoggio di potenza valvolare ma puro disagio. E’ un boom sonico che colpisce fisicamente mentre Kevin Tomkins interpreta letteralmente il suono, confermando cio’ che che vado affermando da anni. il noise e’ la forma artistica piu’ vicina all’espressionismo astratto, un misto di tecnica e pathos, l’equilibrio tra lo stato emotivo e il gesto, qui sottolineata dai droni di Paul Taylor e dalla sua chitarra, drammatica e coinvolgente, a tratti terribile. e’ un caos interiore che raggiunge tutti quanti, il momento in cui il power electronics trova definizione e compimento.
Un lungo momento centrale molto intimo, voce e frequenze basse, faticoso dopo un concerto cosi’ lungo, grande recupero nel finale con ritmi da nuova tribalita’. Un consiglio, l’ultimo CD "Masks" e’ fenomenale, fateci un giro.

Tutto bene quindi? Si, o quasi. Nulla da eccepire su band e setlist, sono pero’ mancati i visual e dire che prima e durante ne sono girati di favolosi tra Caligula 031 e Sshe Retina Stimulants del grande Paolo Bandera sempre presente. Forse non tutti gli artisti li hanno voluti, qualcuno rispondera’, non lo so. Pessimo l’impianto luci, senza regia o un minimo di gestione. Poco ha a che fare con lo show in senso stretto ma come dire, anche l’occhio vuole la sua parte. Il giro scorso ando’ meglio, speriamo nel prossimo che comunque gia’ preannuncia grandi cose. Esserci.

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