I ragazzi venuti dal Brasile – Ira Levin (romanzo)

I ragazzi venuti dal Brasile LibroQuando nel 1978 usci’ il film tratto dal romanzo omonimo, fu un piccolo caso cinematografico. Vuoi l’affascinante commistione tra storia, fantascienza e thriller, vuoi la clonazione che a suo tempo era un argomento nuovo e tutto da capire ma soprattutto fu lo scontro tra due giganti del grande schermo come Peck e Olivier a portare il pubblico nelle sale cinematografiche.
Vero e’ che in questi anni ce ne siamo dimenticati, forse perche’ mal allineato alle direttive del pensiero unico, resta pero’ un gran bel film, interpretato come pochi altri e scovare il romanzo per riscoprirlo anche in originale e’ un compito piacevolissimo.
Ricordiamo a grandi linee la storia: Laurence Olivier e’ il cacciatore di nazisti Ezra Lieberman che un giorno viene a scoprire di uno strano progetto organizzato da sopravvissute frange naziste, di assassinare 94 sessantacinquenni. Impossibile capire di che si tratti ma quando nel gioco entra in ballo il nome di Gregory Peck, il famigerato Josef Mengele e si scopre che i figli di questi anziani sono identici come gemelli, qualcosa emerge come uno spaventoso incubo.
Levin fu scrittore da cinema e televisione, non solo ma tanto per capirci, "Rosemary’s baby" e’ roba sua ed in effetti e’ di scrittura asciutta, essenziale, senza invenzioni, concentrata sulla trama, non nella forma. Pragmatismo dovuto ad un fine evidentemente cinematografico appunto nella resa ed il film torna leggendo alla memoria, imprescindibile dalla carta stampata. Onestamente non posso valutare il libro nel suo stile proprio per il forte legame col cinema, certo e’ che l’idea oggi e’ consunta ma a suo tempo fuori dai circoli di fantascienza letteraria, era una novita’. Vero pure che l’argomento della clonazione e’ trattata con un po’ troppa superficialita’, nell’idea giusta che la genetica non determini il futuro di una persona ma e’ l’insieme di esperienze a formarlo.
Semplificato invece il concetto che bastino alcuni momenti chiave per ricostruire una matrice mentale, oltretutto se nel caso specifico, la guerra e la crisi economiche furono motivazioni piu’ forti della perdita del padre. Levin lo sa, forza semmai la mano sulle percentuali di riuscita dove a suo dire basta un soggetto su venti, a mio avviso ventimila non sarebbero sufficienti ma vabbe’.
Malgrado cio’ il libro si legge molto volentieri, col film o senza e comunque che divenga un buon motivo per recuperarlo.

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